Libia, Aiuti a Bengasi per le persone in fuga

Lampedusa: è emergenza sanitaria

Sono migliaia le persone in fuga nell’est della Libia. Ad Ajdabiya, Derna, Tubruk. Cercano rifugio in case, scuole e aule delle università . Così raccontano le persone arrivate lo scorso fine settimana agli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) al confine egiziano con la Libia.
Un’azione urgente per alleviare la pressione dovuta al sovraffollamento sull’isola di Lampedusa. E’ quanto chiede l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) alle autorità italiane. Si sta infatti deteriorando la situazione umanitaria dei circa 5mila migranti – in maggioranza tunisini – presenti sull’isola.
La proporzione in termini di presenze ha ormai toccato la soglia di un migrante per ogni isolano e questa situazione di congestione sta alimentando crescenti tensioni con la popolazione locale e tra gli stessi migranti. I lampedusani vivono gli attuali sviluppi con comprensibile nervosismo. L’UNHCR esorta pertanto le autorità italiane a intensificare il ritmo dei trasferimenti dei migranti da Lampedusa verso altre località sul territorio italiano, in modo da alleggerire la congestione sull’isola e consentire al centro d’accoglienza di funzionare nuovamente in condizioni di normalità .
Il centro di accoglienza di Lampedusa ha una capienza di 850 posti, ma al momento ospita circa 2mila persone. Altri 3mila migranti sono quindi costretti a dormire all’addiaccio, sia negli spazi adiacenti al centro di accoglienza che direttamente sul molo. Nonostante l’ammirevole impegno profuso dagli operatori umanitari locali, in molti non riescono neanche a trovare un riparo dalla pioggia e dal freddo. Le condizioni igieniche sono sempre più critiche.
Sono le difficoltà economiche a indurre la maggior parte dei migranti che arriva a Lampedusa a lasciare la Tunisia. Cercano opportunità di lavoro. Solo un’esigua minoranza di loro ha manifestato l’intenzione di chiedere protezione internazionale.
In considerazione del rapido susseguirsi degli eventi in Nordafrica, l’UNHCR rivolge un appello all’Unione Europea affinché sostenga l’Italia nel far fronte a questa nuova sfida. E’ infatti fondamentale che la situazione a Lampedusa non condizioni negativamente la capacità del paese di far fronte a possibili flussi provenienti dalla Libia, formati quindi da persone bisognose di protezione internazionale. L’Alto Commissariato E’ fiducioso che ogni meccanismo messo in atto per controllare le migrazioni irregolari garantirà l’accesso al territorio alle persone bisognose di protezione internazionale.
Dalla metà di gennaio oltre 15mila migranti tunisini sono sbarcati sull’isola di Lampedusa. Finora circa due terzi di loro sono stati trasferiti in altre località sul territorio italiano.
Ad Ajdabiya, Derna, Tubruk. Cercano rifugio in case, scuole e aule delle università . Così raccontano le persone arrivate lo scorso fine settimana agli operatori dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) al confine egiziano con la Libia.
In questo contesto, prestare assistenza umanitaria è una vera e propria sfida. Nell’est del paese i farmaci e i beni di prima necessità scarseggiano e i prezzi sono aumentati vertiginosamente.
Temevano rappresaglie da parte dei sostenitori del governo – raccontano ancora i libici allo staff UNHCR alla frontiera egiziana. La gente ha paura di uscire di casa dopo le quattro del pomeriggio. Alcuni, rientrando nelle città , hanno trovato la propria abitazione completamente distrutta. Come un uomo, tornato ad Ajdabiya lo scorso fine settimana, che ha trovato la propria casa rasa al suolo da quattro bombe e ha dovuto ancora una volta cercare rifugio in Egitto. Le reti di telefonia mobile sono inattive da giovedì scorso. Questo non fa che accrescere i timori e l’incertezza.
In risposta all’esodo, domani l’UNHCR invierà aiuti a Bengasi, tramite un convoglio del Programma Alimentare Mondiale (PAM). Le persone accampate nelle scuole, nelle università e presso famiglie riceveranno così 5mila coperte e 5mila materassi.
Fino a ieri, il personale UNHCR descriveva come relativamente tranquilla la situazione alla frontiera: 400 le auto arrivate durante l’intera giornata. Circa 3mila persone – tra cui 1.560 di nazionalità libica e 1.344 egiziana – hanno invece attraversato il confine nella giornata di domenica, secondo quanto comunicato all’Agenzia dalle autorità egiziane.
Notevoli i progressi sul lato dei rimpatri dei cittadini di paesi terzi: nella serata di ieri solo circa 1.700 persone si trovavano ancora alla frontiera egiziana. Tra loro 270 rifugiati e richiedenti asilo e 1.300 ciadiani in attesa di essere trasferiti.
Le tende collettive allestite dall’esercito egiziano possono ospitare fino a seicento libici arrivati senza adeguata documentazione. Mentre l’UNHCR ha offerto di stabilire nell’area di frontiera diversi depositi da campo, che possono dare alloggio alle persone in attesa di trasferimento o di altre soluzioni.
Nel pomeriggio di ieri un aereo cargo noleggiato dall’UNHCR è atterrato ad Alessandria con sei depositi da campo, un veicolo e aiuti provenienti dalla base logistica dell’Agenzia a Dubai, tra cui teli di plastica, taniche per l’acqua, set di utensili da cucina e materassi.
Alla frontiera tunisina invece si continuano ad avvertire colpi di arma da fuoco in lontananza, provenienti dalle aree più interne della Libia. E’ inoltre di ieri la protesta inscenata nell’area di frontiera dai sostenitori del governo libico, tra i quali gli operatori UNHCR hanno riscontrato una presenza di militari maggiore che in precedenza. Intimidazioni e molestie ai posti di blocco tra Tripoli e la frontiera di Ras Adjir, riferiscono allo staff dell’Agenzia diversi nuovi arrivati. Come un gruppo di sudanesi ai quali sono stati confiscati tutto il denaro e tutti i loro averi. Altri invece raccontano di essere riusciti a lasciare la Libia con pochi o nessun problema.
Proseguono poi le operazioni di rimpatrio dal campo di Shousha, nei pressi del confine, dove ora si trovano 4.700 persone. Secondo le autorità tunisine, nella giornata di domenica 1.832 persone provenienti dalla Libia hanno attraversato il confine.
Con il programma di evacuazione d’emergenza, invece, dall’inizio di marzo ben 58.200 persone hanno potuto far ritorno a casa sui 264 voli organizzati da UNHCR e Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) da Tunisia, Egitto e Algeria.
Fino al 20 marzo sono 323.594 le persone fuggite dalla violenza in Libia. Di queste, in 167.473 hanno attraversato il confine con la Tunisia (tra cui 19.158 tunisini e 19.713 libici); 140.876 si sono riversate in Egitto (75.795 gli egiziani e 20.553 i libici); 6.077 in Niger (4.915 originari dello stesso Niger) e 9.168 in Algeria (dove sono arrivate via terra, via mare e in aereo).

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LAMPEDUSA: UNHCR, NECESSARIA AZIONE AUTORITA’ PER DECONGESTIONARE L’ISOLA

Un’azione urgente per alleviare la pressione dovuta al sovraffollamento sull’isola di Lampedusa. E’quanto chiede l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) alle autorità italiane. Si sta infatti deteriorando la situazione umanitaria dei circa 5mila migranti – in maggioranza tunisini – presenti sull’isola.
La proporzione in termini di presenze ha ormai toccato la soglia di un migrante per ogni isolano e questa situazione di congestione sta alimentando crescenti tensioni con la popolazione locale e tra gli stessi migranti. I lampedusani vivono gli attuali sviluppi con comprensibile nervosismo. L’UNHCR esorta pertanto le autorità italiane a intensificare il ritmo dei trasferimenti dei migranti da Lampedusa verso altre località sul territorio italiano, in modo da alleggerire la congestione sull’isola e consentire al centro di accoglienza di funzionare nuovamente in condizioni di normalità .
Il centro di accoglienza di Lampedusa ha una capienza di 850 posti, ma al momento ospita circa 2mila persone. Altri 3mila migranti sono quindi costretti a dormire all’addiaccio, sia negli spazi adiacenti al centro di accoglienza che direttamente sul molo. Nonostante l’ammirevole impegno profuso dagli operatori umanitari locali, in molti non riescono neanche a trovare un riparo dalla pioggia e dal freddo. Le condizioni igieniche sono sempre più critiche.
Sono le difficoltà economiche a indurre la maggior parte dei migranti che arriva a Lampedusa a lasciare la Tunisia. Cercano opportunità di lavoro. Solo una esigua minoranza di loro ha manifestato l’intenzione di chiedere protezione internazionale.
In considerazione del rapido susseguirsi degli eventi in Nord Africa, l’UNHCR rivolge un appello all’Unione Europea affinché sostenga l’Italia nel far fronte a questa nuova sfida. E’ infatti fondamentale che la situazione a Lampedusa non condizioni negativamente la capacità del paese di far fronte a possibili flussi provenienti dalla Libia, formati quindi da persone bisognose di protezione internazionale. L’Alto Commissariato è fiducioso che ogni meccanismo messo in atto per controllare le migrazioni irregolari garantirà l’accesso al territorio alle persone bisognose di protezione internazionale.
Dalla metà di gennaio oltre 15mila migranti tunisini sono sbarcati sull’isola di Lampedusa. Finora circa due terzi di loro sono stati trasferiti in altre località sul territorio italiano.
Un’azione urgente per alleviare la pressione dovuta al sovraffollamento sull’isola di Lampedusa. E’ quanto chiede l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) alle autorità italiane. Si sta infatti deteriorando la situazione umanitaria dei circa 5mila migranti – in maggioranza tunisini – presenti sull’isola.
La proporzione in termini di presenze ha ormai toccato la soglia di un migrante per ogni isolano e questa situazione di congestione sta alimentando crescenti tensioni con la popolazione locale e tra gli stessi migranti. I lampedusani vivono gli attuali sviluppi con comprensibile nervosismo. L’ UNHCR esorta pertanto le autorità italiane a intensificare il ritmo dei trasferimenti dei migranti da Lampedusa verso altre località sul territorio italiano, in modo da alleggerire la congestione sull’isola e consentire al centro di accoglienza di funzionare nuovamente in condizioni di normalità .
Il centro di accoglienza di Lampedusa ha una capienza di 850 posti, ma al momento ospita circa 2mila persone. Altri 3mila migranti sono quindi costretti a dormire all’addiaccio, sia negli spazi adiacenti al centro di accoglienza che direttamente sul molo. Nonostante l’ammirevole impegno profuso dagli operatori umanitari locali, in molti non riescono neanche a trovare un riparo dalla pioggia e dal freddo. Le condizioni igieniche sono sempre più critiche.
Sono le difficoltà economiche a indurre la maggior parte dei migranti che arriva a Lampedusa a lasciare la Tunisia. Cercano opportunità di lavoro. Solo un’esigua minoranza di loro ha manifestato l’intenzione di chiedere protezione internazionale.
In considerazione del rapido susseguirsi degli eventi in Nord Africa, l’UNHCR rivolge un appello all’Unione Europea affinché sostenga l’Italia nel far fronte a questa nuova sfida. E’ infatti fondamentale che la situazione a Lampedusa non condizioni negativamente la capacità del paese di far fronte a possibili flussi provenienti dalla Libia, formati quindi da persone bisognose di protezione internazionale. L’ Alto Commissariato è fiducioso che ogni meccanismo messo in atto per controllare le migrazioni irregolari garantirà l’accesso al territorio alle persone bisognose di protezione internazionale. Dalla metà di gennaio oltre 15mila migranti tunisini sono sbarcati sull’isola di Lampedusa. Finora circa due terzi di loro sono stati trasferiti in altre località sul territorio italiano.

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