Ciao Danilo

di Marina Pellitteri

Dicembre 1997: muore Danilo Dolci. A dieci anni dalla sua morte vogliamo rendergli omaggio. Sociologo e scrittore, trascorse tutta la vita con la determinazione di operare immediatamente per la rigenerazione della società. Importanti sono stati gli esperimenti compiuti da Dolci per l’elevazione culturale degli abitanti di Partinico e Trappeto, volti a suscitare in essi una piena consapevolezza dei problemi da cui ha origine la condizione di sottosviluppo e a favorire quindi la creazione di un tessuto di organismi locali espressi dal basso, capaci di proporre soluzioni e di intervenire per la loro attuazione sulle autorità. In questa intensa, appassionata attività, fra missionaria e sociologica, hanno le loro radici gli scritti di Danilo Dolci, quasi sempre di carattere corale, come la sua poesia, testimonianza del dolore dei derelitti.

Il messaggio fondamentale di Danilo è la “non violenza”, filo conduttore di tutta la sua testimonianza: nei primi cinquant’anni ha condotto con i digiuni “lo sciopero alla rovescia”, che ha comportato l’avvio al lavoro per la riparazione di una ” trazzera”; il processo subito per questo reato che Calamandrei chiamò ” processa all’articolo quattro della Costituzione”. Le pacifiche lotte per la la costruzione della diga  Jato di San Giuseppe Jato, i dialoghi con i contadini ed il processo di maturazione, fino alla diffusione di un modello “maieutico”negli istituti educativi, negli ultimi anni sono tutte manifestazioni di una scelta non violenta. La nazione è presente costantemente nel suo pensiero come la distinzione fra potere e dominio: potere è facoltà di essere, di fare, di scegliere, di collaborare, dominio è sopraffazione negazione del valore dell’altro che viene strumentalizzato ai fini di affermazione narcisistica di sé.
“La scuola, affermava Danilo, è un’istituzione che ancora si regge sul metodo della trasmissione del sapere, sulla concezione che gli alunni sono soggetti passivi, vasi da riempire, concezione che non rispetta la profonda natura di ogni soggetto, vero protagonista della costruzione della propria personalità. Solo il metodo “maieutico” libera le ricchezze che ognuno possiede”.
Danilo aveva il dono di saper ascoltare, di suscitare in ognuno dei sentimenti di autostima: egli sapeva che questo sentimento stimolava relazioni interpersonali positive e ricche. Danilo educatore, poeta, sociologo, ma nessuna di queste qualità contiene quella che lo ha reso indimenticabile: è stato un grande testimone d’amore ed è morto in assoluta povertà.

Vi lascio una vita scoperta intensamente giorno per giorno.
Se mi ammazzano o mi si rompe il cuore miei cari non vi lascio né case, né terreni né denari.
Pur amici della terra che vi ha cresciuti, non sarete paesani di nessuno, cittadini del mondo, figli del Nord e del sud, a disagio ogni volta vi chiuderete in nidi.
Vi sono grato di non esservi vergognati di me quando mi erano contro quasi tutti, e di non esservi infatuati quando sono capitati applausi. Vi sono grato della gioia che ho avuto anche da voi.
Vi lascio una vita scoperta intensamente giorno per giorno; ho cercato con voi di guardare oltre la vita, vivendola, di vedere oltre giorni, oltre gli anni, di imparare a collaborare, premendo con la gente per cambiare questa terra, ma non contrapponendo l’azione non violenta alla violenta. Se rivoluzionarie, praticando l’impegno non violento per il nuovo come figlio, sviluppo più perfetto dell’impegno violento.
Forse talvolta avrete nostalgia delle nostre riunioni, del tentare di risolvere insieme. Talvolta vi ho lasciato troppo soli altre volte vi sono stato troppo appresso; penso mi scuserete se talora vi sono stato noioso: la vita è difficile, perché temevo per voi.

Danilo Dolci

 

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