La Didone al Teatro Gobetti

Al debutto torinese dell’opera di Francesco Cavalli, capolavoro del barocco italiano, la Fondazione del Teatro Stabile di Torino presenta al Teatro Gobetti, la lettura scenica de La Didone di Francesco Busenello.
Marco Toloni, Paola De Crescenzo, Francesco Rossini, Alice Bachi, Valentina Bartolo, Enzo Curcurù, Fausto Cabra, Paola D’Arienzo, Franca Penone, Nanni Tormen affrontano il libretto de La Didone tra rigore filologico e invenzione teatrale, nella versione integrale realizzata a complemento dell’allestimento operistico prodotto dal Teatro La Fenice di Venezia e dall’Unione Musicale di Torino in collaborazione con la Facoltà Design e Arti dello IUAV di Venezia

In uno spazio scenico lineare segnato solo da suggestivi ed evanescenti cambi luce, la lettura di Didone è sostenuta da un “ostinato” di percussioni eseguita da Danilo Grassi e Lisa Bartolini e composta dallo stesso Danilo Grassi: la dialettica musicale, quindi, si muta in una pulsione ritmica costante, che contrappunta, accompagna, sottolinea il dettato verbale.
Autore del testo è Gian Francesco Busenello, già librettista della Poppea di Claudio Monteverdi e del bellissimo La prosperità infelice di Giulio Cesare dittatore, di cui la partitura è andata perduta. Artista visionario, eccelso e intrigante uomo di teatro, dotato di penna incantevole. Avvocato, erede di una ricca famiglia veneziana, «scrittore più per entusiasmo che per professione», Busenello è considerato il primo vero librettista della storia dell’Opera: membro dell’Accademia degli Incogniti, che raccoglieva – nella Venezia settecentesca – gli spiriti forti e libertini, sviluppa nei suoi testi una visione del mondo sorprendentemente moderna e personale, a volte edonista e pessimista. Una visione che si lega alla mutevole ambivalenza barocca e che si svela protesa a sperimentare nuovi principi formali per meglio servire la “poesia per musica”.
Busenello scrive per Francesco Cavalli La Didone, rappresentata per la prima volta al Teatro San Cassiano di Venezia nel 1641, poco prima di dedicarsi al lavoro con Monteverdi, e il libretto svela tutte le sue potenzialità di testo di grande incisività “teatrale”. Ritmo e versi di rara bellezza, ma anche battute piccanti e romantiche dichiarazioni, intrecci realistici e stilizzati che sviluppano i temi più svariati – amore, corruzione, destino, ragion di Stato, umana fragilità – e presentano dei personaggi straordinariamente vivi.
Nel libretto, eccezionale per il solido impianto drammatico, ricorrono le situazioni convenzionali dell’opera seicentesca, come il lamento e la follia, e s’intrecciano tematiche eterne e universali come il rapporto col potere, il conflitto fra corpo e ragione, fra destino e libero arbitrio, la disperazione d’amore.
Con grande inventiva, questo poeta sconosciuto ai più, sa dosare l’umorismo nella tragedia, passare dal lirismo sublime al grottesco più popolare, all’ironia che distanzia e sorprende.
Fabio Biondi, direttore e fondatore di Europa Galante, ha curato, oltre alla edizione critica della partitura di Cavalli, anche la revisione di libretto: la puntuale ricerca filologica e il confronto fra partiture e libretti hanno portato così alla ricostruzione della versione più vicina all’originale, che viene resa accessibile al pubblico per la prima volta in epoca moderna.
La Didone in lettura è stata presentata in anteprima ai festival di Parma e di Spoleto e ha poi debuttato con grande successo al Teatro La Fenice di Venezia il 12 settembre scorso, precedendo di un giorno la prima assoluta, al Teatro Malibran, dell’omonima opera lirica.

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