Tedeschi mette in scena la Rigenerazione di Svevo

La Rigenerazione di Italo Svevo con l’interpretazione di un grande maestro della scena italiana, Gianrico Tedeschi. Il regista Antonio Calenda ha ambientato la commedia in uno spazio che con essenzialità rimanda a un interno borghese, pronto costantemente a destrutturarsi nella evanescente materia del sogno e si è affidato per il suggestivo allestimento a Pier Paolo Bisleri per la scenografia, a Stefano Nicolao per la creazione dei costumi, alla collaborazione di Germano Mazzocchetti per le musiche e di Nino Napoletano per il disegno luci.Gianrico Tedeschi – che si impegna nel ruolo di Giovanni Chierici – è affiancato in scena da Valeria Ciangottini (Anna Chierici, moglie di Giovanni), Sveva Tedeschi (Emma Ricca, loro figlia), Carlo Ferreri (Guido Calacci, nipote di Giovanni), Fulvio Falzarano (Enrico Biggioni), Francesco Benedetto (Dottor Raulli), Gianfranco Candia (Signor Boncini), Zita Fusco (Rita, la cameriera), Ivan Lucarelli (Fortunato, chauffeur).

L’opera di scena al Carignano di Torino è l’ultimo e certamente il più riuscito dei lavori drammaturgici di Svevo: ricco – come gli altri testi – di implicazioni psicologiche e culturali, si incentra sull’intenzione del protagonista, l’ultrasettantenne Giovanni, di sottoporsi ad un’operazione che gli consenta di ringiovanire. Un ringiovanire che non è banalmente sinonimo di rifiuto della vecchiaia, ma attraverso il quale Giovanni vorrebbe recuperare la libertà dal rigore soffocante del suo matrimonio, dal conformismo della sua vita borghese: una situazione nuova di ampi orizzonti e mai vissuta prima. Una volta recuperata l’energia vitale però, Giovanni non può non tener conto della propria consapevolezza, della moralità e della responsabilità e decide di restare al suo posto di pater familiae. Un personaggio che – rispetto agli altri sveviani – rappresenta un’innovazione, possiede una pars construens importante e conserva, anzi, amplia la capacità di guardarsi dentro, con limpidezza e senza ipocrisie.
Se dal punto di vista dei contenuti la commedia s’incentra sul canone della vecchiaia – un classico della storia del teatro – e innesca una dialettica brillante, fresca e ricca d’induzioni sul tema dell’anzianità e della giovinezza, Svevo – sul piano anche formale – arricchisce il testo di una costante dinamica che sposta l’azione fra la realtà e il sogno: una dimensione onirica che svela i desideri e le inquietudini del protagonista, rimanda chiaramente alla psicologia tanto amata dall’autore e correda la figura del protagonista – già viva di un’intensa comicità – di una più complessa forza simbolica.
«Italo Svevo – osserva Antonio Calenda – è un autore che entusiasma e sorprende costantemente, che parte sottovoce per aprire improvvisi squarci sull’orizzonte dei grandi contemporanei europei e adombrare, attraverso una rara capacità anticipatrice, addirittura istanze beckettiane».
«L’operazione – scrive Franco Quadri su La Repubblica del 3 marzo 2008 – a cui si sottopone il vecchio Giovanni Chierici è da leggere come un fatto mentale che evolve freudianamente attraverso un succedersi di sogni, nei quali il protagonista, nello spettacolo diretto da Antonio Calenda sull’adattamento di Nicola Fano, è interpretato da un Gianrico Tedeschi straordinariamente a suo agio nella comicità dell’impostazione, grazie al sarcasmo beffardo con cui sa rendere evidente il proprio stato di crisi e la necessità di dare un senso alla sua vita arrivando a seppellirne i cliché e a demolire con un’analisi elementare la falsità delle maschere familiari imposte dall’abitudine».

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