Sud Sudan: 15mila persone della tribù Lou affluite in Etiopia

Migliaia di persone appartenenti alla tribù Lou Nuer che vivono nel Sud Sudan stanno cercando rifugio nell’ovest dell’Etiopia. Si tratta per la maggior parte di donne, bambini e anziani in fuga dalla contea di Akobo, nello stato di Jonglei, a seguito di recenti scontri. Dalla metà di febbraio sono circa 15.000 – secondo le stime – le persone affluite in Etiopia. Come principali ragioni alla base della loro fuga, citano scontri con la tribù rivale Murle e il timore di rappresaglie. Molti affermano di essere rimasti sfollati nello stato di Jonglei prima di riuscire a raggiungere l’Etiopia. Nello stato di Jonglei, per diversi anni le tribù Murle e Lou Nuer sono state autrici di aggressioni e contro-aggressioni mortali ai danni di bestiame, di azioni contro i terreni da pascolo e i punti di raccolta dell’acqua. Nei mesi di dicembre e gennaio gli scontri tra le due popolazioni hanno colpito circa 120.000 persone nella regione di Jonglei. Nuovi combattimenti sono stati registrati lo scorso fine settimana ad Akobo e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) è preoccupato per la possibilità di ulteriori esodi forzati. In Etiopia i nuovi arrivati si stabiliscono ai margini della città di confine di Matar, nella regione di Gambella, circa 500 chilometri a ovest di Addis Abeba. La maggior parte di loro – in base a quanto riferito da un team di operatori UNHCR e agenzie partner che ha visitato due volte l’area insieme alle autorità etiopiche – vive in malridotte baracche. Le comunità locali di Matar condividono le loro già scarse risorse – tra cui cibo e acqua – con i nuovi arrivati. L’afflusso ha posto una pressione sulla disponibilità di acqua e sui sistemi igienico-sanitari che va oltre le loro capacità. Il Programma Alimentare Mondiale (PAM) sta quindi estendendo la distribuzione di cibo anche a quest’area a beneficio di entrambe le comunità. L’UNHCR sta collaborando con le autorità etiopiche nell’allestimento di un centro d’accoglienza vicino Matar, dove i nuovi arrivati vengono esaminati dall’Agenzia etiopica per i rifugiati (ARRA) prima di essere trasferiti nel campo di Fugnido, a circa 110 chilometri da Gambella. Finora l’UNHCR ha dislocato 1.300 nuovi arrivi nel campo, dove vengono registrati come richiedenti asilo e ottengono tessere per ricevere assistenza alimentare. L’Agenzia ha inoltre dispiegato staff aggiuntivo per sostenere le operazioni di registrazione da parte del Governo a Fugnido. La registrazione è necessaria per organizzare meglio le attività di protezione e assistenza a beneficio della popolazione bisognosa, attività che comprendono anche assistenza mirata alle persone identificate come vulnerabili. La scorsa settimana l’UNHCR ha avviato la distribuzione alle famiglie arrivate a Fugnido di un kit iniziale di aiuti – che comprende tende, teli di plastica, coperte, utensili per cucinare e taniche – prelevati dal deposito dell’Agenzia a Gambella. Il cibo viene fornito loro dall’ARRA. Sono stati poi preposizionati ulteriori aiuti – come tende per famiglie – per quei richiedenti asilo che saranno trasferiti nel sito dall’area di frontiera. Il campo per rifugiati di Fugnido è stato aperto nel 1993 e al culmine della sua attività ha accolto anche 40.000 persone. Prima del nuovo afflusso ospitava circa 23.000 persone, provenienti principalmente dal Sudan. Questi rifugiati di lunga data adesso ospitano e estendono il loro aiuto ai nuovi arrivati dal Sud Sudan.

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