Bolzano, “Operazione Garuffa”. Scoperto giro di fatture false per oltre un miliardo di euro

Un giro di fatture false per oltre un miliardo di euro è stato scoperto dalla Guardia di Finanza di Bolzano che, dopo un’indagine durata quasi due anni, ha tirato le fila di un’imponente frode carosello nel settore della vendita di prodotti per la telefonia, informatici ed elettronici in genere. L’indagine è partita da una attivazione pervenuta dal II Reparto del Comando Generale della Guardia di Finanza che, sulla scorta di autonome attività di intelligence e grazie ai rapporti intrattenuti con gli organi di cooperazione internazionale, segnalava, per gli sviluppi operativi, una serie di aziende italiane in contatto con alcuni operatori della Repubblica di San Marino, presumibilmente implicati in frodi fiscali finalizzate all’indebito risparmio I.V.A.. Tra i soggetti segnalati vi era anche una società altoatesina nei confronti della quale, nel maggio 2010, veniva avviata una verifica fiscale, volta ad accertare la regolarità dei rapporti intrattenuti con gli operatori della Repubblica del Titano. Nel corso del controllo i finanzieri hanno riscontrato una situazione ben più anomala rispetto a quella emersa dalla segnalazione. L’azienda verificata, infatti, risultava intrattenere rapporti di acquisto e vendita di prodotti con la Repubblica di San Marino molto più consistenti di quelli già individuati e, comunque, apparentemente non giustificati da ragioni commerciali, visto che i prezzi delle transazioni non apparivano commisurati con il valore dei beni oggetto di acquisto e cessione. Sono scattati quindi accertamenti più penetranti, sviluppati attraverso le banche dati dell’anagrafe tributaria e richieste di mutua assistenza amministrativa con l’estero, con i quali è stato possibile ricostruire la mappa di una galassia di operatori italiani sparsi nell’intero territorio nazionale che, pur risultando operare ingenti acquisti e vendite verso operatori della Repubblica di San Marino, non presentavano alcuna dichiarazione fiscale. Insomma, si trattava di classiche imprese “fantasma” che vengono utilizzate nelle c.d. “frodi carosello” per immettere nel mercato partite di prodotti a prezzi vantaggiosi perché, all’origine, non hanno scontato l’I.V.A.. Sulla base degli elementi raccolti in sede ispettiva, veniva interessata la Procura della Repubblica di Bolzano che, condividendo le ipotesi investigative, avviava apposito procedimento penale per i reati di associazione a delinquere finalizzata alla frode fiscale ed autorizzava l’esecuzione di una serie di intercettazioni telefoniche nei confronti di alcuni dei soggetti implicati. In questa prima fase delle attività – sviluppatasi tra il maggio 2010 e il marzo 2011 – venivano raccolti ampi elementi probatori relativi alla sussistenza ed operatività di una ramificata organizzazione criminale di portata internazionale dedita alla commissione di ingenti frodi fiscali nella commercializzazione di prodotti elettronici, attraverso l’utilizzo di numerose società cartiere/filtro/operative ubicate in Italia e all’estero. Per l’ampiezza della frode e la sua spiccata ramificazione in ambito internazionale, veniva intensificato il raccordo informativo con il Comando Generale del Corpo, che si è sostanziato nella tempestiva attivazione dei canali di mutua assistenza amministrativa e nell’organizzazione a quella sede di riunioni con i Reparti del Corpo potenzialmente interessati dalla vicenda. Anche a seguito delle positive sinergie con il Comando Generale, le indagini subivano una decisa evoluzione, che portava all’esecuzione, a partire dall’aprile 2011, di perquisizioni e sequestri delegati dall’Autorità Giudiziaria nei confronti dei soggetti a vario titolo coinvolti nella frode e di attività di cooperazione giudiziaria con l’Austria, la Svizzera e San Marino, nella prospettiva di acquisire documentazione utile a sostenere l’ipotesi investigativa e ad individuare i beneficiari effettivi dello schema fraudolento. Le successive analisi della documentazione acquisita conducevano, nell’ottobre 2011, all’emissione di 5 ordinanze di custodia cautelare in carcere da parte del GIP del Tribunale di Bolzano nei confronti degli organizzatori della frode, due dei quali cittadini italiani e 3 cittadini sammarinesi. Parallelamente, sono scattati i sequestri preventivi di beni e valori riconducibili agli indagati, finalizzati alla successiva confisca per equivalente. In totale, i beni e valori messi per ora al sicuro grazie alle indagini e pronti per ristorare le casse dello Stato sono pari a circa 3 milioni di euro, tra macchine di lusso, immobili, conti correnti, prodotti informatici di ultima generazione. Nel complesso, l’operazione – cui è stato attribuito il nome “GARUFFA” per assimilare all’omonimo gioco di sponde del biliardo i passaggi di merci tra le società italiane ed estere individuate – ha permesso di stroncare una ramificata e complessa frode carosello, attuata attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti per oltre un miliardo di euro, con conseguente evasione IVA pari a 200 milioni di euro. Nel meccanismo illecito individuato sono risultati implicati 61 soggetti – tra prestanome e organizzatori della frode, tutti denunciati all’Autorità Giudiziaria – e 72 società, tra “cartiere” e “sponde” ed “alimentatrici” del canale fraudolento, delle quali 18 estere, con sede in Austria, Svizzera, San Marino ed altri Stati europei. Significativi anche i numeri dell’impegno investigativo: nel corso delle indagini sono stati eseguiti 98 decreti di perquisizione e sequestro, 27 indagini finanziarie, 7 rogatorie internazionali (di cui 4 con l’Austria, 2 con San Marino e 1 con la Svizzera), 17 richieste di mutua assistenza amministrativa. Sono in corso le conseguenti contestazioni amministrative, sviluppate direttamente dal Nucleo di polizia tributaria di Bolzano e da altri Reparti del Corpo competenti in relazione alla sede delle società individuate. Allo stato, sono state già eseguite 18 verifiche fiscali, che hanno permesso di contestare basi imponibili non dichiarate per circa 600 milioni di euro ed IVA evasa per 105 milioni di euro.

Leggi anche 

About Marina Pellitteri

Direttore responsabile