Napolitano: “Considero un imperativo comune giungere alla verità sulla strage di via d’Amelio”

 

In occasione dell’inaugurazione dei corsi di formazione per i magistrati ordinari in tirocinio, tenutasi presso la scuola Superiore della magistratura a Scandicci

( Firenze)  Il presidente della Repubblica  così si esprime : “E’ l’occasione migliore per qualche suggestione e chiarimento, che dedico innanzitutto a loro, sulle tematiche della politica della giustizia, in rapporto ai suoi più recenti sviluppi e in rapporto a vicende oggetto di dibattito pubblico negli ultimi tempi”.

Signor Presidente della Corte Costituzionale, Signor Ministro, Signor Vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Signor Primo Presidente della Corte di Cassazione, Signori Consiglieri del CSM, Signor Presidente e Signori componenti del Comitato Direttivo della Scuola Superiore della Magistratura, Cari magistrati in tirocinio, è con forte senso di partecipazione istituzionale e personale che intervengo a questa cerimonia. Inizia finalmente la sua attività la Scuola Superiore della Magistratura, a conclusione di un cammino, come ha ricordato il Presidente Onida, iniziatosi nel 2005 : e considero il raggiungimento di questo traguardo – per effetto di un impegno che ha attraversato due legislature parlamentari e molteplici, alterne vicende politiche – parte importante del bilancio degli anni che sono stati anche quelli del mio mandato come Presidente della Repubblica e del CSM. Non ritorno su quel che ebbi modo di dire ai membri del Comitato Direttivo della Scuola all’atto del loro insediamento nel novembre 2011. Rinnovo a voi che state per assumere le conseguenti responsabilità operative – a voi e ai vostri collaboratori – il più cordiale saluto ed augurio. E sottolineo in particolare il valore della decisione di allocare la Scuola in un’unica sede non solo per severe ragioni di bilancio ma al fine di evitare rischi di difformità nell’offerta didattica meglio garantendone l’impronta unitaria. Ma di tutto quel che attiene alla Scuola, alla sua fisionomia e alla sua collocazione istituzionale, ha detto il Presidente Onida come meglio non si poteva, con sapienza e passione, e in stretto rapporto con una visione corretta e ampia della giustizia – come funzione di garanzia e come servizio alla collettività – e del “mestiere” di magistrato. Nel solco dell’esperienza compiuta in questo campo dal Consiglio Superiore della Magistratura, la Scuola saprà – ne sono certo – assicurare una crescita, tra i nostri magistrati, del livello di professionalità, arricchendone anche l’apertura europea, e insieme della complessiva consapevolezza della missione che ad essi assegna la Costituzione repubblicana. Il nostro incontro qui oggi, in questo storico palazzo scelto come degna sede della Scuola, rappresenta per me anche un’occasione significativa d’incontro con i nuovi magistrati in tirocinio. Ed è l’occasione migliore per qualche suggestione e chiarimento, che dedico innanzitutto a loro, sulle tematiche della politica della giustizia, in rapporto ai suoi più recenti sviluppi e in rapporto a vicende oggetto di dibattito pubblico negli ultimi tempi. Per una più ampia riflessione al riguardo, sono lieto di potervi offrire come sussidio – spero utile – la nuova e conclusiva raccolta, ancora fresca di stampa, dei miei interventi sulla giustizia, quali si sono succeduti nel corso del settennato. Chi avrà la pazienza di scorrerli potrà cogliere numerose costanti, avendo io rinnovato a più riprese, approfondendole o aggiornandole, talune indicazioni di temi e di contenuto che mi sono apparse sin dall’inizio essenziali. Non starò certo ora a richiamarle tutte, ma desidero sottolinearne almeno qualcuna. Il filo rosso che emerge è, potrei dire, quello del collegare la riaffermazione e tutela del fondamentale valore dell’autonomia e indipendenza della magistratura, da un lato a imperiose necessità di riforma e rinnovata efficienza del sistema giustizia, e dall’altro alla qualità e al rigore dell’impegno del magistrato nello svolgimento delle sue alte e complesse funzioni. Naturalmente, sia la riforma della giustizia sia l’attività e i comportamenti dei magistrati si collocano in un delicato contesto di rapporti tra politica e giustizia. E’, quest’ultimo, il nodo che ho più ampiamente affrontato nel mio discorso del febbraio 2008 al CSM, nel momento in cui già si registrava e profilava l’inasprirsi del contrasto tra mondo della politica e magistratura, e anche l’acuirsi di un paralizzante conflitto tra maggioranza e opposizione in Parlamento sui temi della giustizia e della sua riforma. Mi permetterete di ricordare due passaggi di quel mio discorso : il primo diceva – cito – “La politica e la giustizia, i protagonisti e ancor più le istituzioni rappresentative, dell’una e dell’altra, non possono percepirsi ed esprimersi come mondi ostili, guidati dal sospetto reciproco, anziché uniti in una comune responsabilità istituzionale”. E più avanti, riferendomi alla “diffusione di pratiche di corruzione e di altre violazioni della legge penale” – non occorre che dica quanto quel riferimento sia attuale e scottante – affermavo : “La rigorosa osservanza delle leggi, il più severo controllo di legalità, rappresentano un imperativo assoluto per la salute della Repubblica, e dobbiamo avere il massimo rispetto per la magistratura che è investita di questo compito essenziale”. Un compito che il magistrato è chiamato ad assolvere – come ho molte volte ribadito – con quell’assoluta imparzialità e quel senso della misura, che sono il miglior presidio della sua autorità e della sua indipendenza. Ecco, questi sono stati per me dei punti fermi, che non hanno conosciuto l’usura del tempo, per quanto molte cose siano mutate dal 2006 a oggi. Rimane cruciale l’impegno, anche di questa Scuola, a trasmettere un valido codice deontologico. Essenziale rimane, più in generale, ogni sforzo volto a superare la spirale di contrapposizioni e ritorsioni che hanno negli anni arrecato danni assai gravi alla credibilità della politica e al prestigio della magistratura. Si stanno, nel più recente periodo, avendo i segni di un almeno tendenziale superamento di quella spirale : essi si sono manifestati nel clima più costruttivo nel quale l’attuale governo ha potuto operare, in sede parlamentare, su più versanti – compreso quello sempre drammatico e angoscioso delle carceri – e con più interventi sul fronte della giustizia. Mi auguro vivamente che questa evoluzione non sia smentita nei prossimi giorni e settimane. Così come recenti segni positivi debbono considerarsi riflessioni e discussioni più schiette in seno alla magistratura. Traggo da tutto ciò l’aspettativa che prove difficili come quelle che abbiamo davanti vengano risolte in uno spirito di leale collaborazione istituzionale : a Taranto, ad esempio, dove dev’essere possibile contemperare i diversi valori in giuoco attraverso la comprensione e l’intesa tra magistratura e istituzioni rappresentative, nazionali e locali. Scorrendo le pagine di questa pubblicazione, potrete trovare – credo onestamente di poter dire – trasparenza e coerenza. E a trasparenza e coerenza è stata ispirata anche la decisione che a fine luglio ho dovuto prendere sollevando conflitto di attribuzione con la Procura di Palermo dinanzi alla Corte Costituzionale. Decisione obbligata per chi abbia giurato dinanzi al Parlamento di osservare lealmente la Costituzione, e avverta dunque la necessità di una chiara puntualizzazione, nella sola sede appropriata, delle norme poste a tutela del libero svolgimento delle funzioni del Presidente della Repubblica. Decisione obbligata, quella presa a fine luglio, anche nel riferirsi alla Procura di Palermo, dopo che da essa, e solo da essa nel corso del mio mandato, era stata data pubblica notizia di avvenute intercettazioni di mie conversazioni telefoniche, ed era venuta un’interpretazione difforme da quella che ritengo costituzionalmente legittima delle normative vigenti e della loro applicazione. Come purtroppo ricordiamo, si è tentato da qualche parte di mescolare tale iniziativa, di assoluta correttezza istituzionale, con il travagliato percorso delle indagini giudiziarie sulle ipotesi di trattativa Stato-mafia negli anni ’90, insinuando nel modo più gratuito il sospetto di interferenze – smentite da tutti gli interessati – da parte della Presidenza della Repubblica. Quel tentativo, condotto attraverso i canali di un’informazione sensazionalistica e di qualche, marginale settore politico, è durato poco ; ma ne è stata pesantemente investita una persona, un magistrato di straordinaria linearità e probità, Loris D’Ambrosio. E dedicando a lui, alla sua memoria la pubblicazione che avete davanti a voi, io gli ho semplicemente reso il tributo di omaggio morale e di riconoscenza istituzionale che gli era dovuto. Peraltro, il conflitto con la Procura del capoluogo siciliano, volto a sciogliere una delicata questione di rilievo costituzionale, non offusca in alcun modo il massimo apprezzamento e sostegno sempre espresso dalla Presidenza della Repubblica per tutti gli Uffici e i magistrati antimafia che a partire da Palermo hanno portato avanti con fermezza, fino all’estremo sacrificio, la lotta contro la criminalità organizzata, in nome dei principi di giustizia e progresso civile consacrati nella nostra Costituzione. Come ho detto, rivolgendomi ai magistrati palermitani riuniti in assemblea il 19 luglio scorso, considero innanzitutto un imperativo e un dovere comune giungere alla definizione dell’autentica verità sulla strage di via D’Amelio, sull’assassinio di Paolo Borsellino, procedendo su solide basi d’indagine a fugare ogni ombra e a sanzionare ogni colpa che possano aver pesato su quei tragici eventi e sul successivo sviamento delle indagini e delle relative conclusioni processuali. Concludo rivolgendomi ai giovani magistrati in tirocinio, esprimendo profonda fiducia anche nell’incoraggiamento e nello stimolo che potranno trarre dalle riflessioni e indicazioni affidate agli interventi svolti oggi da questa tribuna. Affrontate con serenità le responsabilità che vi attendono. Non lasciatevi condizionare e turbare da contrapposizioni e polemiche del passato lontano e ancora vicino. Abbiamo bisogno del vostro sguardo fresco e lucido per rinnovare la giustizia in Italia, per renderla sempre di più degna della fiducia dei cittadini. E’ questo il messaggio che trasmetto a voi e, ben presto, a chi mi succederà al vertice delle istituzioni repubblicane.

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