Sanità nella bufera: sempre di più cittadini costretti a rinunciare alle cure per motivi economici

L’approvazione del maxiemendamento al Decreto Salute non servirà, purtroppo, a migliorare le condizioni critiche in cui versa il Sistema Sanitario Nazionale. Gli emendamenti appena approvati, pur contenendo alcune misure che introdurranno innovazioni significative (come le ricette, le cartelle cliniche e i fascicoli sanitari in formato elettronico o il registro dei tumori), non vanno a modificare l’aspetto più critico del Decreto Balduzzi, cioè la drastica riduzione delle risorse destinate al settore sanitario. Ancora una volta ribadiamo che, nonostante la necessità di eliminare di abusi e sprechi, l’ossessione del risparmio non riduce i problemi legati alla controversa questione della sostenibilità del SSN e non può portare alcun beneficio, finendo anzi per accelerare il collasso del sistema stesso. L’attuazione della logica dei tagli rischia di colpire le categorie più fragili, mettendo in discussione la qualità e la continuità delle cure. L’allarme sociale è ancora molto alto e l’attenzione dell’opinione pubblica resta focalizzata sui pesantissimi effetti dei tagli. La crisi e il crescente costo delle prestazioni spingono un numero sempre maggiore di persone a rinunciare a visite e controlli, dato che emerge anche dalle elaborazioni del Censis: sono infatti 9 milioni gli italiani che, spinti da motivazioni economiche, non usufruiscono delle prestazioni di cui avrebbero bisogno. In questo quadro le spese sanitarie, soprattutto se relative a malattie gravi, possono trasformarsi in un fattore determinante nell’impoverimento delle famiglie. Si stima che per compensare le carenze del sistema pubblico i costi sociali diretti a carico delle famiglie sfiorino i 6.900 Euro per l’ictus e arrivino a superare i 10.500 Euro per l’Alzheimer. Non è affatto vero che in Italia si spende troppo per la sanità pubblica! Al contrario, nel nostro Paese la spesa pubblica per la sanità risulta notevolmente più bassa rispetto a quella raggiunta da altri Paesi europei. Anche i numeri, quindi, dimostrano quanto sia assurdo continuare a tagliare le risorse destinate a questo settore.

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