Appalti pilotati, “mazzette” e finamenti illeciti ai partiti, 47 indagati

guardia di finanzaProcura della Repubblica e guardia di finanza di Palermo. Operazioni “mala gestio” e “Sicilia grandi eventi”, 47 indagati per appalti “pilotati”, corruzione, illeciti finanziamenti a partiti e singoli esponenti politici, frodi fiscali e truffe all’Unione Europea. Eseguite 17 ordinanze di custodia cautelare, sequestrati beni, disponibilità finanziarie e società per un valore di oltre 28 milioni di euro, effettuate 50 perquisizioni ad abitazioni ed uffici.

Al termine di prolungate e complesse indagini svolte sotto la costante direzione della Procura della Repubblica di Palermo, la Guardia di Finanza del capoluogo siciliano ha messo fine alle illecite attività di un “comitato d’affari” che per anni, anche corrompendo politici e dirigenti pubblici e ricorrendo a fatture per operazioni inesistenti, ha “pilotato” gli appalti dei grandi eventi in Sicilia e si è appropriato di rilevanti fondi comunitari destinati ai principali progetti per la formazione professionale.

Conseguentemente, questa mattina, la Guardia di Finanza di Palermo ha dato esecuzione a ordinanze di custodia cautelare nei confronti di 17 persone – di cui 12 in carcere e 5 agli arresti domiciliari – emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo in accoglimento delle richieste formulate dal Procuratore Aggiunto della Repubblica Leonardo Agueci e dai Sostituti Procuratori Calogero Gaetano Paci, Pierangelo Padova, Sergio Demontis, Maurizio Agnello e Alessandro Picchi.

Contestualmente le Fiamme Gialle hanno eseguito il provvedimento, emesso dal G.I.P. di Palermo su richiesta della locale Procura della Repubblica, di sequestro del capitale sociale e dei beni aziendali di 5 società, nonché delle disponibilità patrimoniali e finanziarie riconducibili agli indagati, per un valore complessivo di oltre 28 milioni di euro.

Eseguite inoltre circa 50 perquisizioni locali, fra abitazioni ed uffici. L’operazione – nella quale sono questa mattina impegnati 150 finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Palermo – è la sintesi di due diversi filoni d’indagine, sviluppati dal Gruppo Tutela Spesa Pubblica del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di Finanza di Palermo su delega del Dipartimento Pubblica Amministrazione della locale Procura della Repubblica, nei riguardi di due sodalizi criminosi facenti entrambi capo ad un’unica regia.

Leggi anche  Firenze, Questore sospende la licenza di uno dei ristoranti McDonald's

La prima indagine – denominata “MALA GESTIO” – ha riguardato l’illecita percezione e gestione di un contributo pubblico di 15 milioni di euro da parte del C.I.A.P.I. di Palermo (acronimo di Centro Interaziendale Addestramento Professionale Integrato, ente di formazione controllato dalla Regione Siciliana, di cui è socio di maggioranza) finanziato dal Fondo Sociale Europeo (F.S.E.) a valere sul POR 2000-2006 e finalizzato alla realizzazione del progetto CO.OR.AP. (COnsulenza, ORientamento ed APprendistato).

L’attività investigativa ha preso le mosse da una relazione dell’Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode – O.L.A.F. – della Commissione Europea, redatta al termine di una ispezione amministrativa e dall’analisi della copiosa documentazione acquisita dalla Guardia di Finanza di Palermo presso il C.I.A.P.I. e i suoi fornitori, dalla quale è emerso, dopo mesi di indagini consistite nell’escussione in atti di numerose persone e nell’esecuzione di sequestri e perquisizioni, un complesso disegno criminale che ha interessato non solo il progetto CO.OR.AP. ma l’intera gestione delle campagne pubblicitarie affidate, negli anni, al C.I.A.P.I. di Palermo.

Figure “centrali” nell’ambito di tali vicende sono rappresentate dal Presidente pro tempore del C.I.A.P.I. e dal Responsabile della comunicazione (account supervisor) dei diversi progetti gestiti dall’Ente, i quali, unitamente ad altri soggetti e avvalendosi della fattiva collaborazione di pubblici ufficiali corrotti, hanno fraudolentemente ottenuto denaro pubblico per oltre 15 milioni di euro (relativi al solo progetto CO.OR.AP.) ed evaso imposte dirette e IVA utilizzando fatture per operazioni inesistenti per oltre 40 milioni di euro circa.

Il tutto ricorrendo a documentazione mendace (fatture, documenti di trasporto e dichiarazioni sostitutive di atto notorio) utilizzata per rendicontare alla Regione Sicilia ingenti costi fittizi per l’acquisto dei beni e servizi oggetto del finanziamento pubblico; in tale ambito, una consistente parte delle risorse illecitamente ottenute (oltre 4,5 milioni di euro) è stata trasferita ad altri soggetti (persone fisiche e giuridiche) attraverso la simulazione di operazioni immobiliari e l’emissione o l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, al fine di ostacolarne l’identificazione della provenienza delittuosa e di evadere le imposte sui redditi e l’IVA.

Leggi anche  Scuola,25 emendamenti presso la VII Commissione del Senato

Inoltre, attraverso la sistematica corruzione di esponenti politici e dirigenti pubblici, il Responsabile della comunicazione del C.I.A.P.I. di Palermo – ricorrendo anche ad un’articolata rete di “società schermo” formalmente gestite da “teste di legno” ma in realtà a lui riconducibili – ha instaurato, nel tempo, un capillare sistema di favoritismi e scambi grazie al quale è riuscito a “pilotare” in favore dell’ente ingenti contributi pubblici, dai quali ha tratto, a sua volta, illeciti profitti di vario genere, fra denaro e beni di lusso.

La corruzione di rappresentanti della Pubblica Amministrazione è stata perpetrata attraverso la dazione di somme di denaro in contanti, il riconoscimento di “costosi” benefit (fra cui viaggi e concessione in uso gratuito di immobili di pregio), l’illecito finanziamento delle campagne elettorali di noti esponenti politici e il pagamento di spese per l’acquisto di materiale per manifestazioni di carattere politico-elettorale.

I reati contestati vanno dalla truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, alla corruzione di pubblici ufficiali e/o incaricati di pubblico servizio, alla frode fiscale e al finanziamento illecito di partiti e di singoli esponenti politici, al riciclaggio.

La seconda indagine, denominata “SICILIA GRANDI EVENTI” – che vede coinvolti alcuni soggetti emersi anche nella prima – ha riguardato le procedure di aggiudicazione di gare di appalto bandite dalla Regione Sicilia nel settore, appunto, degli eventi pubblici.

Anche grazie a intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, la Guardia di Finanza di Palermo ha ricostruito gli affari di un vero e proprio “cartello” costituito di fatto fra alcuni operatori economici in grado di condizionare l’esito delle varie procedure, attraverso una fitta rete di conoscenze e legami con funzionari pubblici e rappresentanti delle Istituzioni, alimentata da un diffuso “sistema” di favori, interessi e utilità di vario genere, comprensiva di fenomeni di corruzione di pubblici dipendenti (dirigenti e funzionari regionali), nonché mediante l’alterazione e/o la creazione di documenti ideologicamente falsi, quali, principalmente, fatture per operazioni inesistenti.

Leggi anche  Allerta nubifragio in tutta Italia

Nell’ambito di tale “sistema”, si colloca la figura del principale indagato, noto professionista esperto nella ideazione di campagne pubblicitarie e indiscusso punto di riferimento per una vasta platea di soggetti (imprenditori e non) per l’ottenimento di benefici e vantaggi di natura economica, emerso anche nell’indagine riguardante gli affari del C.I.A.P.I, quale responsabile della comunicazione dell’Ente.

Le indagini hanno dimostrato come la struttura organizzativa con a capo il professionista, sia riuscita a pilotare diverse gare pubbliche (per un valore di oltre 7 milioni di euro) concordando “a tavolino”, secondo utilitaristiche logiche di profitto, le imprese beneficiarie delle sovvenzioni, con evidenti danni per le imprese concorrenti.

Gli accertamenti, in particolare, si sono incentrati su 3 appalti truccati in occasione di gare a procedura negoziata bandite dall’Assessorato al Turismo della Regione Siciliana, nell’ambito delle quali il professionista, avvalendosi del decisivo apporto di funzionari e dirigenti regionali (in primis il Responsabile Unico dei procedimenti) e in associazione con altri, ha di fatto “pilotato” l’intero iter in favore di imprese a lui riconducibili.

Sono stati inoltre acclarati reiterati episodi di corruzione – perpetrati attraverso l’illecita corresponsione di regalie ed altre utilità a funzionari e dirigenti regionali a vario titolo coinvolti nelle procedure di gara oggetto delle turbative accertate – e l’utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, per quasi 1 milione di euro, attraverso società di fatto amministrate dal professionista stesso, preordinato alla creazione di provviste da utilizzare a fini personali o quale prezzo per la corruzione di pubblici funzionari.

I reati contestati sono corruzione, turbata libertà degli incanti e del procedimento di scelta del contraente, frode fiscale.

All’esito di entrambe le indagini sono state nel complesso denunciate 47 persone fisiche e sono state segnalate 11 persone giuridiche per l’illecito amministrativo dipendente da reato di cui agli artt. 5, 24-ter e 25 del D.lgs. 231/2001.

 

About Marina Pellitteri

Direttore responsabile