Inchiesta Tav: sei indagati per reati ambientali e abusi edilizi

Tav Toscana LavoriL’indagine conseguente ad accertamenti effettuati dal personale del Corpo forestale dello Stato, su disposizione della Procura Distrettuale della Repubblica di Firenze, riguarda la gestione illecita, finalizzata al conseguimento di un ingiusto profitto, di ingenti quantitativi di rifiuti speciali Sei indagati, tra cui due funzionari pubblici, sequestri e perquisizioni. Questo il bilancio dell’indagine, conseguente ad accertamenti sulla TAV, condotta dal Comando Provinciale di Firenze del Corpo forestale dello Stato e coordinata dalla Procura Distrettuale di Firenze.

I reati contestati riguardano la gestione illecita, in concorso tra loro, di ingenti quantitativi di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da terre e rocce di scavo, pari ad oltre 245.000 tonnellate, al fine di conseguire un ingiusto profitto. I rifiuti provenivano da attività di escavazione condotte attraverso l’allestimento su aree agricole di due impianti di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, ubicati nel Comune di Scarperia (FI) nelle loc. “Marticcioli” e “Pian dei Laghi di Sopra”, che avevano comportato la realizzazione su aree agricole di opere funzionali agli impianti. Tutto questo, finalizzato alla realizzazione di interventi di ripristino ambientale o miglioramento agricolo/fondiario in aree dove in realtà tali interventi non erano necessari poiché si trattava di siti integri e non degradati, ha determinato così un peggioramento qualitativo dei terreni rispetto alla destinazione urbanistica ed alle caratteristiche ambientali e comunque in violazione dell’autorizzazione.

In particolare nell’area di “Marticcioli” è stato riscontrato un conferimento di quantitativi superiori a quanto autorizzato; infatti le attività di deposito e di movimentazione dei rifiuti sono state eseguite su una superficie di 13.250 metri quadrati al di fuori delle aree consentite e sull’intera superficie coinvolta di 26.950 metri quadrati le operazioni erano state condotte in palese difformità alla relazione geologica. Sono stati, inoltre, scoperti interventi edilizi eseguiti in difformità rispetto ai “permessi di costruire” o in assenza dei necessari titoli urbanistico-edilizi, volti all’allestimento dei due impianti di recupero e delle strutture annesse (strade ed impianto per la pesatura), in quanto i materiali utilizzati e le procedure tecniche adottate non erano conformi a quanto previsto nei titoli abilitativi e negli elaborati tecnico/progettuali allegati. Ulteriori violazioni riscontrate hanno riguardato gli impianti di recupero rifiuti dove si effettuava lo spandimento al suolo per uso agricolo, in difformità dalle iscrizioni della norma di riferimento. Inoltre parte dei rifiuti speciali non pericolosi venivano gestiti su aree dove tali attività non erano consentite. Gli scarti, infatti, presentavano caratteristiche merceologiche non compatibili con le autorizzazioni all’impianto di recupero su un terreno agricolo da riqualificare.

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