Fatture false e appalti “distorti” per il Mose, 14 misure cautelari

Mose renderingE’ bufera sul consorzio Venezia Nuova e le società collegate

Dalle prime ore di oggi, circa 500 uomini delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, su disposizione della Procura della Repubblica lagunare, stanno eseguendo in Veneto, Lombardia, Friuli – Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania, una vasta operazione nei confronti del Consorzio Venezia Nuova e di numerose società consorziate, impegnate nei lavori di costruzione del Mose.  Sono stati posti agli arresti domiciliari, per il reato di turbata libertà degli incanti (la c.d. “turbativa d’asta”) sette persone tra ex dirigenti, dipendenti e consiglieri del consorzio Venezia Nuova e di altre società ad essa collegate. Inoltre è stato disposto, come misura cautelare più lieve per altre sette persone.

Sono inoltre in corso oltre 140 perquisizioni nei confronti delle società del consorzio e di altri indagati. Le indagini, che hanno preso le mosse da una verifica fiscale svolta nei confronti della Cooperativa San Martino s.c.a.r.l. di Chioggia, hanno permesso ai finanzieri di accertare l’utilizzo di una società “cartiera” austriaca, mediante la quale veniva fatto lievitare fittiziamente il costo di acquisto delle palancole e dei sassi da annegamento provenienti da una società croata, così da creare in Austria dei “fondi neri” a disposizione dei referenti della cooperativa, arrestati stamani.

Lo sviluppo delle investigazioni, allargatesi a macchia d’olio a numerose altre società del consorzio, ha fatto emergere il ruolo dominante e discrezionale del Consorzio Venezia Nuova (e, in primis, del suo Presidente), ruolo che gli permette di agevolare alcune imprese a scapito di altre.

È stato dunque individuato il ruolo centrale, nel meccanismo di distorsione del regolare andamento degli appalti, di dell’ex presidente, che avrebbe predeterminato la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di “tacitare” i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche Amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese “maggiori” il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova.

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