Sfratti, dal 2013 un’onda inarrestabile che dura da sei anni, I morosi sono il 90 per cento

di Walter De Cesaris, segretario nazionale Unione Inquilini

sfratti protetsta“La Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno, rispondendo a una nostra richiesta, ci ha inviato i dati provvisori relativi all’andamento degli sfratti nel primo semestre 2013, di tutte le province. Lo tsunami degli sfratti non segna alcun, seppur lieve, raffreddamento, anzi, al contrario, cresce ancora oltre le più nere previsioni che, comunque, dopo 5 anni di continui aumenti delle sentenze, potevano far ritenere che vi sarebbe stata almeno una stabilizzazione.

Con dati provvisori (raccolti al 13 febbraio), che possono modificarsi solo in aumento (sono incompleti i dati di città metropolitane come Napoli, Milano, Bari e Venezia e altri capoluoghi come Casetta, Cuneo, Teramo e Sassari e non pervenuti addirittura quelli di Reggio Calabria e Vibo Valentia) sono state emesse nel primo semestre 2013 quasi 40 mila sentenze di sfratto (per esattezza 38.869).di cui quasi 35 mila per morosità (per esattezza 34.796). Le richieste di esecuzione con la forza pubblica sono state 75.348.

Lo scorso anno, in tutto il 2012, il totale delle nuove sentenze di sfratto erano state 67.790 e le richieste di esecuzione con la forza pubblica, 120.903. Gli sfratti eseguiti nei primi sei mesi risultano essere stati oltre 16 mila mentre in tutto il 2012 erano stati circa 29 mila.

Non si coglie l’ampiezza e la profondità del fenomeno però senza una visione d’insieme che riguardi almeno gli ultimi 10 anni. Nei primi sei mesi del 2013 (con dati incompleti) vi è stato sostanzialmente lo stesso numero di sentenze di sfratto dell’intero 2003 e lo stesso numero di sfratti per morosità dell’intero 2008.

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E’ dal 2008, guarda caso l’anno della bolla immobiliare e dello scoppio conclamato della crisi, che gli sfratti crescono di continuo, passando da 40 mila (nel 2007) a 50.000 (2008), raggiungendo i 60 mila (nel 2009) e inerpicandosi verso i 70 mila (2012). Nel 2013, la tendenza in atto potrebbe portare il fenomeno a sfiorare gli 80 mila (il doppio del 2007).

L’altro ieri è stato approvato il decreto mille proroghe e solo dopo una durissima battaglia siamo riusciti almeno a far estendere la sospensione delle esecuzioni al 31 dicembre 2014. Si tratta, però, di un piccolissimo cerotto su una ferita purulenta che si estende su tutto il corpo martoriato del Paese: rimangono senza protezione gli sfratti per morosità incolpevole (il 90% dei nuovi sfratti emessi), rimane fuori cioè il cuore del problema attuale, legato all’esplodere della crisi, alla riduzione del potere di acquisto e alla disoccupazione. Di tante promosse del precedente governo, ancora non si è visto nulla. Ancora non è stato pubblicato il decreto che deve stabilire i requisiti per avere diritto ai contributi (miseri) per l’istituendo fondo sulla morosità incolpevole e gli interventi promessi dal Ministro Lupi nella conferenza Stato Regione dello scorso 31 ottobre per affrontare l’emergenza abitativa sono ancora avvolti nella nebbia.

Tra gli impegni mirabolanti sentiti in aula da parte del nuovo governo, non abbiamo ascoltato quello della politica sociale della casa che è, invece, una grande questione sociale inevasa e, al tempo stesso, un investimento per il futuro del Paese. Ci ostiniamo a pretendere risposte: l’emergenza sfratti che cresce ancora è la punta dell’iceberg di una sofferenza abitativa strutturale.

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Servono interventi immediati: una sospensione di tutti gli sfratti per passare a una graduazione che consenta, per i soggetti deboli, lo sfratto solo con il passaggio da casa a casa.

Servono interventi strutturali: un piano per 800 mila abitazioni sociali in Italia da realizzarsi attraverso il recupero e il riuso del patrimonio pubblico. Serve una nuova leva fiscale sulla casa che, a costo zero, sposti il prelievo fiscale dalla rendita immobiliare speculativa (per esempio abolendo la cedolare secca per il libero mercato) verso l’affitto socialmente compatibile, per esempio abbattendo totalmente l’imposizione fiscale per chi accetta di ridurre gli affitti della metà.”

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