Rogo nella “Chinatown” di Prato, arrestati cinque imprenditori: tre cinesi e due italiani

Omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro aggravata dal disastro, incendio colposo aggravato, omicidio colposo aggravato plurimo, favoreggiamento aggravato, a fini di profitto, della permanenza sul territorio dello Stato di clandestini. Sono questi i delitti in relazione ai quali, all’esito della prima fase delle investigazioni condotte dalla Squadra Mobile della Questura, con la collaborazione, per quanto di specifica competenza, del Nucleo di Polizia tributaria di Prato, e del Servizio Centrale Operativo, sono state emesse cinque ordinanze di custodia cautelare, tre in carcere e due agli arresti domiciliari, dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Prato, dottoressa Fantechi, in accoglimento della richiesta avanzata dal pubblico ministero dottor Lorenzo Gestri della Procura della Repubblica di Prato, con l’assenso del Procuratore della Repubblica Piero Tony.

Rogo Prato, sopralluogo Rossi capannoni-prato-laboratori (7) capannoni-prato-laboratori (6) capannoni-prato-laboratori (5)I provvedimenti coercitivi carcerari hanno raggiunto tre imprenditori cinesi, mentre la misura cautelare degli arresti domiciliari è stata disposta nei confronti di due imprenditori italiani. Nessuna richiesta coercitiva era invece stata richiesta nei confronti dell’ulteriore indagata, la titolare formale della ditta che, sulla base delle indagini sin qui svolte, è risultata essere un mero prestanome dei reali datori di lavoro, i tre connazionali cinesi arrestati. Oltre all’esecuzione delle ordinanze cautelari, sono in corso, da parte degli uomini della Squadra Mobile della Questura, del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato e del Comando Provinciale della G. di F., una serie di perquisizioni locali nei confronti di persone fisiche collegate agli indagati, nonché acquisizioni di atti e documenti presso le sedi legali di società, o enti, parimenti riconducibili agli indagati. Le indagini condotte dalla Squadra Mobile con l’ausilio dello SCO e, per quanto di competenza, del Nucleo Polizia Tributaria di Prato – oltre alla partecipazione per mirati atti del Comando dei Vigili del Fuoco di Prato, della Polizia Municipale di Prato, e del Dipartimento di Sicurezza e Prevenzione sui luoghi di Lavoro dell’Asl di Prato – hanno sin qui consentito di identificare almeno tre reali amministratori, gestori di fatto e datori di lavoro, della ditta “Teresa Moda”, avente sede operativa presso il capannone di via Toscana, ove il 1.12.2013 sono morti sette operai cinesi, quattro dei quali clandestini, che stabilmente dimoravano presso la sede operativa, alloggiando il locali dormitorio realizzati in violazione della normativa edilizia.

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Gli elementi di prova acquisiti in questa prima fase delle investigazioni si basano su plurime e diversificate fonti di prova, fra cui sopralluoghi tecnici, sequestri, elaborati consulenziali tecnici, oltre ad un vasto compendio dichiarativo di persone informate sui fatti ed una variegata attività di polizia giudiziaria. Le investigazioni hanno, da un lato, chiarito che le ditte formalmente succedutesi dal 2008, sino alla data dell’incendio, nella conduzione del capannone di via Toscana, al di là del dato puramente formale, fossero tutte gestite dai medesimi imprenditori e datori di lavoro di fatto e, dall’altro, che i proprietari dell’immobile abbiano avuto piena consapevolezza degli abusi edilizi realizzati all’interno dei locali dalla controparte conduttrice, nonché delle condizioni illecite di uso promiscuo, industriale ed abitativo, che di detti locali veniva fatto uso, nonché della totale assenza delle benché minime condizioni di sicurezza richieste dalla normativa in materia di lavoro e di normativa antincendio.

Per i proprietari, proprio la circostanza di aver concesso l’immobile ai conduttori, gli imprenditori e datori di lavoro cinesi, ha costituito elemento di fatto sulla base del quale è stato ritenuto sussistere a loro carico dei proprietari una responsabilità, a titolo di concorso, nelle condotte di omicidio colposo aggravato e di incendio colposo, contestate in via diretta agli indagati cinesi. L’attività investigativa della Squadra Mobile ha poi consentito di dimostrare che, all’interno del capannone di via Toscana, per anni hanno lavorato e vissuto, mangiando e dormendo in locali dormitorio realizzati in violazione della normativa edilizia, un numero indeterminato di operai cinesi, anche clandestini; al riguardo, solo alla data del fatto, si è potuto verificare che all’interno del capannone risultavano impiegati, e dimoranti, almeno una decina di lavoratori, alcuni impiegati in nero, cinque addirittura in condizione di clandestinità, elemento quest’ultimo che ha determinato la contestazione del delitto favoreggiamento aggravato, a fini di profitto, della permanenza sul territorio dello Stato di clandestini.

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