Firenze, Prato e Sesto Fiorentino i centri della malavita in Toscana

Criminalità organizzata: serve livello di attenzione più alto

L’indagine conoscitiva realizzata dalla commissione Affari istituzionali su proposta della portavoce dell’opposizione mostra che la Toscana non è un’isola felice. Preoccupa il fenomeno del riciclaggio. È intervenuta la presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi

mafiaFirenze – “La vicenda di via de’ Georgofili ci ha toccato tutti, ma ancora non siamo riusciti a fare piena chiarezza”. Lo ha ricordato il presidente del Consiglo regionale, Alberto Monaci, in apertura della presentazione al pubblico ed alla stampa della relazione conclusiva dell’indagine conoscitiva sui fenomeni di criminalità organizzata. La relazione è stata realizzata dalla commissione Affari istituzionali, presieduta da Marco Manneschi, su proposta della portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni. La portavoce ha integrato la relazione conclusiva unanime della prima commissione con una propria relazione.

Il presidente del Consiglio regionale ha sottolineato le caratteristiche nuove che assume la criminalità organizzata nel suo dispiegarsi a livello internazionale, da un lato, e nella sua penetrazione nel tessuto sociale, con le sue ampie zone grigie. “La Toscana – ha ribadito Monaci – ha sempre cercato più di fare che di dire”.

“È stato un lavoro appassionante, intenso, che abbiamo cercato di sintetizzare in una relazione breve, semplice, di appena undici pagine – ha rilevato il presidente della commissione Affari istituzionali Marco Manneschi – Il problema vero è che non si riesce a parlare della criminalità organizzata in modo strutturato. La presenza della mafia è rilevata solo dagli organi di polizia. Un livello di attenzione più alto renderebbe tutto più semplice”. Questo è particolarmente vero per la nostra regione, che registra solo casi limitati di controllo vero e proprio del territorio: Prato, parte della Valdinievole e della Versilia, Valdarno aretino. La Toscana, però, è una delle Regioni in cui si ricicla più denaro, molto del quale transita all’esterno del circuito bancario, ad esempio i money transfer. “La Guardia di finanza, tra il 2010 ed il 2012, ha individuato un passaggio di denaro pari a circa 5,4 miliardi di euro – ha ricordato Manneschi – Provenivano da tutta Italia, ma l’epicentro era tra Firenze, Prato e Sesto fiorentino”.

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Tra le proposte avanzate dalla commissione a livello nazionale, il presidente ha ricordato l’introduzione del reato di autoriciclaggio, limiti alle gare con il massimo ribasso, più controlli sui servizi di ‘money transfer’, l’attivazione di white lists presso le prefetture, una sorta di certificazione antimafia semplificata, l’ultimazione delle procedure per l’istituzione dell’albo degli amministratori giudiziari dei beni sequestrati alla mafia. A livello regionale, invece, la commissione propone un testo unico di tutte le norme in materia, la stazione unica appaltante per la tracciabilità degli affidamenti, l’implementazione del prezzario delle opere pubbliche, tenuto dall’Osservatorio regionale sui contratti, archivi informatici con le Camere di commercio sull’apertura e chiusura delle imprese e l’accesso per la pubblica amministrazione agli atti dei notai, per monitorare i passaggi di proprietà, oltre ad iniziative sulla cultura della legalità rivolte a scuole ed adulti.

“O le istituzioni si uniscono, o la mafia vince. Non esserne consapevoli è la prima arma in mano alla criminalità – ha affermato la portavoce dell’opposizione Stefania Fuscagni, che, rivolgendosi alla presidente della commissione parlamentare antimafia Rosy Bindi, ha chiesto “provocatoriamente: non sarà il caso di chiudere una commissione, che produce una ricca documentazione, ma è incapace di farsi ascoltare a livello istituzionale?”

A livello regionale, secondo Fuscagni, ci sono le condizioni per dare un segnale, specie nei confronti delle imprese in difficoltà, intervenendo sull’accesso al credito e con misure vere di sostegno.

“Il punto debole è la pubblica amministrazione, che è abituata ad avere a che fare con gente onesta – ha dichiarato il vicepresidente della commissione Affari istituzionali Alessandro Antichi – Deve diventare consapevole che gli strumenti messi in campo possono essere utilizzati per altri scopi”.

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“Ci siamo accostati al fenomeno con grande umiltà – ha rilevato il consigliere segretario della prima commissione Marco Spinelli – Siamo consapevoli di essere davanti ad una realtà complessa, con differenziazioni notevoli in una criminalità organizzata, che si adatta alla società nella quale opera, senza confini nazionali”. A suo parere è necessario che le misure di contrasto siano estese a livello internazionale, con accordi tra le forze di polizia. A questo si aggiunge la promozione della cultura della legalità a partire dalle scuole.

“Uno dei compiti nuovi della commissione parlamentare antimafia credo sia proprio il coordinamento con gli altri livelli istituzionali – ha affermato la sua presidente Rosy Bindi – Il Titolo V della Costituzione non è rimasto sulla carta ed è necessario organizzarsi per contrastare il potere mafioso”. In questa prospettiva, a suo giudizio, le proposte avanzate dal Consiglio regionale sono condivisibili, anche se le ‘white lists’, a suo parere, per la lentezza delle verifiche reali, rischiano di dare ‘patentini’ provvisori a chi non lo meriterebbe.

“Non deve essere sottovalutato l’impegno della commissione parlamentare, nè l’importanza dell’indagine e della conoscenza – ha replicato a Fuscagni – Si potrà restare inascoltati per un qualche tempo, ma quando le istituzioni si decidono ad agire, o sono costrette a farlo, questo lavoro si rivela prezioso”. Bindi ha ricordato che l’Italia è il paese dove è più presente la mafia, ma anche il paese con la legislazione più efficace nel contrasto, come riconosciuto a livello internazionale. Il problema principale, a suo giudizio, rimane quello del consenso, particolarmete diffuso nelle terre d’origine, dove il sistema mafioso crea un welfare parallelo, a fronte dell’assenza dello Stato nella scuola, nella sanità, nelle infrastrutture. “L’omertà per convenienza è più difficile da combattere che l’omertà da violenza”, ha concluso la presidente, sottolineando fra l’altro la necessità di non creare consenso intorno alla mafia con beni confiscati che restano inutilizzati e la necessità di creare una specifica agenzia per la loro gestione.

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