Venezia, tangenti per il Mose. Arresto per il sindaco Orsoni e altri 34

Nuova raffica di arresti eccellenti, sono almeno 36 le misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Venezia per presunte tangenti nella costruzione delle dighe mobili in laguna, meglio conosciute come Mose. Un centinaio gli indagati. Agli arresti, fra gli altri, il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, l’assessore regionale alle infrastrutture Renato Chisso, il consigliere regionale del Pd Giampiero Marchese, gli imprenditori Franco Morbiolo e Roberto Meneguzzo, il generale in pensione Emilio Spaziante.

Richiesta d’arresto anche per Giancarlo Galan, già presidente della Regione Veneto, oggi deputato di Fi. L’inchiesta, aperta a suo tempo sugli appalti per il Mose e che ha avuto come primo protagonista Giorgio Baita, ex ad della società Mantovani, riguarda presunti reati di corruzione, concussione e riciclaggio.

“Dalle prime informazioni che ho assunto e da quanto leggo sui mezzi d’informazione – spiega in una nota Galan – nel dichiararmi totalmente estraneo alle accuse che mi sono mosse, accuse che si  appalesano del tutto generiche e inverosimili, per di piu’, provenienti da persone che hanno gia’ goduto di miti trattamenti giudiziari e che hanno chiaramente evitato una nuova custodia cautelare, mi riprometto, dopo approfondita disamina degli atti con il mio Collegio di Difesa, di difendermi a tutto  campo nelle sedi opportune, con la serenita’ ed il convincimento che la mia posizione sara’ interamente chiarita”.

Mose renderingGià il 12 luglio dell’anno scorso sul Mose si era scatenata una bufera giudiziaria. Circa 500 uomini delle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Tributaria di Venezia, su disposizione della Procura della Repubblica lagunare, stanno eseguendo in Veneto, Lombardia, Friuli – Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Lazio e Campania, una vasta operazione nei confronti del Consorzio Venezia Nuova e di numerose società consorziate, impegnate nei lavori di costruzione del Mose. Sono stati posti agli arresti domiciliari, per il reato di turbata libertà degli incanti (la c.d. “turbativa d’asta”) sette persone tra ex dirigenti, dipendenti e consiglieri del consorzio Venezia Nuova e di altre società ad essa collegate. Inoltre è stato disposto, come misura cautelare più lieve per altre sette persone.

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Sono inoltre in scorso oltre 140 perquisizioni nei confronti delle società del consorzio e di altri indagati. Le indagini, che hanno preso le mosse da una verifica fiscale svolta nei confronti della Cooperativa San Martino s.c.a.r.l. di Chioggia, hanno permesso ai finanzieri di accertare l’utilizzo di una società “cartiera” austriaca, mediante la quale veniva fatto lievitare fittiziamente il costo di acquisto delle palancole e dei sassi da annegamento provenienti da una società croata, così da creare in Austria dei “fondi neri” a disposizione dei referenti della cooperativa, arrestati stamani.

Lo sviluppo delle investigazioni, allargatesi a macchia d’olio a numerose altre società del consorzio, ha fatto emergere il ruolo dominante e discrezionale del Consorzio Venezia Nuova (e, in primis, del suo Presidente), ruolo che gli permette di agevolare alcune imprese a scapito di altre.

È stato dunque individuato il ruolo centrale, nel meccanismo di distorsione del regolare andamento degli appalti, di dell’ex presidente, che avrebbe predeterminato la spartizione delle gare allo scopo di garantire il monopolio di alcune imprese sul territorio veneto, di “tacitare” i gruppi economici minori con il danaro pubblico proveniente da altre Pubbliche Amministrazioni e quindi di conservare a favore delle imprese “maggiori” il fiume di danaro pubblico destinato al Consorzio Venezia Nuova.

 

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