Carne di bovino infetta, sequestri del Nas in tutta Italia

I Carabinieri del Comando Carabinieri per la Tutela della Salute nelle provincie di Arezzo, Avellino, Bari, Foggia, L Aquila, Latina, Lodi, Matera, Padova, Perugia, Pesaro Urbino, Pistoia, Potenza, Ravenna, Rieti, Roma, Siena, Terni, Torino, Verona e Viterbo stanno eseguendo 78 decreti di perquisizione e sequestro, emessi dalla Procura della Repubblica carabinieriNasdi Perugia, nell’ ambito dell’ indagine convenzionalmente denominata LIO, condotta dal Nas di Perugia, relativa all’illecita commercializzazione di bovini infetti, con marchi auricolari contraffatti e dichiarati falsamente di razza pregiata, al fine di trarne indebiti profitti. I dettagli dell’ operazione saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che avra’ luogo alle 11 presso la sala conferenze del Comando Provinciale Carabinieri di Perugia.

Sono 65 tra allevatori (56), autotrasportatori (tre) e veterinari (sei) di Asl del centro sud coinvolti a vario titolo nell’indagine, Avrebbero falsificato i “passaporti” dei bovini e i marchi auricolari che permettevano di introdurre sul mercato bovini di razza ed eta’ diverse dai certificati. Erano animali colpiti da malattie infettive, alcune trasmissibili all’uomo, subito abbattuti.

“Non se ne può più di questi veri e propri attentati alla salute dei cittadini.” – dichiara Rosario Trefiletti, Presidente Federconsumatori – “La sicurezza alimentare è un diritto primario e irrinunciabile, per questo da anni rivendichiamo azioni e provvedimenti tesi ad estenderne e potenziarne la tutela.”, Ovviamente vigileremo affinché chi è coinvolto in questa truffa venga adeguatamente punito. Ma, dal momento che le attuali pene previste per questo tipo di reati non sono evidentemente sufficienti ad arginare il fenomeno, è indispensabile inasprirle, disponendo il ritiro delle autorizzazioni per le attività interessate, nonché un adeguato periodo di detenzione. Bisogna fare di tutto per impedire a chiunque di lucrare a danno della salute dei cittadini.

Un precedente: Sicurezza alimentare. La truffa della carne adulterata: piena di solfiti per farla restare rossa…La carne non può essere rossa, se lo è ci sono dei coloranti pericolosi. Controllare anche i ristoranti

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E’ di qualche giorno fa la notizia divulgata dallo “Sportello dei Diritti” della sentenza della Cassazione penale che ha confermato la condanna di un macellaio siciliano, evidentemente senza scrupoli, che aveva causato uno shock anafilattico ad una giovane studentessa, con conseguenti gravissime lesioni personali, per aver utilizzato solfiti nella carne venduta nel suo esercizio che era stata consumata dalla malcapitata.Dopo il comunicato di ieri riteniamo doveroso ritornare sull’argomento perchè la pubblicazione della sentenza arriva subito dopo che proprio in Sicilia, ben 50 macellai, di cui 23 solo di Palermo, sono stati denunciati nei giorni scorsi dai NAS a seguito di numerosi controlli che hanno rilevato che nel 98% della carne controllata erano presenti in grandi quantità solfiti di sodio.I test effettuati dai militari del NAS e dai veterinari dell’Istituto Zooprofilattico di Palermo sono risultati a dir poco sconcertanti per il massiccio utilizzo di queste sostanze chimiche il cui scopo è solo quello di rendere apparentemente più presentabile la carne, mantenendone a lungo l’originario colorito, senza bloccare il naturale processo di putrefazione.I solfiti sono, infatti, adoperati come conservanti in numerosi cibi e nelle bevande, fra tutte il vino. Ma, in quanto sostanze chimiche additive, la loro eccessiva concentrazione può provocare gravissime conseguenze per la salute.

Ciò che sta emergendo, rileva Giovanni DAgata presidente dello “Sportello dei Diritti”, è una colossale frode a danno dei consumatori e della nostra salute, che sino ad oggi è rimasta troppo silente anche per la difficoltà a scoprire i colpevoli di queste truffe se non con analisi specifiche.E’ evidente, quindi, che al di là della prudenza dei singoli cittadini nell’acquisto di carne di qualità, cosa che diventa assai difficile per noi consumatori “medi”, è necessario che s’intensifichino i controlli a livello dei dettaglianti sia della grande che della piccola distribuzione ed in caso di ulteriori spiacevoli “scoperte” come quella accaduta con l’indagine condotta dai NAS siciliani, bisogna punire i colpevoli con pene esemplari per evitare che si ripetano conseguenze come quella della ragazza siciliana che oggi paga un prezzo troppo alto per un comportamento altrui a dir poco sconsiderato.

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