Gaza, l’ospedale sotto il fuoco degli aerei israeliani. Il racconto dei volontari della Croce Rossa

L’ospedale è venuto giù, sotto il fuoco, sono stati sparati almeno quattro colpi che hanno distrutto il reparto chirurgico, l’unità di terapia intensiva e pezzi di attrezzature di pronta emergenza che sono rimasti tutti gravemente danneggiati ed hanno costretto gli operatori sanitari a interrompere i servizi medici essenziali. La descrizione del bombardamento che ha preso di mira l’ennesimo ospedale palestinese da parte del fuoco israeliano, arriva da una fonte autorevole e imparziale, si tratta della Croce Rossa Internazionale, presente a Gaza per soccorrere i feriti, portare via i morti lasciati dai bombardamenti e i corpi di quanti sono rimasti sotto le macerie. Se da un lato Israele lamenta il continuo lancio di razzi sul suo territorio, è altrettanto vero che il sistema di difesa militare ha permesso ad Israele di difendersi senza perdite rilevanti. I civili rimasti sotto il fuoco dei razzi improvvisati da Gaza, seppur con lanci frequenti, si contano sulle dita di una mano. Il resto delle perdite dell’esercito, è dovuto all’azione militare intrapresa da Israele in territorio nemico. Diversa è la conta dei morti in Palestina. Gaza intifada bombardamento 2 008Sebbene Gaza sia considerato il quartier generale di Hamas, altrettanto vero che la rappresaglia Israeliana ha provocato perdite tra i civili in un numero che si avvicina al migliaio, ferito una quantità incredibile di persone, distrutto case e ucciso bambini: tutti quanti caduti nei raid anche 10 in un’ora, che non hanno lasciato scampo nemmeno ai soccorritori. Il problema adesso è che una volta accesa la miccia del conflitto, resta assai difficile stabilire chi ha torto o ragione, anche per questioni storiche che affondano le loro radici fin dalla nascita dello stato di Israele così come venne concepito dalla comunità internazionale.

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Tornando alla giornata di ieri, una squadra del Croce Rossa Internazionale ha visitato l’ospedale distrutto e valutato i danni, umani e materiali, al fine di portare un aiuto immediato e sostegno. “Questo incidente è l’ennesimo esempio dei pericoli che incombono sul personale sanitario, sui pazienti, sulle ambulanze e sugli ospedali, che si trovano all’interno del conflitto in corso a Gaza”, ha dichiarato Christian Cardon, il capo della sub-delegazione del Croce Rossa ​​a Gaza. “Anche in mezzo alla guerra, le persone devono essere in grado di ricevere cure mediche in sicurezza”.

La Corce Rossa ricorda a tutte le parti del loro obbligo di rispettare e proteggere il personale medico, le ambulanze e le strutture, come previsto dal diritto umanitario internazionale. Le parti in conflitto devono garantire che il personale medico non sia in pericolo o danneggiato, e gli ospedali e le ambulanze non vengano attaccati, danneggiati o male utilizzati.
Già nella giornata di domenica il Comitato Internazionale della Croce Rossa ha utilizzato i suoi servizi come intermediari neutrali per favorire un accordo tra la Forza di Difesa di Israele e Hamas per consentire l’immediata evacuazione delle persone malate e ferite nella città di Gaza. “La Defense Force di Israele aveva accettato di sospendere le ostilità nel quartiere Shujaiya per due ore” ha dichiarato Jacques de Maio, capo della delegazione del Croce Rossa in Israele e nei territori occupati. “Ciò avrebbe potuto permettere ai malati e feriti di ricevere le cure mediche di cui avevano bisogno e raggiungere lo scopo di ottenere una breve tregua per i civili dai combattimenti”.

In base all’accordo, le ambulanze dovevano essere in grado di muoversi nel quartiere Shujaiyya di Gaza, e i civili essere in grado di evacuare ad ovest della Striscia, se lo desideravano. Dopo un’altra notte di ostilità intensiva nella Gaza nord-orientale, decine di persone sono state segnalati come morte e oltre 200 feriti solo a Shujaiya. Si teme che il bilancio reale possa essere più alto. Questo forte aumento dell’intensità dei combattimenti e il costo in vite umane che ne risulta è una questione di grave preoccupazione per la Croce Rossa.

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Al momento della pubblicazione di questo testo, affermano dalla Croce Rossa, la situazione sul terreno rimane tesa e il Comitato è impegnato a ridistribuire temporaneamente le sue squadre provenienti da aree in cui vi è un continuo scambio di fuoco. Tuttavia, le discussioni sono in corso al fine di garantire l’evacuazione dei malati e dei feriti. Dall’inizio del conflitto, recuperare malati e feriti nella striscia di Gaza e portarli in ospedale è stata una priorità assoluta per il Comitato. Il personale della Croce Rossa e i volontari della Mezzaluna Rossa palestinese hanno lavorato tutto il giorno (domenica) in condizioni pericolose per fornire cure mediche urgenti.

Come intermediario neutrale, il Comitato mantiene il dialogo bilaterale confidenziale con tutte le parti coinvolte nel conflitto. Il coordinamento risultante consente l’accesso di emergenza per persone in difficoltà e la manutenzione di infrastrutture vitali come il sistema di approvvigionamento idrico. Secondo il diritto internazionale umanitario, personale medico, ospedali e ambulanze assegnati esclusivamente a compiti medici devono essere risparmiati e hanno consentito in ogni momento a svolgere le loro mansioni. Le parti in conflitto devono prendere tutte le misure necessarie per garantire l’accesso a tutti i bisognosi e la loro evacuazione in sicurezza, senza alcuna distinzione. Il diritto internazionale obbliga anche le parti in conflitto di rispettare la Mezzaluna Rossa e gli emblemi della Croce Rossa e per proteggere adeguatamente quelli che espongono tali emblemi.

Nella giornata di ieri il presidente nazionale della Croce Rossa Italiana e vice presidente della Federazione Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, Francesco Rocca, ha incontrato il 21 luglio, nella sede della CRI di via Toscana, a Roma, l’Ambasciatrice palestinese Mai Alkaila, insieme ad una delegazione, per discutere della drammatica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza.
“Provo angoscia – ha detto Rocca – per gli innocenti, le famiglie e i bambini che subiscono le conseguenze del conflitto non facendone parte. L’indiscriminato bombardamento su persone e abitazioni civili è una palese e grave violazione del Diritto Internazionale Umanitario. Non ci sono dubbi su questo. Non si fanno tattiche sulle vite umane. La CRI è già impegnata in Palestina sia nella Striscia di Gaza sia in Cisgiordania con progetti di assistenza psicosociale e a breve intensificheremo questa presenza. Restiamo, in questi momenti drammatici, in continuo contatto con la Mezzaluna Rossa Palestinese”.

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