Camorra, imprendtore troppo “vicino” ai Casalesi. La Dda blocca un patrimonio di 15 milioni

Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro emesso dal Tribunale di Santa Maria Capua Vetere riguardante beni, aziende e disponibilità finanziarie riconducibili a M.P:, 58 anni, imprenditore dell’agro Caleno, attivo nel settore della produzione e vendita di calcestruzzo ed in quello della costruzione ed alienazione di immobili. L’operazione costituisce l’esito di indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, che incaricava il Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Napoli di svolgere specifici approfondimenti investigativi circa la situazione patrimoniale del citato imprenditore. Gli accertamenti eseguiti hanno permesso di raccogliere sufficienti indizi per ritenere che un imprenditore (N.P) fosse organicamente inserito nel “clan dei Casalesi”, quale braccio imprenditoriale delle famiglie Schiavone e Zagaria.

Gdf 2Numerose e convergenti, in tal senso, sono anche risultate le dichiarazioni di vari collaboratori di giustizia proprio grazie al vincolo con il clan, nel tempo l’imprenditore aveva assunto nella provincia di Caserta una posizione preminente nel mercato della commercializzazione del calcestruzzo, unitamente ad altre imprese operanti nel medesimo settore, anch’esse riconducibili al predetto sodalizio. Infatti, attraverso tale “cartello” di società, tra cui la “CLS s.r.l.” di Pastorano (sottoposta a sequestro in quanto riconducibile all’imprenditore in questione), il clan riusciva a influenzare, a proprio vantaggio, il prezzo di vendita del prodotto e, nel contempo, ad aggiudicarsi le forniture per importanti opere nel settore degli appalti pubblici. Parallelamente, lo stesso imprenditore versava al clan, periodicamente, somme di denaro a titolo di contropartita dei benefici economici ottenuti grazie all’aggiudicazione delle forniture. Nel corso delle investigazioni sono stati accertati, altresì, rapporti di frequentazione, per motivi conviviali e di lavoro, dell’imprenditore e dei sui diretti familiari con personaggi di spicco del “clan Belforte” di Marcianise (sodalizio ritenuto subordinato a quello casalese). In definitiva, come emerge dall’eseguito decreto del Tribunale sammaritano, l’imprenditore in argomento può essere inquadrato nella figura dell’“imprenditore colluso”, ossia di colui che è entrato in un “rapporto sinallagmatico (accordo contrattuale) con la cosca tale da produrre vantaggi per entrambi i contraenti, consistenti per l’imprenditore nell’imporsi nel territorio in posizione dominante e per il sodalizio criminoso nell’ottenere risorse, servizi o utilità”.

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Le indagini economico-patrimoniali svolte hanno permesso di appurare, conclusivamente, come N.P: e i suoi più stretti congiunti abbiano accumulato, nel corso del tempo, un patrimonio (costituito da beni mobili, immobili, aziende e disponibilità finanziarie) assolutamente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati od alle attività economiche lecite poste in essere.
Accogliendo la proposta avanzata dalla Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia, il Tribunale di Santa Maria C.V., è stato emesso il decreto di sequestro di preventivo dei beni nei confronti dell’imprenditore e dei suoi familiari. Il sequestro eseguito ha riguardato tre società, con relativi patrimoni aziendali, due ditte individuali, alcune quote societarie di tre società, 36 fabbricati, 3 terreni, 36 automezzi; 12 rapporti bancari, per un valore complessivo stimato a circa 15 milioni di euro.

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