Viadotto crollato tra Palermo e Agrigento, Federconsumatori chiede l’azzeramento dell’Anas

Il viadotto era stato inauguarato in pompa magna la vigilia di Natale dal presidente Ciucci. Adusbef e Federconsmatori chiedono che l’Anas non sia solo un rifugio per i pensionati d’oro. La rotazione dei dirigenti è un formidabile antidoto anti corruzione.

Adusbef e Federconsumatori si chiedono come il Governo possa non accorgersi che l’Anas, rifugio di pensionati eccellenti, dispensatore di clientele e di laute prebende, deve essere urgentemente azzerato a cominciare dal presidente Pietro Ciucci. In nessun paese ‘normale’, può accadere che un viadotto inaugurato in pompa magna dal presidente dell’Anas Pietro Ciucci la vigilia di Natale, possa cedere a Capodanno, senza che i suoi massimi vertici vengano dimissionati con urgenza ed inquisiti.

Non serve a nessuno l’indagine interna promessa dall’Anas del presidente Ciucci, il quale il giorno dell’inaugurazione del viadotto costato 13 milioni di euro su un tratto di circa 34 chilometri, dalle numerose opere per un costo complessivo di oltre 295 milioni di euro, i cui lavori, partiti nel giugno 2013, dovrebbero essere completati entro il 2016, aveva sottolineato con orgoglio che il cronoprogramma era stato rispettato, “anche con l’anticipo di qualche tappa” e aveva aggiunto che “il tratto aperto è uno dei più impegnativi dal punto di vista della realizzazione”.

Non basta più promettere punizioni esemplari, bisogna agire per smascherare le vaste contiguità e le commistioni di affari ed interessi di potenti cricche che agiscono contro l’interesse generale, il bene comune e si arricchiscono a danno della collettività, per evitare che in futuro possano essere premiati gli autori degli scempi e delle confraternite che hanno devastato l’Italia: chi sono i collaudatori di quel viadotto, miseramente crollato dopo una settimana, per fortuna senza conseguenze mortali ?

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Come rilevato da una inchiesta giornalistica, centosessanta neoassunti non sono uno scherzo in una società di 6mila dipendenti e circa 200 dirigenti e in un momento di vacche magre come questo per le casse pubbliche e la stessa Anas, anche perché tutti insieme quei 160 signori costano quasi 6 milioni di euro, a molti dei quali vengono riservati posti di pregio e lauti compensi.

Un coetaneo del presidente Ciucci, Gavino Angelo Coratza, ex condirettore generale andato in pensione un anno fa in anticipo sui tempi canonici, riceve 110mila euro l’anno con un contratto valido fino a giugno 2017, più bonus, per il : «Coordinamento delle attività inerenti l’esecuzione del Contratto istituzionale per ‘’attuazione del Piano Nazionale per il Sud», più «l’adeguamento al tipo B dell’itinerario Sassari-Olbia strada statale 597/99». Al pensionato Piero Buoncristiano, ex capo del personale, è stata invece consegnata la poltrona di amministratore Cav, la società Anas con la regione Veneto per la gestione del Passante di Mestre. Anche Ciriaco D’Alessio è stato strappato agli ozi dopo appena un anno di pensione e inserito con una retribuzione di 70mila euro nell’Unità di riserva, l’ufficio che dovrebbe vigilare sul contenzioso con i privati. Fino a un anno fa D’Alessio era il Magistrato delle acque di Venezia e da lì aveva affidato a Ciucci un bel po’ di lucrosi collaudi per le paratie del Mose. Con D’Alessio nell’Unità di riserva ci sono Francesco Bonparola, pensionato da 10 anni, e Roberto Beccali, pensionato da 13. Al quasi settantenne Alberto Brandani, ex consigliere Anas e pure consigliere degli Udc Lorenzo Cesa e Pierferdinando Casini, di euro ne danno 72mila come «Responsabile dell’organo di vigilanza».

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Adusbef e Federconsumatori, che hanno sempre denunciato gli abusi di burocrati e di cricche di Palazzo a difesa della legalità, per tutelare la maggioranza dei lavoratori e dei manager onesti, chiedono al premier di fare piazza pulita dell’attuale management dell’Anas, ed al Parlamento di avviare una commissione di indagine per verificare se oltre all’infornata di pensionati eccellenti, che sembra abbiano aggirato le vigenti norme interpretandole ad uso e consumo di mandarini e manager dell’azienda pubblica, tali condotte dei vertici di un’azienda pubblica, abbiano travalicato le normative penali, causando un danno irreparabile a milioni di giovani senza lavoro ed alla reputazione stessa dell’Italia nel mondo.

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