Assolto due volte riceve da Equitalia una cartella da 30 milioni di euro. Federcontribuenti: ”esempio concreto di una cattiva giustizia lenta e slegata”

Un controllo disposto dalla Procura della Repubblica di Spoleto, due assoluzioni perchè il ”fatto non sussiste” e una cartella da 30 milioni di euro da Equitalia.

Equitalia giro di vitePietro era, nel 1995, titolare di 3 società per la Produzione, Trasformazione e Confezionamento e Commercializzazione di olio extra vergine d’oliva. Decide di chiedere un Contributo Comunitario che all’epoca esisteva sulla commercializzazione dell’olio. Tutto bene fino a quando riceve un controllo: all’inizio la GdF sospettava un giro di fatture false e vendita fittizia. Due processi penali lo assolvono senza dubbio.

La questione fiscale. All’epoca dei fatti, la GdF chiede autorizzazione al Procuratore incaricato per poter utilizzare i dati riscontrati per i fini penali anche per i fini fiscali/amministrativi. Autorizzazione concessa e a Pietro vengono notificati degli avvisi di accertamento da parte dell’allora Ufficio delle Imposte, ed IVA. Dimostrato in sede penale che i capi di mputazione non sussistevano perchè non si è fermata anche la procedura fiscale? A distanza di 20 anni, Equitalia invia a Pietro cartella pari a 30 milioni di euro, pignoramento presso azienda di dello stipendio e presso la banca dove ha un conto da 25 anni.

Scrive Pietro alla Federcontribuenti: ”è una situazione da cui non se ne viene più fuori e che ha distrutto completamente la mia Famiglia. Aiutatemi a denunciare l’accaduto prima che commetta un insulso gesto. Non devo nulla allo Stato, anzi, io sono il danneggiato”. L’ufficio legale della Federcontribuenti si è naturalmente già mossa ma resta l’amaro commento: ”se per una sezione penale i reati contestati non sussistevano, perchè la macchina fiscale non è stata fermata?”

Leggi anche  60.000 giovani rifugiati e migranti arrivati in Italia non accompagnati necessitano di sostegno continuo

About Marina Pellitteri

Direttore responsabile