Dalla “Scapigliatura greca” di Tzipras all’ortodossia di Chicago in chiave renziana

di Stefano Adami.

Il governo Tsipras ha già emesso i primi vagiti, con l’apertura del primo consiglio dei ministri. Vagiti promettenti. Con passaggi tecnici alla mano illustrati dal ministro delle finanze, l’economista Yanis Varoufakis, infatti, Tsipras ha spiegato che i cardini dell’azione governativa sono almeno tre. Immediato stop dei negoziati con la Troika, blocco altrettanto immediato delle privatizzazioni decise dai governi precedenti, aumento – da subito – di stipendi minimi e pensioni minime. Poi si passerà alla riduzione del debito.

Alexis Tzipras4Dove si troveranno i soldi? I soldi si troveranno, si devono trovare per forza, perchè il mandato primo di un governo è difendere ed aumentare il benessere del proprio paese e dei propri cittadini, non affamarlo nè svenderlo. Il blocco delle privatizzazioni, d’altronde, è un vero e proprio colpo per gli affaristi internazionali, per gli sparvieri della finanza.

Le privatizzazioni, infatti, erano una delle ortodossie che la vecchia Scuola di Chicago aveva insegnato a politicanti rapaci e senza scrupoli (quindi ai politicanti in genere). Il nuovo modo di aggredire un paese, in epoca moderna, infatti, non è tanto con le armi, quanto con una destabilizzazione economica che lo costringa a vendere – anzi, a svendere – i propri gioielli di famiglia. Al paese in difficoltà si dice: ‘Siete in crisi economica? Colpa vostra, avete sicuramente sbagliato qualcosa, da qualche parte. Adesso, per pagare il fio, svendeteci i pezzi migliori del vostro corredo, e, con i nuovi gettoni avuti in cambio, rientrate nel gioco, se potete’.

Gli investitori internazionali – tedeschi in primis – erano quindi da tempo al capezzale della Grecia, in attesa che il paese morente tirasse fuori i propri beni dai cassetti e li offrisse loro per pochi spiccioli, pur di avere un po’ di ossigeno. Questo non succederà più. Il nuovo governo ha detto stop. E’ dal 2008, dall’inizio della crisi, che Varoufakis sostiene – con molti tra i migliori economisti mondiali – che un paese non si governa come un’azienda. Le variabili sono troppe e troppo complesse. I bilanci sono solo un aspetto del problema. Dall’altra parte dei bilanci ci sono gli esseri umani.

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Molti sostengono che questo principio l’ha capito alla fine anche Mario Draghi, con il suo Quantitative Esing all’italiana, da lui imposto alla BCE e che ha fatto tanto arrabbiare la signora Merkel. Magari fosse così. Il Quantitative Easing de’ noantri, di di Draghi, il banchiere col sorriso da coccodrillo, è stato, invece, un mezzo tardivo, molto tardivo, messo in campo proprio per depotenziare i movimenti di protesta antiausterità in Europa (Syriza in Grecia, Podemos in Spagna, eccetera). Due fatti cristallini stanno lì a dimostrarlo: che il nuovo strumento draghesco il banchiere l’ha presentato – guarda caso, ah, involontaria coincidenza! – proprio poco prima delle elezioni greche (forse per condizionare il voto?), e che lo stesso strumento entra in vigore non – diciamo – dal primo febbraio, ma da marzo.

matteo Renzi puntigliosoFacciamo, dalla Grecia, qualche braccio di mare, approdiamo in Italia. Qui abbiamo un primo ministro che sostiene che, al contrario di molti europei, gli italiani si stanno arricchendo. Ma sorvoliamo su questo. Ossserviamolo, invece, alla prova nel caso delle elezioni del presidente della Repubblica, che si aprono proprio oggi. Recentemente Renzi ha detto che ‘con il coraggio alla fine si ottengono i risultati’, e che lui, questo ‘coraggio’ ce l’ha. Infatti ha ‘coraggiosamente’ imposto ai parlamentari del Pd l’umiliazione di votare scheda bianca nei primi tre scrutini.

E’ davvero una grave umiliazione, specie al primo scrutinio, che nemmeno la Dc nel suo punto più basso avrebbe imposto ai suoi. Ma perchè scheda bianca? Perchè Renzi vuole controllare i suoi parlamentari, vedere se c’è qualche furbetto che fa il franco tiratore, come ha fatto lui e i suoi in passato. Perchè deve tirarla per le lunghe mentre rincorre fantozzianamente il nome desiderato dal suo partner di gioco, Berlusconi. Chissà, il nome desiderato potrebbe essere quello di Gianni Letta…. Acqua, fuochino…. – ripete intanto Silvio.
I Cinque Stelle hanno finalmente azzeccato una mossa giusta, candidando Prodi e Bersani per vedere quanti, nel Pd, li voteranno, quanti prodiani e bersaniani – gente che in parlamento c’è grazie ai due vecchi leader – si ricorderanno cos’è la lealtà.

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Discorso sui valori, questo, che è molto rischioso. Perchè il Pd, da tempo, è un partito che ha smarrito il concetto di dignità (insieme a tante altre cose). Un partito che si è lasciato brutalmente occupare da un leader di scarsa cultura, di scarsa presenza, che non appartiene per nulla alla sua tradizione, alla sua storia, e che lo tratta come il mocio vileda con cui si puliscono i pavimenti.
Un partito che, a quel leader, dice sempre di sì. Un partito che, se si mette allo specchio, vede…. cosa vede?
Meglio tornare in Grecia. Lì almeno parlano di cose, non di parole.

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