Tunisi, l’attentato effetto di una politica estera Usa del “tutti contro tutti”

attentato tunisi2di Stefano Adami

L’attentato contro i turisti occidentali a Tunisi è un segnale chiaro. Il segnale che, con queste persone, è definitivamente arrivata l’ora di smettere di giocare.E invece con queste persone l’occidente ci ha giocato anche troppo. Prima, negli anni ’80, finanziando – con gli USA – i talebani e Osama Bin Laden. A quel tempo Osama e compagnia erano i buoni e secondo gli USA i talebani erano addirittura ‘fredoom fighters’, combattenti per la libertà. Per quale libertà si batta gente che non vuole l’educazione per le donne e sostiene la lapidazione non si sa; però così venivano definiti in America.

Con queste persone l’occidente ci ha giocato fino a pochi giorni fa. Recentemente, infatti, Hillary Clinton ha dichiarato che fino ad un certo periodo l’Isis è stata finanziata dagli USA in funzione antitalebana. Bella funzione. I fondamentalisti sono anche stati finanziati dagli USA in Siria contro Assad, perché – come aveva detto due anni fa il presidente Obama – ‘Assad se ne deve andare’. Adesso invece il segretario di Stato, Kerry, ci spiega che ‘con Assad si deve trattare’. Bravi. Questo giochetto di mettere tutti contro tutti (‘fra i due litiganti il terzo gode’) lo faceva l’Impero Romano. Poi, dai romani, lo ha imparato anche l’impero inglese, ai tempi del ‘grande gioco’, l’800. Ma loro lo sapevano fare. Gli americani no, non lo sanno fare, visto che armano sempre dei Frankestein che poi gli sfuggono di mano e si rivoltano contro loro e il resto del mondo.

E’ meglio che smettano, dunque.Contro questi terroristi, per ora, le armi più efficaci sono due. Una: l’intelligence. Cercare di intercettarli prima che facciano qualche attentato da qualche parte. Gli strumenti di ricerca ci sarebbero. Le intercettazioni, per esempio. Ma no, le intercettazioni non vanno bene perché poi nelle ricerche potrebbe incappare un politico qualsiasi che cerca lavoro e regali per il figlio o che si fa spiegare da un ‘onesto tecnico’ a cui da la sportula cosa diavolo dire ad una intervista al Corriere della Sera.L’altra arma è quella di seguire i soldi. Come si finanzia l’Isis? Chi da loro i soldi? Ecco, seguire ed interrompere le fonti di finanziamento. Via difficile anche quella. Perché tra le fonti di finanziamento si potrebbero trovare paesi amici, e amici di amici. Certo, in Italia il timore di attentati filo-Isis è molto diffuso, in questi ultimi tempi. Si capisce bene, se si ha come ministro dell’Interno un tizio che permette a un pugno di tifosi olandesi ubriachi di devastare il centro di Roma per 2 giorni. Figuriamoci cosa potrebbe permettere all’Isis.

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