Il Garante dei detenuti: Porto Azzurro è un carcere tra degrado e abbandono

 Il garante dei detenuti della Toscana ha visitato l’istituto penitenziario assieme al garante di Livorno

porto azzurroL’istituto penitenziario di Porto Azzurro, all’isola d’Elba, era un carcere modello. Negli anni della riforma penitenziaria, e fino a una decina di anni fa, a Porto Azzurro veniva pubblicato un giornale, la Grande Promessa, che era una voce di dibattito e di libera espressione anche per i detenuti. Su quel giornale, ad esempio, si è discusso dell’opportunità di superare l’ergastolo in Italia. Ed altri progetti, collegati ad attività produttive, facevano del supercarcere dell’Elba un luogo di sperimentazione ponendolo all’avanguardia nel panorama nazionale. Da tempo, invece, Porto Azzurro non ha più niente di sperimentale e l’istituto non è più un carcere modello.La denuncia è del garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, che oggi ha visitato l’istituto di Porto Azzurro assieme al garante dei detenuti di Livorno, Marco Solimano, che a sua volta ha evidenziato l’insostenibile situazione di degrado di un carcere in cui vi sono anche dei reparti, come il terzo, dove i servizi igienici sono addirittura all’aperto.A Porto Azzurro sono attualmente recluse 220 persone di cui 37 ergastolani. Altri 28 detenuti sono invece impiegati in uno speciale programma di recupero sull’isola di Pianosa. In ogni caso, secondo Corleone, ormai da troppo tempo il carcere di Longone, come veniva chiamata una volta Porto Azzurro, è senza un direttore ed anche se la delegazione ha avuto un’accoglienza di piena disponibilità, ha aggiunto il garante regionale, questa mancanza è la fotografia dello stato di abbandono in cui versa il carcere.Vi è la necessità di rivedere il numero dei reclusi ed apportare tante migliorie, ha concluso Corleone, che ha anche ricordato che il giro di visite alle carceri toscane, ormai avviato alla conclusione, domani porterà la delegazione all’istituto dell’isola di Gorgona.

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