Trani, le suore dalle “mani bucate”. Voragine nei conti, “rosso” di 500 milioni e assunzioni clientelari nelle case di assistenza che gestivano

Questa mattina gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Bari e del Nucleo di Polizia Tributaria, hanno eseguito dieci ordinanze di custodia cautelare, di cui tre in carcere e sette ai domiciliari ed il sequestro di un immobile appartenente all’ente ecclesiastico “Casa di Procura Suore Ancelle della Divina Provvidenza” sito in Guidonia (Roma). In via preliminare riteniamo opportuno sottolineare che siamo stati tra le prime AA.GG. ad aver beneficiato del nuovo corso di trasparenza e collaborazione della Banca Vaticana voluto dal Santo Padre. Va pertanto riconosciuta la preziosa collaborazione fornita dallo IOR, nell’ambito delle rogatorie internazionali richieste da questa A.G.

opera don UvaL’indagine, durata tre anni, articolatasi in numerosissime acquisizioni documentali, perquisizioni locali, accertamenti bancari, escussione di soggetti informati sui fatti, migliaia di intercettazioni telefoniche (tutte preziose nella ricostruzione dei fatti e delle responsabilità penali), ha ad oggetto l’Ente religioso denominato Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza opera Don Uva onlus.Trattasi di un Ente Ecclesiastico fondato da Don Pasquale Uva nel 1922, avente finalit’ di culto e religione, che esercita attivit’ di cura e assistenza delle persone con facolt’ intellettive compromesse, in forza di convenzionamento con il Servizio Sanitario delle Regioni Puglia e Basilicata, nonch’ di un accreditamento, con le stesse regioni, relativamente ad altre attivit’ Ospedaliere.
La struttura si articola nelle tre sedi di Bisceglie, Foggia e Potenza. Stando a quanto si legge negli atti ufficiali della Congregazione, le Ancelle della Divina Provvidenza farebbero proprio il motto paolino ‘Charitas Christi urget nos’ e vivrebbero la loro esperienza missionaria nel cuore della Chiesa secondo l’originale carisma del Fondatore. Il loro servizio pastorale, come recita il sito internet della Congregazione, consisterebbe nel prendersi cura delle persone colpite nelle facoltà intellettive e fisiche, privilegiando le aree di particolare necessità e di abbandono ‘per farsi voce di chi non ha voce’.

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Le indagini hanno chiarito che i nobili principi ispiratori della venerabile missione avviata dal Padre Fondatore ormai non sono altro che un lontano ricordo. Negli ultimi decenni si è invero assistito ad un lento ed incessante processo di secolarizzazione della Congregazione, divenuta facile e ghiotta preda di poteri forti e di trame politiche; nel corso di questo processo involutivo le stesse Ancelle (o per lo meno, alcune di esse) sembrano aver completamente rinnegato i canoni fondativi della loro missione, rendendosi complici, quando non addirittura protagoniste di primo piano, dei gravi misfatti compiuti all’interno dell’Ente.
Gli arresti nei confronti delle religiose, ritenute dagli investigatori le massime responsabili della Congregazione delle Ancelle, hanno riguardato anche di un ex Direttore Generale, di Amministratori di fatto, di consulenti e di dipendenti dell’Ente stesso, ma nel lungo elenco degli indagati, compaiono anche altri professionisti, ex amministratori della CDP e personalità politiche della zona, tutti coinvolti in vari episodi di dissipazione e distrazione di risorse dell’Ente. Le misure sono state adottate in relazione a numerosissimi reati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta ed altri, nell’ambito del crack dell’Ente Ecclesiastico Congregazione Ancelle della Divina Provvidenza Che, a causa di una pesantissima esposizione debitoria di oltre 500 milioni, si trova attualmente in Amministrazione Straordinaria. La richiesta di arresto del senatore Antonio Azzollini, Ncd, presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, notificata dalla Procura della Repubblica di Trani nell’ambito dell’inchiesta sul fallimento della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie, è stata trasmessa alla giunta delle Elezioni e delle immunità parlamentari di palazzo Madama, presieduta da Dario Stefano
La Procura della Repubblica di Trani, destinataria di numerosi esposti in merito alla scandalosa gestione dell’Ente, nell’aprile 2012 ha chiesto il fallimento dell’Ente Religioso e da quel momento la lunga e complessa indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria di Bari della Guardia di Finanza, ha messo in luce l’innumerevole serie di reati che hanno portato al surrichiamato clamoroso crack da oltre 500 milioni di euro, di cui oltre 350 sono rappresentati da debiti nei confronti dello Stato.
L’approfondita analisi della gestione dell’Ente prima del commissariamento ha consentito di comprendere le cause del default, come una gestione totalmente svincolata dai criteri di una corretta amministrazione aziendale, in cui per decenni è mancata persino una contabilità ed organi che controllassero la rispondenza ad economicità delle operazioni gestionali. Accanto a una inesauribile serie di appropriazioni, sperperi, dissipazioni, forniture fuori mercato con contratti a tutto favore dei terzi ed ad tutto danno dell’Ente, come anche le assunzioni clientelari in momenti di crisi, allorché contemporaneamente si procedeva a consistenti riduzioni di personale per poter accedere agli ammortizzatori sociali previsti dalle norme vigenti e assunzioni di personale inutile oppure destinato a mansioni del tutto svincolate dalle professionalità richieste.

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Il caso più clamoroso di sottrazione di patrimonio aziendali – ricordano gli investigatori – è rappresentato dagli oltre 30 milioni di euro e da un immobile destinato a clinica privata in Guidonia fittiziamente intestati ad altri Enti Ecclesiastici paralleli gestiti dalle suore della Congregazione, nel tentativo di sottrarli ai creditori e quindi anche allo Stato.
Sono proprio le parole usate dall’Amministratore Straordinario in una delle sue relazioni a costituire un pesante e lucido atto di accusa nei confronti di coloro che si sono avvicendati alla guida dell’Ente a partire dalla fine degli anni ’90: alle nefandezze commesse da questi soggetti il Commissario attribuisce, senza mezzi termini, la ritardata emersione dello stato di insolvenza della CdP, e, conseguentemente, l’aggravamento della condizione di dissesto.

Dice il Commissario Straordinario: ‘La consapevolezza dello stato di insolvenza, che si manifesta allorquando l’intensità e l’entità delle perdite economiche, unite alla scarsa solidità dell’assetto patrimoniale, conducono all’incapacità dell’impresa di fronteggiare i propri impegni finanziari, ciò di soddisfare regolarmente e con mezzi ordinari le proprie obbligazioni, era nota agli amministratori fin dagli ultimi anni ’90.

Gi’ nel 1997 infatti le disponibilità finanziarie della Congregazione non erano sufficienti ad assolvere gli impegni di spesa previsti nei confronti del personale; tale criticità si ripete nel corso dell’esercizio 1999, quando la Congregazione si trova costretta a far ricorso al mercato del debito anche al fine di ottenere le provviste necessarie a far fronte ai c.d. ‘pagamenti obbligatori’.
Tale situazione appare ancor più manifesta a partire dai primi anni 2000; dal luglio 2001 l’Ente non ‘ più in grado di assolvere alle obbligazioni di natura previdenziale ed erariale connesse al lavoro dipendente (Non vengono pi’ versate le ritenute dei dipendenti) ; dal gennaio 2002 l’Ente non ‘ pi’ in grado di assolvere nemmeno ai contributi a carico dell’azienda verso INPS e INAIL’.
1 Non vengono pi’ versate le ritenute dei dipendenti.

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