Prato, stretto il cerchio attorno ai “prestanome” nella Chinatown dell’illegalità commerciale

Nella mattinata odierna è stata data esecuzione a 49 decreti di perquisizione locale emessi dalla Procura della Repubblica di Prato a firma del Procuratore della Repubblica dott. Giuseppe Nicolosi e del Sost. Proc. dott. Lorenzo Gestri, nell’ambito di 25 distinti procedimenti penali attualmente iscritti a carico di ignoti.

Guardia di Finanza (1)All’esecuzione dei provvedimenti partecipano 125 Militari della Guardia di Finanza, con la collaborazione esecutiva di 25 tecnici del Dipartimento di Prevenzione e Sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Usl 4 di Prato.
Le attività di indagine condotte da alcuni mesi dal Nucleo di Polizia Tributaria di Prato, su impulso della locale Procura della Repubblica, rappresentano una iniziativa unica nel suo genere, che si propone di contrastare sul piano investigativo e giudiziario una realtà che ha assunto i connotati di un vero e proprio fenomeno endemico, diffusosi e consolidatosi negli anni nel territorio del circondario pratese.

Trattasi del ricorso che imprenditori di nazionalità cinese sono soliti fare all’impiego di “prestanome”.
Un simile illecito modus operandi consente infatti a tale “imprenditori di fatto”, di massimizzare i profitti dell’attività di impresa, sottraendosi ai rischi e alle responsabilità penali connesse all’esercizio illecito della loro attività, oltre a tradursi in una sistematica e diffusa violazione delle regole della leale concorrenza.
Tutti gli obiettivi divenuti oggetto dell’odierna attività di perquisizione sono appunto riconducibili ad attività imprenditoriali cinesi, esercitate in forma di impresa individuale.

L’obiettivo che le indagini in corso perseguono, in relazione ai singoli centri imprenditoriali sin qui individuati, è il medesimo conseguito nell’ambito del procedimento penale già trattato dalla Procura della Repubblica di Prato relativo al rogo di via Toscana, laddove l’esperienza prima procedimentale, e poi processuale, ha consentito di dimostrare che a fronte di uno schermo apparente, in sostituzione del titolare formale della ditta distrutta dall’incendio del 01.12.2013 in cui persero la vita sette operai cinesi, cinque dei quali clandestini, operava in realtà altro soggetto, ossia il reale imprenditore di fatto nonché datore di lavoro.

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Proprio partendo dall’esperienza della predetta tragica vicenda processuale, la Procura della Repubblica di Prato ha avviato un monitoraggio costante delle informazioni acquisite attraverso i controlli ispettivi effettuati dal Dipartimento di Prevenzione e Sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Usl 4 di Prato, posti in essere in attuazione del “Protocollo Straordinario triennale in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro della Regione Toscana”.

Tali informazioni stanno permettendo di realizzare una vera e propria mappatura delle imprese cinesi operanti sul territorio del circondario, i cui titolari si sono resi nell’ultimo anno responsabili di illeciti in materia di sicurezza del lavoro.
Fra queste, sono state approfondite le posizioni di quelle attività di impresa che non hanno mai consentito di rintracciare il datore di lavoro formale, ossia l’intestatario dell’attività, che a tutt’oggi risulta per le regole procedimentali vigenti un “irreperibile”.
Tali informazioni sono quindi divenute oggetto di specifiche deleghe di approfondimento alla Guardia di Finanza.

Il lavoro interdisciplinare del Nucleo di Polizia Tributaria di Prato e del Dipartimento della Prevenzione Sicurezza sui luoghi di lavoro dell’Usl 4 di Prato, ha sin qui consentito di evidenziare una serie di dati indiziari e sintomatici della possibile divergenza fra titolarità formale e di fatto nell’esercizio dell’attività di impresa delle ditte oggi divenute oggetto delle attività di perquisizione.

Le emergenze investigative sin qui raccolte trovano conferma anche nell’analisi dei dati statistici tratti dall’archivio storico della Camera di Commercio di Prato, che dimostrano come l’imprenditoria cinese del circondario sia solita fare ricorso pressoché in via esclusiva alla forma della ditta individuale, oltre a connotarsi per il fatto che la quasi totalità delle attività cessano in un brevissimo periodo dalla loro apertura, addirittura fra il primo ed il terzo anno di vita.

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In tale contesto, proprio l’individuazione dell’effettivo gestore dell’attività di impresa diviene una vera e propria priorità secondo le direttive della Procura della Repubblica, per evitare che lo schermo offerto dal sistema dell’intestazione fittizia a “prestanome”, possa consentire che la consumazione di una pluralità di illeciti fra cui su tutti quelli in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro, di evasione fiscale, di previdenza sociale, oltreché di impiego di manodopera di lavoratori clandestini, senza che i veri responsabili ne rispondano penalmente.

Anche le prime risultanze acquisite nel corso degli interventi odierni, attualmente al vaglio di analisi della Guardia di Finanza, confermano l’attualità del fenomeno patologico appena descritto, ed in alcuni casi di un sistema di supporto ausiliario tecnico contabile, che dovrà essere oggetto di approfondimento investigativo.