Da imprenditore a malato mentale per colpa delle banche. L’Italia è tutta una follia

Stefano Baldo è stato screditato, additato come persona depressa, psicologicamente fragile, in procinto di uccidersi e quindi invitato a curarsi. Baldo non è malato è solo un imprenditore padovano che non aveva problemi di lavoro fino a quando le società creditrici non sono fallite e le banche, vista la difficoltà per il rientro sul conto anticipi, non si sono adoperate per smantellare ogni suo bene anche se accusate di aver praticato usura e anatocismo.

Dichiarazione di Stefano Baldo: ”non avendo mai avuto bisogno delle forze dell’ordine non mi sarei mai immaginato una cosa del genere: rubare, estorcere, istigare al suicidio non sono più considerati reati, siamo solo limoni da spremere. Voglio che la mia persona sia pulita come lo era prima e per quello che riguarda la mia atttività di imprenditore, in sede civile il giudice ha riscontrato usura nel conto corrente, per quello che riguarda i concordati sono io che avanzo denaro e i debiti li pago quando sarò stato pagato per il mio lavoro. Se sto male è colpa degli usurai estorsori che non vengono puniti è da quì che nasce il disagio”.

Imprenditore cappioLa storia di Stefano Baldo.

Nel dicembre 2013 Stefano Baldo comunica alle proprie banche di aver ricevuto dalle aziende sue clienti comunicazione di inizio procedure concorsuali per 400 mila euro. Lo comunica perchè la sua azienda utilizzava il conto anticipi, gli serviva che le banche attendessero per il rientro. La BCC di Sant’Elena ricevuta comunicazione e senza avvisarlo gli congelava il conto aziendale poi gli intimava di rientrare di tutte le somme e prospettava a Baldo come unica alternativa un mutuo ipotecario intestato a terza persona estranea all’azienda, mettendo le mani sulla casa dei genitori. A questo punto, Stefano Baldo, cittadino italiano, contribuente senza alcun debito con il fisco, lavoratore senza problemi di lavoro viene sbattuto spalle al muro con l’azienda che gli si sbriciola tra le mani, con i conti da far quadrare, in azienda e in casa e una vita di colpo non più sua ma della banca. Decide di farsi fare una perizia econometrica sui movimenti bancari, decide cioè di passare all’attacco e la perizia riscontra usura e anatocismo ma, il giudice per le indagini preliminari, riscontrate anomalie nel calcolo ne dispone l’archiviazione per il reato di usura. I legali di Baldo si sono opposti alla richiesta.

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Federcontribuenti: ”accertare l’usura è affare sempre più complicato, specie quando si accavallano i periodi anti e post CSM ( Commissione Massimo Scoperto in vigore fino al 2010 e sostituita con Commissione Istruttoria Veloce ), la CIV penalizza fortemente gli utenti bancari perchè, anche per poche ore di scoperto si trovano addebitati costi di CIV altissimi. Non è vero che l’usura non si applica più, è vero che dimostrarla, calcolarla e quindi accertarla è stato reso più difficile. La giurisprudenza si spacca in due quando deve pronunciarsi sull’usura, come se la stessa formula matematica evidenziata dalla Banca d’Italia possa essere oggetto di opinioni divise e contrastanti”.

La situazione economica di Stefano Baldo.

400 mila euro la somma che Baldo deve vedersi accreditare dalle aziende in concordato; 300 mila euro la somma che Baldo deve avere da società fallite. 270 mila euro di debito con la banca, meno i 110 mila euro che la banca ha prelevato dal conto di famiglia di Stefano Baldo, meno 154 mila euro conteggiati dal perito per gli interessi anatocistici, restava un residuo di 6 mila euro a fronte di una azione esecutiva dal valore di 700 mila euro.

La posizione della banca.

La Banca ha precisato davanti alle telecamere che la legge li autorizza a passare all’azione esecutiva anche per soli 100 euro. Iniziano le attività di blocco, l’impossibilità cioè di lavorare per Baldo che senza un conto corrente si vede occludere ogni canale per pagare ma anche per riscuotere. Neanche la garanzia di Artigianfidi convince le banche a mollar l’osso e rifiutano come garanzia il capannone dell’azienda. Pressano Baldo con doppi appuntamenti settimanali, infine si prospetta il fallimento.

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Da imprenditore sano a malato mentale.

Il 9 aprile 2015, un anno dopo la denuncia – querela di Stefano Baldo presso la Caserma dei Carabinieri di Legnaro con le seguenti accuse contro la popolare, usura; atti persecutori; lesione del diritto di immagine; estorsione e istigazione al suicidio, la stessa Caserma scriveva ai servizi sociali del proprio comune; il Comandante Soldano era preoccupato. Nelle prime due righe presentava il caso del sig. Stefano Baldo come i problemi con l’azienda e con le banche, ma, ad impressionarci è quello che scrive in seguito:

Baldo non intende arrendersi e continua a portare avanti l’azienda tra enormi difficoltà tanto da causargli uno stato di ansia e depressione. L’uomo riferisce che tra le 04 e le 05 del mattino sente il bisogno di compiere gesti insani e per scongiurare tali eventi invoca l’aiuto alle forze dell’ordine o scrive email al Ministero dell’Interno, alla Prefettura, al Centro anti racket, anti usura ecc. Non chiede aiuto però al Servizio Sanitario nè intende recarsi per sottoporsi alle cure del caso”.

I servizi sociali rispondono al Comandante: conversazione del 2 maggio in caserma a Legnaro. ”Egregio Comandante Soldano, in merito alla Sua segnalazione del 9/04/15 le comunico le considerazioni sulla situazione del Sig. Stefano Baldo da me incontrato il 2 maggio scorso nella Caserma dei Carabinieri da Lei diretta.

Il signor Baldo, pur non essendo stato informato preventivamente dell’incontro con un medico, ha accettato il colloquio senza irrigidirsi. Si è presentato lucido, orientato, senza evidenziare turbe della percezione e dell’ideazione. Ha raccontato con adeguata preoccupazione una vicenda di lavoro molto complessa e i vari passi che sta mettendo in atto per garantire la prosecuzione della propria attività e la salvaguardia della propria famiglia. “Non ho ritenuto necessario proporre al Sig. Baldo terapia farmacologica, non avendo riscontrato una sintomatologia inquadrabile in una patologia”.

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Perché non c’è pillola o altra terapia che possa far guarire dalla rabbia un uomo che aveva chiesto solo tempo alla propria banca, un temporeggiare che avrebbe risolto tutto senza lasciare una lunga scia di sangue, amarezza e voglia di riscatto. Perché un uomo, in Italia, viene attaccato in tutti i modi con cui si può attaccare un uomo, defraudandolo di ogni bene, dalla casa, ai conti bancari, al lavoro finanche della propria dignità umana.