Mazzette all’Anas, sono gli 31 indagati: associazione per delinquere, corruzione e protezione dalla ‘ndragheta

Sono 31 gli indagati coinvolti nell’odierna operazione che ha permesso di individuare fenomeno di corruzione da parte di dirigenti e funzionari di Anas Spa i quali, stando alle indagini, avrebbero abusato dei propri poteri derivanti dall’incarico ricoperto nell’ambito dei propri uffici al fine di ottenere utilità e provviste corruttive da imprenditori, titolari di società di rilievo nazionale, in alcuni casi con l’intervento di un “colletto bianco” (un avvocato di Catanzaro) e dell’ex sottosegretario finito agli arresti.

Guardia di Finanza (9)Le indagini condotte dal Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata dalla G. di Finanza di Roma, attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e video riprese, e con altri riscontri di polizia giudiziaria hanno raccolto indizi sui reati contestati. In particolare il gruppo degli indagati e dei destinatari delle misure cautelari è accusato a vario titolo, nei rispettivi ruoli avuti nei fatti, di  associazione per delinquere, corruzione per l’esercizio della funzione e per atto contrario ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità e voto di scambio.

Figura centrale è risultata una donna A. A., Dirigente Responsabile del Coordinamento Tecnico Amministrativo di Anas Spa, ritenuta dagli investigatori un vero e proprio “deus ex machina” all’interno del sodalizio, che si sarebbe avvalso della fattiva compartecipazione di ulteriori dirigenti dell’azienda pubblica, quali O. D. G. (Dirigente Responsabile del Servizio Incarichi Tecnici della Condirezione Generale Tecnica), S. S. L. (Dirigente Area Progettazione e Nuove Costruzioni) nonché di funzionari “di rango minore”, quali G. P. e A. F., tutti oggi destinatari di provvedimento restrittivo.

Dagli investigatori si apprende che la donna, la Dirigente Responsabile del Coordinamento Tecnico Amministrativo nello svolgimento del suo incarico dirigenziale avrebbe operato in modo da offrire, in un esplicito “do ut des”, il suo sostegno ad un altro dipendente Anas (“…come si dice… sono una sua ammiratrice io… una sua sponsor… spero di esserlo anche in futuro…”) si legge nell’ordinanza che riporta un’intercettazione. Inoltre, la donna avrebbe tatto intere ai sodali G. P. e N. F.. i suoi propositi (“…speriamo di tenerci forte come abbiamo fatto fino ad adesso.. e di fare tutti un saltino in avanti per poterci aiutare… perché quello è poi lo scopo.. capito? che chi.. io sono stata abituata in questo modo.. chi cresce, chi fa un salto in avanti, si porta gli altri dietro.. questa è la scuola…”), soprattutto in relazione al recente cambio del top management di Anas S.p.a.

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Secondo gli investigatori le conversazioni captate hanno consentito di far emergere come nel gruppo valesse la regola per la quale “…SE VIAGGI DA SOLO NON FAI NIENTE… chi ha cercato di viaggiare da solo, POI L’HANNO AZZOPPATO… perché, poi, alla fine, non ti riconoscono più…”: in altre parole, trattavasi di un vero e proprio “sistema” criminogeno, specializzato e consolidato da anni.
La condotta illecita posta in essere si è concretizzata nello sblocco di contenziosi in essere con l’Anas (ex art. 31-bis della cd. Legge MERLONI, ora previsto dall’art. 240 del c.d. Codice degli Appalti), nella velocizzazione delle pratiche inerenti i relativi pagamenti, nella disapplicazione di penali ed, ancora, nel favorire l’ottenimento di fondi illecitamente maggiorati. In altri termini, le investigazioni hanno consentito di accertare come i dipendenti pubblici finiti sotto inchiesta si siano esclusivamente occupati di curare e favorire l’interesse particolare di imprenditori con cui, per ragioni d’ufficio, si interfacciavano, a completo discapito dell’interesse generale, riguardante la corretta edificazione di opere pubbliche strategiche per la collettività.
Per l’illecito servizio prestato, è stato ampiamente documentato come i dipendenti dell’Azienda abbiano ottenuto provviste corruttive in danaro, per esempio chiedendo l’assunzione di persone “a loro vicine” oppure con  l’affidamento di lavori in sub appalto a imprenditori loro vicini. Meritevole di menzione è il linguaggio criptico utilizzato nel descrivere le dazioni di denaro, definite alternativamente “libri”, “topolini” o “medicinali/antinfiammatori”.

Gli episodi di corruzione, nei confronti dei pubblici ufficiali, sono stati identificati in tre imprenditori di origini catanesi, oggi destinatari di provvedimento restrittivo, a cui sono riferibili le società di rilievo nazionale TECNIS SPA e COGIP INFRASTRUTTURE SPA, entrambe con sede legale a Tremestieri Etneo (CT).

Dalle indagini è emerso che un ruolo di spicco lo avrebbe avuto il politico Luigi Giuseppe Meduri, anch’egli oggi tratto in arresto, già Presidente della Regione Calabria, dal gennaio 1999 all’aprile 2000, Deputato nella XIV legislatura (Margherita Ulivo) e, dal maggio 2006 al maggio 2008, Sottosegretario al Ministero delle Infrastrutture (Governo Prodi), ritenuto il faccendiere che, da un lato, avrebbe sostenuto le illecite richieste degli imprenditori catanesi, dall’altro, si sarebbe interessato per la corresponsione di indebite provviste di denaro da parte di questi ultimi in favore dei dipendenti pubblici investigati ed ha, altresì, richiesto alla dirigente Anas l’assunzione oppure la riconferma dell’impiego presso l’azienda di due geometri di suo diretto interesse.

ss38Più nel dettaglio, la dirigente sarebbe stata interessata dagli imprenditori siciliani e, per conto degli stessi, dall’ex sottosegretario, non solo per la velocizzazione dei pagamenti conseguenti all’iscrizione di “riserve” nelle contabilità di cantiere, risolte attraverso il meccanismo del cd. “accordo bonario”, ma, anche e soprattutto, per l’ottenimento dell’autorizzazione alla cessione di un ramo d’azienda (in realtà una vera e propria cessione del contratto d’appalto, normativamente non lecita), concernente la realizzazione della Variante di Morbegno, in Lombardia, in provincia di Sondrio.

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Da qui risulta che le aziende facenti capo agli imprenditori catanesi, in A.T.I., erano aggiudicatarie di un appalto dell’Anas Spa, per un importo pari a oltre 145 milioni di euro, per la progettazione e l’esecuzione della Variante di Morbegno, dallo svincolo di Fuentes allo svincolo del Tartano, in seguito i due imprenditori catanesi avrebbero inteso cedere il ramo d’azienda (in realtà, come detto, l’appalto), relativo alla realizzazione della citata Variante di Morbegno, in favore di un’altra società con sede a Sondrio. Tuttavia la cessione era condizionata all’autorizzazione dell’appaltante Anas Spa, attraverso la cd. presa d’atto. In relazione all’espletamento di tali “pratiche”, venivano documentati plurimi episodi di corruzione, concretizzatisi in 6 dazioni di denaro, dal dicembre 2014 all’agosto 2015, per un totale pari ad almeno 150mila euro.

Il titolare di un’altra azienda, la VIDONI SPA, con sede legale a Travagnacco (UD), importante ditta operante nella realizzazione di opere pubbliche, era aggiudicataria di appalti con l’Anas Spa, nel periodo tra il 2006 e il 2014, per un importo totale pari a oltre 275milioni di euro. In particolare, Sempre la dirigente Anas si sarebbe attivata per l’adozione degli atti finalizzati al pagamento ed all’erogazione dei corrispettivi contrattuali in favore della VIDONI SPA, in via privilegiata rispetto ad altre imprese realizzatrici. Dalle indagini emerge che sarebbe corsa una promessa indebita, quale corrispettivo, come l’assunzione di un soggetto “di suo interesse” presso una società del gruppo riconducibile all’imprenditore friulano: assunzione, poi, effettivamente avvenuta nel febbraio 2015;

Ulteriore episodio corruttivo accertato ha riguardato l’esproprio di un terreno da parte di Anas Spa, in relazione al quale è stata documentata la corresponsione di una provvista corruttiva, per un importo pari a 50mila euro, materialmente effettuata da parte del legale catanzarese E. B., oggi destinatario di provvedimento restrittivo, per conto dei proprietari, identificati nei fratelli G e S. S., anch’essi di origini calabresi ma da tempo dimoranti a Roma, destinatari di avviso di garanzia.
Sempre nel corso delle indagini, è stato altresì individuato un gravissimo episodio, assolutamente esplicativo dello spessore criminale della dirigente pubblica finita nei guai.

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È stato rilevato, infatti, come quest’ultima avrebbe “consigliato” ai titolari di un’azienda, aggiudicataria di un appalto pubblico in Calabria, di subappaltare alcune opere a ditte facenti capo ad imprenditori già noti alle cronache giudiziarie per contiguità alla criminalità organizzata di stampo ‘ndranghetista, i quali avrebbero garantito la necessaria sicurezza in un territorio ad alta densità mafiosa. In particolare, la dirigente Anas, nei rapporti corruttivi con la una società di imprenditori romani, per la realizzazione di opere pubbliche nel comune di Palizzi (RC), non solo avrebbe richiesto l’assunzione di operai e geometri, ma avrebbe esercitato pressioni affinché la fornitura del calcestruzzo e il movimento terra (attività notoriamente di interesse quasi esclusivo delle cosche di ‘ndrangheta in quei territori) venisse affidato a persona di fiducia della stessa Dirigente. Così facendo sarebbe stata garantita la sicurezza del cantiere da interventi o pressioni di gruppi criminali egemoni nella zona di competenza.

Voto urna elettorakeIn ultimo, ad aggravare ulteriormente il già fosco quadro indiziario, è emerso un chiaro episodio di voto di scambio, concernente la promessa di assunzione lavorativa all’Anas S.p.a. in società collegate, effettuata dalla dalla dirigente finita agli arresti in favore di un compaesano calabrese, in cambio del sostegno elettorale fornito al fratello della stessa, candidato (non eletto) alle elezioni regionali in Calabria dello scorso Novembre 2014.
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