Auto gratis al Giudice per non pagare per tasse. Arrestati imprenditore, presidente della Commissione Tributaria e altre due complici

Catania – Nella giornata di oggi gli uomini della Guardia di Finanza di Catania hanno arrestato quattro persone ritenute responsabili del reato di corruzione in atti giudiziari. Al quinto indagato, al quale è stata applicata la misura degli arresti domiciliari, è invece contestato il favoreggiamento aggravato.Guardia di Finanza Arresto (1)

Tra i destinatari delle misure vi è il Presidente della VIII Sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Catania, F. I., accusato di aver emesso, nel tempo, diverse sentenze favorevoli nei confronti delle società appartenenti al gruppo imprenditoriale “Virlinzi”, dietro il presunto ricevimento delladisponibilità di diverse autovetture almeno sin dall’anno 2010.

Di analoghe accuse dovranno rispondere anche G. V., Imprednitore catanese, “storico” commercialista della “Virauto S.p.a.” G. L. R., nonché il direttore commerciale della stessa società, A. M..
E’ stata altresì disposta la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti del Cancelliere della Commissione tributaria provinciale di Catania, A. T., al quale è contestato il reato di favoreggiamento personale.

L’attività – svolta dal G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Catania, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla Procura della Repubblica etnea – ha fatto emergere la presunta esistenza di un consolidato accordo criminoso tra gli indagati, protrattosi nel tempo e volto ad assicurare sentenze favorevoli al gruppo imprenditoriale in relazione a ricorsi dallo stesso proposti innanzi alla Commissione Tributaria provinciale di Catania.

Decisivo, in tale contesto, sarebbe stato il ruolo del Giudice , il quale, attraverso costanti contatti con il commercialista L. R. e rivestendo sempre il ruolo di Presidente – relatore ed estensore delle relative sentenze -, avrebbe provveduto a redigere sentenze di accoglimento dei ricorsi presentati dalle società, garantendo in tal modo l’annullamento di accertamenti fiscali di rilevante ammontare. Di particolare rilievo una sentenza che, nel merito, sarebbe stata ritenuta del tutto illegittima in quanto basata su presupposti falsi, mentre in altri casi le sentenze di accoglimento dei ricorsi riconducibili al gruppo Virlinzi sono state emesse in tempi ristrettissimi.

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A fronte di tale “disponibilità”, il gruppo imprenditoriale avrebbe assicurato nel tempo al Giudice la messa a disposizione gratuita di diverse autovetture, per le quali la concessionaria dellafamiglia Virlinzi si accollava anche tutti i costi di manutenzione, assicurazione, ivi compresi quelli di riparazione in caso di guasti e incidenti.
Gli accertamenti volti ad acquisire la documentazione relativa alle predette autovetture hanno fatto emergere l’inesistenza di titoli giustificativi dell’uso delle stesse da parte del giudice. Nonostante ciò, su una delle due autovetture intestate alla concessionaria il Giudice avrebbe anche apposto un adesivo riportante lo stemma “magistratura tributaria”.

La stessa concessionaria è stata utilizzata dal giudice anche per riparare l’autovettura della moglie, con spese, anche in questo caso, a carico del gruppo. Nel corso delle indagini, dopo l’effettuazione di alcune acquisizioni documentali presso la Commissione tributaria, sarebbero stati accertati anche gravi condotte volte a depistare le indagini da parte del giudice.

Particolarmente significativo sarebbe stato il tentativo posto in essere dal giudice, con la complicità del cancelliere, di recuperare da un ufficio della Commissione Tributaria una sentenza favorevole emessa e depositata nel luglio 2015 sempre nei confronti di un società del gruppo Virlinzi.

L’intenzione era quella di sostituire alla sentenza di accoglimento del ricorso presentato dalla società una sentenza di condanna, al fine di “smontare” l’eventuale impianto accusatorio, posto che l’acquisizione di diverse sentenze riconducibili anche al gruppo in questione presso la Commissione Provinciale da parte della Guardia di Finanza aveva ingenerato allarme nello stesso. Tale tentativo, tuttavia, non è andato a buon fine, poiché la decisione era già stata depositata e registrata e, pertanto, i predetti si vedevano costretti a desistere dall’ulteriore azione criminosa.

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