Amiata, arsenico nell’acqua. Sindaci e Acquedotto del Fiora si assumano le proprie responsabilità  sulla potabilità e rischi per la salute

Quattro anni fa Sos Geotermia fece -a proprie spese- una serie di 
analisi a campione sulla presenza di arsenico e mercurio nell’acqua 
potabile dell’Amiata, versante grossetano.
Ne scaturì una pubblica denuncia che, è il caso di dire, smosse le acque 
placide e tranquille in cui si cullavano amministratori e gestori degli 
impianti, nonostante i precedenti allarmi sui rischi di inquinamento 
causati anche dalle attività delle centrali geotermiche. (*)

Oggi un nuovo campionamento delle acque fatto dai cittadini -a loro 
spese- mostrerebbe una situazione senza dubbio peggiore rispetto al 
2012, nonostante anche gli abbattitori di arsenico e la miscelazione 
delle acque di diverse sorgenti per ridurne le concentrazioni.
Quasi la totalità dei valori dell’arsenico sono superiori a 5 
microgrammi/litro che è la soglia oltre la quale l’OMS, l’Organizzazione 
Mondiale della Sanità, e i medici dell’ISDE sconsigliano l’uso potabile 
per bambini, donne in gravidanza e persone “fragili” con patologie.
Ma, ancor peggio, in ben tre casi sembrerebbe superato addirittura il 
limite di legge di 10 microgrammi/litro, situazione che dovrebbe far 
scattare allarmi e divieti di potabilità che invece non ci sono stati, o 
ci sono sfuggiti.

Ci chiediamo: ma i sindaci, responsabili primi della salute pubblica, e 
i vertici dell’Acquedotto del Fiora hanno il polso della situazione e 
sono in grado di smentire questi dati pubblicando le analisi per tutte 
le sorgenti degli ultimi anni?
Nel caso fossero confermati gli sforamenti e comunque l’alto tenore di 
arsenico nell’acqua potabile, a parte le promesse da marinaio del’ex 
presidente dell’Acquedotto di anni fa che si impegnava per drastici 
abbattimenti, cosa intendono fare i sindaci e i vertici dell’Acquedotto 
del Fiora, prima di dimettersi?

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