PREGHIERE ESAUDITE DEL MOVIMENTO 5 STELLE

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di Stefano Adami

‘Più di una lacrima è stata versata’ – diceva Truman Capote – ‘sulle preghiere esaudite’.

In questi ultimi quattro anni, molte importanti preghiere del Movimento Cinque Stelle sono state esaudite. La prima è stata quella di aver portato un consistente drappello di ‘portavoce’ in Parlamento e al Senato. Poi un’altra preghiera importante: quella di poter vincere in alcune città chiave d’Italia. Prima Parma, con Pizzarotti (che ora non è più parte del Movimento). Poi Livorno, città fondamentale per la storia politica e culturale italiana, la città in cui nacque il Partito Comunista. Torino. Dalla scorsa estate, inoltre, il Movimento Cinque Stelle governa addirittura Roma, la capitale.

Le preghiere, dunque, sono state esaudite. Subito dopo le affermazioni, però, ahimè, è iniziato il momento delle lacrime. Guardiamo alcuni dettagli. Che quel consistente drappello di ‘portavoce’ fosse assai disomogeneo e raccogliticcio lo si vide fin dalle prime settimane successive alla costituzione delle due Camere ancora in esercizio. Un certo numero di quei ‘portavoce’, infatti, abbandonò subito i gruppi parlamentari del M5S, traslocando al Gruppo misto, ufficialmente perché in disaccordo con alcuni impegni dei ‘portavoce’ eletti (che pure avevano visionato ed accettato prima della campagna elettorale). In realtà perché uno degli impegni non digeriti era quello relativo alla restituzione di parte dello stipendio.

Ci fu poi il famoso streaming fra una delegazione del Pd e una del M5S, guidata da Roberta Lombardi e Vito Crimi. Streaming in cui i linguaggi del Movimento oscillavano fra il non prendere mai veramente sul serio l’interlocutore, un’incapacità a mettersi in discussione e un malcelato e ingiustificato senso di superiorità e di saccenteria. Sembrava proprio di stare a Ballarò, insomma, come disse Roberta Lombardi, convinta di fare una battuta, all’inizio di quell’incontro.

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Tempo dopo, in un suo intervento ufficiale sulla legge elettorale, Crimi dichiarò che i ‘portavoce’ del Movimento stavano ‘studiando tutti i sistemi elettorali del mondo’.

Ed ecco uno dei punti in questione. Spesso, sapere non è la cosa importante. È sapere cosa sapere, che conta davvero. Questa è dunque una delle impressioni che il Movimento da di se: di accumulare infinite congerie di saperi, senza conoscerne il senso vero. Procedere accumulando i tecnicismi, ma senza sapere dove si vuole andare. E cosa si vuole realizzare.

La partitocrazia italiana è corrotta e degenerata, e produce soltanto corruzione e degrado, si sa. Non è così da ieri, e non è nemmeno così da Mani Pulite, di cui si celebrano in questi mesi i 25 anni. È così almeno dagli anni ’60. Quindi, nel denunciare e smascherare la corruzione dei partiti e del loro sistema, il M5s non fa nessuna operazione nuova. È sapere in profondità cosa si vuole al posto di quel sistema, quale forma di società, quali forme di rapporti pubblici, quale economia, quali cittadini: quella è l’operazione nuova, l’operazione vera.

Poi è arrivata l’elezione del sindaco di Roma. L’ultima grande preghiera esaudita per il Movimento. L’ultimo pianto, le ultime lacrime. La candidata a Sindaco del M5s iniziò la sua via crucis già all’indomani della sua elezione. Doveva esserci la giunta pronta, e non c’era. Per definirla, ci vollero settimane. Assessori che andavano e venivano. Assessori dagli stipendi troppo alti. Interviene l’Autorità contro la Corruzione. Uomini chiave dei vecchi sindaci che divengono figure chiave anche qui. Allora dov’è il rinnovamento? Poi la questione dello Stadio. Sì, no. È tutta colpa dei terribili, fantomatici ‘poteri forti’? Beppe Grillo ammette: ‘A Roma abbiamo avuto degli smacchi, fatto errori, preso porte in faccia. Ogni tanto fa bene’. E nel frattempo, cosa c’è di nuovo nella città di Roma? Cosa è cambiato nelle periferie, nel centro? Cosa è cambiato per i cittadini?

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C’è, inoltre, nel linguaggio di alcuni dei più noti ‘portavoce’ dei 5S – a parte la poca familiarità con congiuntivi, condizionali e periodi ipotetici, e con determinati, rilevanti dati storici e geografici – un amore per certe irritanti iperboli. Una delle più usate è quella secondo la quale l’Italia oggi sarebbe ‘il Cile di Pinochet’. Forse fa colpo dirlo in pubblico, ma è sempre meglio usare attenzione con parole e frasi. Meglio sempre sapere cosa si dice. Perché ‘ciò che si può dire, si può dire chiaramente; di ciò di cui non si può parlare, si deve tacere’. Qui non si vedono ancora gli stadi pieni di nemici politici destinati a sparire.

La partitocrazia, si diceva, è corrotta e degradata. Deve essere sostituita da qualcosa di qualitativamente superiore. Molto superiore. Il Movimento 5S, oggi, garantisce tale qualità?