L’ Aprile dei Renzotalebani

di Stefano Adami

(161205) — ROME, Dec. 5, 2016 (Xinhua) — Italian Prime Minister Matteo Renzi speaks during a press conference in Rome Dec. 5, 2016. Matteo Renzi on early Monday announced resignation, as exit polls showed the Sunday referendum opposed constitutional reforms. (Xinhua/Jin Yu) (hy)


Le corse elettorali regalano sempre anche significativi momenti di teatro, a volte di avanspettacolo. Guardiamo, per esempio, la corsa di Renzi a rivincere la segreteria con le primarie PD di domenica 30 Aprile. Renzi si è subito accreditato come il Macron italiano. Renzon. Il rignanese proclama a gran petto (e gran lombi) la convinzione di essere stato il più grande presidente del consiglio degli ultimi 60 anni. Di essere il più grande riformatore dopo Gesù Cristo. Questo ripete in ogni incontro e dibattito pre-primarie. Glielo lasciamo credere? Mah.
Basta guardarlo a fondo nello sguardo scuro per capire che dietro c’è un cervello che sembra di quelli a tenuta stagna, incapaci di meditare sulle cose ed eventualmente di cambiare idea. Così, quando Renzi ci dice delle sue glorie, e del suo luminoso futuro, si userà lo stesso atteggiamento dei neurospecialisti davanti ai loro pazienti d’emergenza. Gli si ripeterà: sì, bravo, hai ragione, è proprio così, adesso sta’ buono. Almeno per un po’.
Ma i tanti renziani che credono anch’essi nel Vangelo di Matteo? I 3 anni e mezzo del Salvatore come Primo Ministro sono lì, a testimoniare come sono andate davvero le cose. I lasciti di Matteo operano ancora dal ponte di comando: la Boschi, per esempio. La Madia. Eppure? Nonostante tutto, nonostante l’evidenza, i renzotalebani ripetono la buona novella del Premier Miracoloso, battuto al Referendum del 4 dicembre dalle crudeli Forze del Male. E continuano a sgranare il rosario: dopo il Referendum, è stato assunto (temporaneamente) nella casa del Padre. Ma ben presto ritornerà per giudicare i vivi e i morti. E il suo regno non avrà fine.
Così, i renzotalebani si vestono di blue (con la e), e riempiono l’Italia di gazebo che sembrano quelli delle feste dei fumetti, con Renzi a fumetti. Per sostenere il ritorno del Messia Matteo. Analisti e osservatori ripetono l’Halleluja per Matteo il Grande. Che, secondo loro, non sbaglia una mossa. Persino Francesca Immacolata Chaoqui, l’ex chiacchieratissima consulente del Vaticano, dichiara che Renzi ha un’immagine perfetta, e che anche i chili di troppo gli donano e lo ripagheranno in voti. La Chaoqui ha fatto del Vaticano un’operetta. C’è da fare gli scongiuri nel ricevere un endorsement suo.
Certo, con due avversari come Emiliano e Orlando, il ritorno del Messia Matteo è scontato. Molto meno scontato il Mantra del suo successivo regno che non avrà fine. Dopo la sua vittoria, forse un altro pezzo del Pd se ne andrà. Renzi ha giurato di cassare i suoi nemici: il suo non sarà un partito con correnti interne, dissensi, capifazione. O accetti tutto in blocco, o te ne vai. Perchè restare? Per farsi sbattere di continuo porte in faccia?
Poi ci sono le amministrative di Giugno, ampiamente in odore di tranvata per il Pd. Enrico Rossi, da solo, con i suoi gruppi di seguaci, in Toscana, in poco tempo, fuori dal Pd, è già arrivato al 9%.
Ma a Renzi va bene. Che lui torni in gloria, lo lascia credere ai suoi apostoli. A Matteo, in realtà, basta avere un partito personale in grado di garantire a lui e ai suoi voce in capitolo, posti, forza contrattuale per i prossimi anni. Il resto è narrazione. Chiedere a Baricco.

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