Il Primo Maggio a metà d’Occidente


di Stefano Adami

E’ stato uno strano mezzo primo maggio, quello che è appena passato. Una Festa dei Lavoratori a metà. Pochi cortei, pochi festeggiamenti, poca musica, pochi grandi nomi che concionavano, poche piazze affollate. Qualche corteo – come al solito – seguito da facinorosi che si son scontrati con la polizia. Una giornata invisibile, insomma. Ma perchè? Perchè sono scomparsi i lavoratori.
Negli Stati Uniti il Primo Maggio non si celebra. E poi lì i lavoratori hanno votato in gran parte per Trump ‘il pazzo’. Devono ancora riprendersi dal trauma. E devono ancora digerire un presidente che dice e fa una cosa un giorno, e il giorno dopo si butta sull’esatto contrario senza problema alcuno. Come nel caso Nord Corea. Ieri parlava di bombardare l”orrenda dittatura sanguinaria comunista’, e subito dopo invadere il paese con l’esercito. Ieri spostava navi e aerei nell’area della Nord Corea, e iniziava significativi test militari. La Corea del Nord agiva a specchio: spostava le forze militari nelle stesse aree, e testava. Molti si aspettavano uno scontro atomico. La Cina si affrettava a mediare. La Russia a far sentire il proprio vocione. Gli Americani parlavano di attacco coreano, per ritorsione, al Giappone e alla California. Oggi Trump si dice ‘onorato di poter incontrare il presidente della Corea del Nord’. Ci capite qualcosa? Forse neppure Trump stesso. E nemmeno i lavoratori statunitensi.
In altri vari paesi europei i lavoratori sono piuttosto confusi. In Gran Bretagna molti avevano simpatie per la Brexit, perchè dichiarava di difendere i posti di lavoro inglesi – qualificati e non – dalla pressione dei disoccupati europei in procinto di attraversare la manica. ‘Gli inglesi per primi’, era lo slogan. Stop ai laureati polacchi, italiani, di qualsiasi origine UE, per lasciare il posto invece al figlio dell’autista di autobus londinese munito della stessa laurea. Questa è stata l’ulima battaglia. Il partito laburista, dilaniato dalle solite faide interne, con Tony Blair che vuole addirittura tornare a cantare nell’aia, offre poche risposte.
In Francia i lavoratori si sentono dire da Marine le Pen che è lei la loro difesa contro gli appetiti delle banche e dei grandi affari, rappresentati da Macron. Anche lì, non sanno a chi dar retta.
In Italia il Primo Maggio è stato offuscato dalle primarie renziane. Lui concionava per terra e per aria di gran carriera, sì. Ma per se stesso, come al solito. La Festa è stata dedicata tutta all’analisi del voto pre Renzi.
In fondo, è giusto così. Nel corso dell’ottocento, i lavoratori avevano imparato una virtù fondamentale, che ha permesso loro di contrastare il capitale e limitarlo. La virtù dell’unità. Della compattezza. Grazie a quelle virtù, e a lotte durissime, combattute con quegli strumenti, appunto, i lavoratori sono riusciti via via – nel secolo dei romantici – a strappare ampie fasce di diritti politici e sociali. La riduzione dell’orario di lavoro. L’innalzamento dell’età lavorativa. Del salario. L’obbligo scolastico, almeno per i primi cicli d’istruzione. La copertura sanitaria, assicurativa, pensionistica. I diritti d’espressione, di riunione, di protesta. Sempre maggior democrazia.
Ma quei diritti non sono scontati, naturali. Tutt’altro. A cominciare dagli anni ’70 del secolo scorso, è emerso un movimento in direzione contraria. La risacca. Il mondo del lavoro si è sbriciolato, polverizzato. Ognuno per sè. E piano piano il capitale si è rimangiato tutti i diritti concessi a caro prezzo. Il livello di salario? Oggi in Occidente molti lavoratori qualificati – spesso giovani – devono quasi pagare per lavorare. La riduzione d’orario? Con il lavoro digitale, l’impego è sulle 24 ore. Diritti d’espressione? In molti paesi, dalla Cina agli USA. i sindacati sono illegali oppure si chiede al lavoratore – al momento dell’assunzione – d’impegnarsi a non entrare in un sindacato. Il capitale non gradisce molto la democrazia. Anzi, le è proprio allergico.
Il lavoro è scomparso. I lavoratori sono scomparsi. E quindi anche il Primo Maggio è assai trasparente.

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