Lo Stradino suona sempre due volte

di Stefano Adami

I pensieri del Matteo Ramazzatore

E così ci è toccato rivedere uno spettacolo già visto: il politico parolaio (stavolta in color giallo canarino) che si fa spazzino e stradino di un giorno. Convinto che con una botta, con un colpetto, si risolve tutto. Il Matteo s’è improvvisato ramazzatore per le strade di Roma, tra i topi di Roma. Meglio una ramazza di un lanciafiamme. Il Gran Ramazzatore era seguito dai suoi fedeli, i matteini. Siccome Virginia, da giugno ad oggi, non ha raccolto la zozzeria, a voi la soluzione: per fortuna che Matteo c’è.
Cos’avranno pensato i romani vedendo per strada il Matteo acconcio per le feste che ramazzava? (Un commento: ‘Arieccone n’antro…’). Matteo è agitato da due pensieri dominanti, si sa. Uno è quello di suonare per la seconda volta. Di ritornare cioè ben presto Gran Capo e riprendere il suo governo dal giorno in cui i cattivoni gliel’anno spezzato. L’altro, quello di condurre il Pd a lavorare sempre e comunque per lui. Poi c’è de Bortoli che scrive cattiverie sulla Boschi e Banca Etruria. Altro pensierino. Ramazza, Matteo, ramazza. E le amministrative di Giugno? Che dire? Anche quelle non sono male, come pensierino.
Infine, il pensierino finale. I Cinque Stelle. La linea ‘politica’ – diciamo così – continua a dettarla Grillo. E’ un male per i Cinque Stelle. Da dieci anni ci capita di dire che i Cinque Stelle hanno una sola possibilità: studiare. Cominciando dai fondamenti. Dialogare. Elaborare tutti insieme una linea politica solida, che non cada dall’alto e che non venga neppure fuori da Internet. Che venga dalle teste. Dal confronto. Dal ‘duro lavoro del concetto’, come diceva il vecchio Hegel. E che esca dalle teste.
Finchè continuano a fare come fanno adesso, i Cinque Stelle non saranno mai un vero pensiero, per Matteino ramazzatore.

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