Il Padrone in Italia

Trump in viaggio

E così, dopo essersi fermato in altre tappe di importanza storica, il Comandante in Capo americano viene in visita al vassalli italiani. Visita al Governo, al Presidente della Repubblica, al Papa. Nonostante le divoranti polemiche in casa, Trump è partito. La sua strategia sulle durissime accuse di aver rivelato segreti di stato alla Russia e alla Turchia è molto semplice: è l’opposto di quella che fu di Nixon. Fregarsene. Nixon se la prendeva, aveva perso la testa. Reagiva con rabbia. Trump si limita ad arricciare il labbro. Molti giornali gridano all’impeachment, alle dimissioni. ‘E’ una caccia alle streghe, la peggiore mai vista’, risponde Donald. E in America sulla caccia alle streghe ne sanno abbastanza. La reazione di Trump è: affari vostri. Io ho vinto, vediamo se riuscite a buttarmi giù.
Quattro sono gli itinerari segreti a Roma. All’ultimo momento, il Comandante Trump deciderà quello effettivo, che si realizzerà. E gli altri 3, itinerari morti. Non c’è mai da fidarsi abbastanza degli italiani. Dei romani poi. Uno si mette in moto, e si rompe la metropolitana. Bloccata la Cristoforo Colombo. Tende di accampati sul Grande Raccordo Anulare. Topi dappertutto. Arriva Renzi in giallo a pulire. Ti vuole persino lavare il vetro. Virginia lo sgrida e gli vorrebbe anche dare un paio di colpi sulla ciccia col mestolino di legno. Può sucedere pure a Trump, al Grande Comandante in Capo.
Ma dicevamo delle precedenti tappe storiche. Per esempio, l’Aurabia Saudita. Singolare il discorso ufficiale di Trump di fronte ai leader musulmani riuniti per ascoltarlo a Riad. ‘Sono qui per la pace, possiamo fare grandi cose in pace, un Grande Rinascimento’. Però poi è andato lì in gran parte per vendere ai sauditi armi e tecnologia militare. In funzione anti-Iran, certo. Adesso il Grande Satana, . che negli anni ’80 era l’URSS, nei ’90 Bin Laden – è l’Iran. I Sauditi stessi lo certificano. Strategia ben diversa da quella di Obama verso il mondo islamico. Obama andò a parlare agli studenti universitari in Egitto, appena eletto. Ci prese pure un (non azzeccato) Nobel per la pace. Poi però ha continuato le guerre di Bush, ed una strategia più che doppia ed ambigua con l’Isis.
Trump è più diretto. Parla coi capi e gli uomini d’affari. Altro che studenti. Per quanto riguarda le strategie concrete, ancora non s’è visto. Un po’ di voce grossa con la Corea del Nord. Ma poi forse sono bonaccioni anche loro e Trump sarebbe onorato di incontrarli.
Poi Israele. Netanhyau non stava più nella pelle. ‘E’ cambiato tutto rispetto ad Obama’, ripeteva. Ed in certo modo è vero. Obama teneva Israele a distanza, non voleva essere confuso coi leader USA precedenti. Sosteneva Israele come tutti gli altri, ma senza metterci direttamente le mani. Volva restare fuori dalle solite chiacchiere.
Trump è stato al Muro del Pianto. Ed oggi, appunto, a Roma. A vedere che i vassalli italiani stiano buoni e facciano come gli si dice. In Italia c’è anche Obama, ma se ne sono accorti in pochi. Neanche Renzi, che corre dietro solo a chi conta.

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