Alzheimer e il Parkinson, due malattie innescate dallo stesso enzima

Due malattie neurodegenerative spesso accomunate perché colpiscono prevalentemente gli anziani, l’Alzheimer e il Parkinson, in realtà, interessano diverse regioni del cervello e presentano distinti fattori di rischio, genetici e ambientali. Ma a livello biochimico, iniziano a sembrare simili. È la scoperta annunciata lo scorso 3 luglio dagli scienziati della Emory University di Atlanta: il team guidato dal professor Keqiang Ye ha identificato un potenziale obiettivo terapeutico per entrambe le patologie.

Sia nell’Alzheimer che nel Parkinson, infatti, una proteina sticky (“appiccicosa”) forma degli aggregati tossici nelle cellule cerebrali. Nell’Alzheimer, l’incriminata si chiama Tau, e costituisce gli ammassi neurofibrillari; nel Parkinson, la proteina colpevole è l’alfa-sinucleina, che forma i corpi di Lewy nei neuroni.

Il professor Ye e i suoi colleghi, pochi mesi fa, hanno identificato un enzima, l’asparagina endopeptidasi (AEP), che ha la caratteristica di tagliare la Tau in un modo che la rende ancora più “appiccicosa” e tossica. I ricercatori, come spiegano nello studio apparso suNature Communications, hanno somministrato dei farmaci che inibiscono l’AEP ai modelli murini diAlzheimer: il risultato è stato un miglioramento nella perdita delle sinapsi, con un conseguente effetto benefico sulla memoria.

Il passo successivo è stato agire allo stesso modo contro il Parkinson: in un nuovo recentissimo studio pubblicato sulla rivista Nature Structural and Molecular Biology, gli scienziati della Emory University hanno dimostrato che l’AEP agisce con gli stessi meccanismi verso l’alfa-sinucleina.

“Nel Parkinson, l’alfa-sinucleina si comporta in modo molto simile alla Tau nell’Alzheimer”, ha dichiarato Keqiang Ye. “Abbiamo pensato che se l’AEP taglia la Tau, è molto probabile che possa tagliare anche l’alfa-sinucleina”. Come ha scoperto il team, un particolare segmento di alfa-sinucleina prodotto dalle forbici dell’AEP può essere trovato nei campioni di tessuto cerebrale dei pazienti con malattia di Parkinson, ma non nei campioni di controllo. In questi ultimi, l’AEP è rimasto confinato nei lisosomi, le parti della cellula che hanno la funzione di smaltire i rifiuti; nei campioni di Parkinson, invece, l’AEP fuoriusciva dai lisosomi al resto della cellula.

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I ricercatori hanno anche osservato che il segmento di alfa-sinucleina generato dall’AEP ha più possibilità di aggregarsi in ammassi rispetto all’intera proteina, ed è più tossico quando viene introdotto nelle cellule o nel cervello del topo. Inoltre, l’alfa-sinucleina mutata in modo che l’AEP non possa tagliarla risulta meno tossica. L’asparagina endopeptidasi – avverte Ye – non è purtroppo l’unico enzima che taglia l’alfa-sinucleina in vari segmenti tossici, e la proteina intera è comunque capace di aggregarsi e causare danni. Ciò nonostante, la sua squadra sta iniziando a testare dei farmaci che inibiscono l’AEP nei modelli animali di Parkinson.

Troppo presto, insomma, per capire se gli inibitori dell’AEP potranno superare gli studi clinici e diventare un’opzione terapeutica per due malattie che finora non hanno una cura efficace. Due vere e proprie piaghe, che con l’aumento dell’aspettativa di vita diventano sempre più devastanti.

Il numero di persone affette da demenza aumenta costantemente: secondo il World Alzheimer Report 2016, la malattia colpisce 46,8 milioni di persone nel mondo, che potrebbero diventare 131,5 milioni nel 2050. In Italia sono 600mila, e rappresentano un onere complessivo di oltre 42 miliardi di euro annui, a carico dei familiari, del Servizio Sanitario Nazionale e della collettività.

Numeri inferiori, ma sempre preoccupanti, per il Parkinson: più di 5 milioni nel mondo e circa 300mila persone – destinate a raddoppiare nei prossimi 15 anni – in Italia, dove la spesa a carico del SSN raggiunge 1,3 miliardi di euro ogni anno. Due emergenze sociali da troppo tempo in attesa di una soluzione, trattate finora come problemi distinti e che invece potrebbero ottenere una cura proprio grazie alla loro somiglianza.

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