Palermo, “Moon Castello di Carini”

Tre mostre pensate per altrettante diverse aree dell’antico maniero: Moon “occupa” il Castello La Grua Talamanca di Carini (Palermo) e lo suddivide in spazi tangibili e virtuali, trasformandolo in un enorme centro d’arte contemporanea, indipendente, internazionale e trasversale.

Sabato 15 luglio alle 19 si inaugura l’attività di Moon / Castello di Carini e viene presentato il nuovo progetto – a cura di Daniela Bigi, Giuseppe Buzzotta e Gabriella Ciancimino – con il quale il Comune sceglie di valorizzare un bene inestimabile del proprio patrimonio architettonico, e con esso la memoria del paese, riscritto e ripensato attraverso il linguaggio del contemporaneo. Il Castello, interamente restaurato negli spazi interni ed esterni, si trasforma quindi in spazio espositivo, ma anche in una piattaforma di lavoro che vedrà nel pensiero e nell’operatività artistica il campo di applicazione per l’avvio di un percorso di rilettura della storia e di presa d’atto delle potenzialità di intervento nel presente. Le prime tre mostre vedono coinvolti il romano Gianni Politi, i siciliani Campostabile e Stefania Zocco e l’artista greca Mary Zygouri con progetti site specific che dialogano strettamente con gli spazi assegnati, li trasformano e li rileggono alla luce delle loro diverse personalità artistiche. Dall’immaginario pittorico di Politi alle allegorie video di forte impatto sociale di Mary Zygouri, alle destrutturazioni/ricostruzioni del duo Campostabile in stretto raccordo con la riflessione sullo spazio di Stefania Zocco.

LE MOSTRE

GIANNI POLITI | Vussurìa

La personale di Gianni Politi nelle sale affrescate del piano nobile – che fa seguito ad una residenza che l’artista ha svolto nei giorni precedenti in Sicilia – prende il titolo di VUSSURìA con l’intento di traslare la pratica artistica dallo studio al castello.
Immaginandosi artigiano di corte, l’artista ha creato quattro oggetti decorativi e funzionali come delle ipotetiche tende. In una sorta di elogio manieristico al tempo umano, queste tende sono dipinte secondo le tematiche delle quattro stagioni e la loro cromatica.

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MARY ZYGOURI | Allegorical Humanities

L’attitudine a creare allegorie è l‘elemento costante nella ricerca di Mary Zygouri che crea performance site-specific in cui il pubblico ha sempre un ruolo consapevolmente attivo. I tre video proposti nel grande salone al piano terra del Castello possono essere letti come un racconto diviso in altrettanti capitoli in cui l’artista analizza il rapporto tra l’essere umano e il potere. Symbiosis (2007) si focalizza sui concetti di massa e potere: Zygouri, in un clima di rivolta, trascrive le richieste di 10 mila galline che rivendicano i propri diritti.
La politica partecipata si trasforma poco dopo in sudditanza con La Decadenza (2008). Come una dea decaduta, l’artista viaggia su un veicolo danneggiato salutando folle immaginarie in un campo totalmente deserto. Ancora un passaggio, ancora un’allegoria.
Dalla sudditanza alla reazione. Così l’essere umano reagisce alla rigidità tornando all’emozionalità, alla passione. Bath of Constitution viene concepito come uno spazio protetto in cui la collettività può manifestare il proprio dissenso. La performance è avvenuta ad Istanbul nel 2015, poco prima del referendum costituzionale sul presidenzialismo voluto dal leader turco Erdogan.

CAMPOSTABILE / STEFANIA ZOCCO | Varie dal kilometro classico

La mostra offre l’occasione per un dialogo tra artisti emersi di recente nella scena siciliana, ai quali vengono dedicate quattro sale del piano terra del Castello. La dimensione e le tracce storiche delle singole sale diventano parte integrante dei temi figurali o delle scelte operative. Il duo Campostabile ha scelto di muoversi secondo due direzioni dimensionali, tra micro e macroscala. Da una parte conduce un processo di scomposizione, destrutturazione, analisi e reinvenzione di forme a partire da immagini fotografiche di tessuti, lavorando su equilibrio, ambiguità e scarti percettivi; dall’altra, optando per le dimensioni minime, propone una serie di piccoli dispositivi scultorei che indagano due polarità, l’universo dell’industria/artificio e quello dei gesti arcaici/manuali. Stefania Zocco affida alla pratica minuziosa del disegno, un’indagine sulle stratificazioni storico-architettoniche che si sono depositate sulle pareti degli ambienti del Castello; e, al contempo, una riflessione sulla fisicità della pratica del restauro murario e sull’altrettanto fisica serie di reazioni che si produce sulle pareti originarie, che rimangono corpi vivi durante lo scorrere del tempo. Infiltrazioni idriche, muffe da condensa, umidità da risalita ci parlano di una permeabilità di quei muri, ci raccontano di una necessità di respirare, ci rammentano la vitalità dei materiali. Fisica e metaforica.

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