Diplomati magistrali, Presidente Andis : ” ritengo che non ci siano soluzioni diverse da quelle politiche, salvo a decidere se l’intervento legislativo debba essere adottato dal Governo in carica o da quello che verrà”

di Paolino Marotta
La nostra Associazione non ha assunto alcuna posizione ufficiale rispetto alla Sentenza dell Consiglio di Stato riguaradnte i docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/02.
L’ANDIS non è un sindacato, ovviamente non si fa carico di questioni connesse ai rapporti di lavoro all’interno del comparto scuola.
Certo ci preoccupa la situazione di confusione e di allarmismo che si è venuta a determinare tra le migliaia di docenti interessati e che poi ha finito per far presa sulle famiglie degli alunni. Ovviamente comprendiamo l’ansia di chi teme che si interrompa la continuità didattica, come pure ci preoccupano le azioni di sciopero annunciate a partire da domani e che potrebbero mettere a rischio il regolare funzionamento di centinaia di sezioni di scuola dell’infanzia e di classi di scuola primaria.
Detto questo e senza voler entrare nel merito della sentenza che è nota a tutti, non posso non sottolinerare che per l’ennesima volta a determinare il diritto all’immissione in ruolo nella scuola non sono le procedure concorsuali messe a punto dall’Amministrazione quanto piuttosto la Giustizia Amministrativa. Ancora una volta l’architettura concorsuale faticosamente costruita dal MIUR si sgretola sotto la lente di ingrandimento del giudizio amministrativo. Questa volta l’intervento del Consiglio di Stato appare davvero dirompente perchè interviene ad azzerare o a smentire interpretazioni e sentenze emanate da singole Sezioni dello stesso Consiglio, sancendo definitivamente che non ha fondamento giuridico la richiesta tardiva di inserimento nelle GAE avanzate dai diplomati magistrali in possesso di titolo conseguito entro il 2001/2002.
Le giuste osservazioni proposte nell’intervista a Repubblica-Torino dalla nostra presidente del Piemonte M.Luisa Mattiuzzo non riguardano il merito della sentenza, quanto piuttosto le competenze e la preparazione di base che vanno richieste a chi oggi voglia intraprendere la difficile professione del docente. E’ noto a tutti che per essere efficace un insegnante dovrebbe saper mettere in campo strategie educative e didattiche adeguate a garantire il successo formativo di tutti gli alunni e dovrebbe aver affinato capacità progettuali e organizzative, competenze metodologiche e didattiche, ma anche atteggiamenti innovativi, divergenti, creativi. Mi sembra chiaro che la differenza non fa la sola laurea nè la semplice esperienza didattica.
Tornando sulla questione dei diplomati magistrali, che succederà adesso? Si riuscirà a trovare una via di uscita quanto meno per salvaguardare la continuità didattica per il corrente anno? Si pensa di adottare anche per i diplomati magistrali una fase transitoria, come quella prevista per la scuola secondaria dal Decreto legislativo n. 59 del 13 aprile 2017? Nel pieno della campagna elettorale e in un clima di demagogia diffusa si sbracciano un pò tutti, sindacalisti, esperti, politici di destra e di sinistra a indicare facili soluzioni.
La Ministra Fedeli e i Sindacati della scuola hanno proposto una lettura molto rassicurante: “la decisione assunta in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 11/2017 non ha effetti immediati su tutte le situazioni giuridiche soggettive dei diplomati magistrali o dei controinteressati. La decisione ha bensì la funzione di assicurare che i giudici amministrativi interpretino in maniera uniforme la normativa, in occasione delle future sentenze e tenuto conto che in passato vi erano stati diversi orientamenti giurisprudenziali”.
Credo che la situazione non sia proprio così rassicurante, innanzitutto perchè la Sentenza non può non essere applicata, ma anche perchè ci sono migliaia di docenti controinteressati regolarmente iscritti nelle GAE che spingono perchè ciò avvenga. Aspettiamo comunque il parere dell’Avvocatura dello Stato.
Personalmente ritengo che non ci siano soluzioni diverse da quelle politiche, salvo a decidere se l’intervento legislativo debba essere adottato dal Governo in carica o da quello che verrà. PAOLINO Marotta

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