I nuovi insegnanti? Malpagati, discriminati e penalizzati

I nuovi insegnanti? Malpagati, discriminati e penalizzati: li attende il percorso FIT ad ostacoli e una gavetta a tempo indeterminato

Il decreto legislativo n. 59/2017, conseguente alla riforma della Buona Scuola, ha stabilito che dopo il superamento del concorso a cattedra, gli aspiranti docenti sono attesi da un percorso articolato in tre fasi, solo al termine delle quali si potrà accedere al ruolo, con l’incognita di essere anche non assunti. A destare sconcerto è soprattutto il percorso di formazione iniziale e tirocinio (FIT) che ha carattere selettivo e dura tre anni, durante i quali è prevista una retribuzione sempre inferiore (anche di molto) a quella di cui il vincitore di concorso avrebbe effettivo diritto. Più che di stipendio, sarebbe meglio parlare di rimborso spese, perché le cifre si dovrebbero attestare sui 400-600 euro al mese: considerando che sono lordi, si tratta di meno di un assegno sociale. Al terzo anno di FIT, il candidato in formazione potrà accedere alle vere e proprie supplenze annuali, con stipendio equiparato ai precari attuali, ma poiché si tratta del terzo anno di lavoro, quei docenti dovrebbero già percepire gli scatti automatici e il riconoscimento del pre-ruolo.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questo sistema, atteso da dieci anni, penalizza la nuova generazione degli insegnanti, senza risolvere il problema del precariato. Gli attuali laureati che già insegnano da supplenti dovranno, peraltro, concorrere con i docenti di ruolo su posti inesistenti con assegni inferiori a quelli della disoccupazione. Il paradosso è che non ci sono i posti per tutti gli abilitati: appena uno su dieci potrà essere assunto breve periodo. Gli altri continueranno a lavorare da precari. Ad avere la peggio saranno coloro che non vantano periodi o abilitazioni pregresse: i posti andranno inizialmente al 100% per coloro che sono ammessi al concorso già in possesso di una abilitazione conseguita in uno dei modi previsti dalle normative vigenti (ad esempio Tfa, Pas, Ssis) rimasti esclusi dalle GaE; l’80% degli eventuali rimanenti andrà a chi ha svolto almeno 36 mesi di servizio. Quindi, cosa rimarrà per chi svolge il Fit triennale e parte da zero? Pochissimo. Con l’aggravante che lavoreranno quasi gratis per due anni e al terzo si ritroveranno a stipendio fermo, mentre per la Cassazione avrebbero già dovuto ottenere gli scatti e il riconoscimento del pre-ruolo. Infine, verranno collocati nel potenziamento, in una condizione di precariato di ruolo, pure soggetti periodicamente alla conferma del preside. Quindi, senza certezze e sotto scacco. Della serie: ‘cornuti e mazziati’.

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