Il Burundi rischia di diventare una crisi dimenticata

L’UNHCR, l’Agenzia ONU per i Rifugiati, insieme ad altri 26 partner umanitari, lancia oggi un appello affinché vengano stanziati 391 milioni di dollari per supportare i circa 430.000 rifugiati burundesi nel 2018.

Nell’appello si chiede ai donatori di intensificare il sostegno verso i rifugiati che hanno difficoltà a sopravvivere nei Paesi vicini, in un contesto in cui gli sforzi compiuti non riescono ad assicurare standard umanitari adeguati. La comunità internazionale deve continuare a impegnarsi per trovare una reale soluzione alla crisi in Burundi.

I bassi livelli di finanziamento umanitario per questa crisi rimangono fonte di preoccupazione. I rifugiati burundesi riceverebbero così solo il 21 percento dei fondi necessari – rendendo questo il piano di aiuto più sotto finanziato al mondo.

L’appello, presentato oggi ai donatori a Ginevra, mira a far sì che i bisogni dei rifugiati burundesi non passino in secondo piano e che la situazione non si trasformi in una crisi di rifugiati dimenticata.

Dal 2015, oltre 400.000 rifugiati e richiedenti asilo sono fuggiti da violazioni dei diritti umani, dalla costante incertezza politica e dalla conseguente crisi umanitaria nel Paese.

Se non aumenteranno gli sforzi per risolvere la crisi politica nel paese, il numero di rifugiati sarà destinato a crescere fino a raggiungere quota 50.000 entro l’anno.

Il quadro relativo ai diritti umani nel Burundi rimane preoccupante. Se la situazione politica non cambierà e le condizioni socio-economiche non miglioreranno, il flusso di rifugiati burundesi – perlopiù verso gli Stati confinanti – continuerà per tutto il 2018, anche se a un ritmo più lento.

La Tanzania ospita il maggior numero di burundesi con 254.000 rifugiati, mentre 89.000 si trovano in Ruanda, altri 44.000 nella Repubblica Democratica del Congo e circa 40.000 in Uganda. Gruppi più ridotti di rifugiati si trovano in Kenya, Zambia, Mozambico, Malawi e Sud Africa.

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Nel 2017, nei Paesi limitrofi sono arrivati oltre 61.000 rifugiati. Anche se si tratta di numeri nettamente inferiori rispetto al 2016 (quando a fuggire sono state 123.000 persone), sono ancora migliaia coloro che tentano di attraversare il confine alla ricerca di sicurezza nella regione.

Nonostante gli sforzi dell’UNHCR, in tutta la regione i bisogni umanitari aumentano e le risorse a disposizione diminuiscono non permettendo un livello di assistenza adeguato secondo standard accettabili.

L’insufficiente disponibilità di fondi ha intaccato tutti gli aspetti della vita quotidiana dei rifugiati, la maggior parte di loro, l’85 percento, vive nei campi per rifugiati, dove si riscontrano scarsa disponibilità di cibo, ripari fatiscenti, classi sovraffollate e limitate capacità di risposta alle violenze sessuali di genere.

La scarsa disponibilità di fondi ha seriamente inficiato l’abilità di UNHCR di investire in servizi sociali integrati e mezzi di sostentamento, ha posto limiti alla protezione e alla riqualificazione ambientale e ha inoltre impedito di portare avanti nel 2017, come era stato pianificato in origine, le attività di controllo demografico, il rilascio di documenti e i training sulla determinazione dello status di rifugiato rivolti agli ufficiali governativi.

In questi ultimi anni, alcuni rifugiati burundesi, hanno deciso di fare ritorno alle proprie case cercando di ricominciare la propria vita all’interno delle comunità burundesi che però lottano con le difficoltà derivanti dalla pressione economica e dall’insicurezza alimentare.

Attualmente, l’UNHCR e le altre organizzazioni partner non stanno promuovendo i ritorni volontari dei rifugiati in Burundi, e stanno lavorando con i governi per assistere coloro che hanno deciso liberamente e consapevolmente di fare ritorno nel paese, affinché possano farlo in sicurezza e con dignità.

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L’UNHCR rinnova l’appello agli Stati confinanti con il Burundi affinché continuino a tener fede alle loro responsabilità e ai loro impegni per accogliere i richiedenti asilo e offrire protezione a chi ne ha bisogno.

L’UNHCR ricorda agli Stati che i rifugiati non devono essere costretti a tornare in Burundi contro la propria volontà.

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