Da Mattarella con il pallottoliere in mano


di Stefano Adami
Siamo ormai al secondo giro di consultazioni presidenziali e il governo sembra ancora assai lontano. Chissà se lo faranno mai. C’è chi parla addirittura di fare un governo breve per cambiare la legge elettorale (ma cambiarla come? e chi lo farà?) e poi tornare a votare. I personaggi che si presentano a Mattarella per conferire sembrano quanto mai smarriti. Il Presidente della Repubblica, invece, sembra avere in mano una bussola funzionante presa dal suo vecchio armamentario democristiano. Darà l’incarico, pare che abbia dichiarato, a chi si presenta con i numeri per il governo in tasca. È un bel pallottoliere, quello che Mattarella ha consegnato in mano ai leader di partiti e movimenti. Per adesso, sono tutti giù a contare. Ma i conti non tornano mai.
Le giravolte più ampie e veloci sono quelle compiute dai Cinque Stelle. Ma pochi le vedono e le vogliono riconoscere. Quanta acqua è passata sotto i ponti dai bei tempi in cui dichiaravano che volevano soltanto raggiungere il 100% e governare con quello. Senza cercare nessuno. Mai. Quanta altra acqua è passata sotto ancora altri ponti quando dicevano che il pd è l’obbrobrio massimo, e quindi mai con il pd. Adesso invece Luigi di Maio, indiscusso leader dei 5s, dichiara che il movimento è pronto a fare un governo ‘con chi ci sta’. Chiunque. E, per motivi di numeri ed altre questioni, il primo ‘chiunque’ che ‘dovrebbe starci’ è proprio il pd. Ma la maggior parte del pd non vuole. Sa bene che un governo con i 5s sarebbe ingestibile e porterebbe ad una ulteriore emorragia di voti. Quindi adesso – per i 5 s – il pd è ‘irresponsabile’ perché non accetta il loro invito. Questi cattivoni del pd, guardate un po’.
Ma il giro di valzer maggiore di di Maio è quello relativo alla sua pretesa dell’incarico. Battendo i piedi. È il popolo – secondo lui – a volerlo primo ministro, avendo conferito (il popolo) ai 5s ben il 32% dei voti. L’elezione diretta del primo ministro, in questo paese, ancora non esiste. La nostra è ancora una repubblica parlamentare. I governi si formano e crescono in parlamento. Garantendo la massima rappresentanza possibile. Nella storia della repubblica ci sono state forze che hanno avuto anche più di quanto raccolto dai 5s. Eppure non hanno governato.
Luigi di Maio allora sfida: se non ci daranno l’incarico, la prossima volta i nostri voti raddoppieranno. Affermazione da pescatore sportivo che racconta le sue imprese domenicali sull’acqua. I 5s hanno raggiunto questa importante affermazione grazie ad un voto molto composito, ancora tutto da capire. Che è in parte voto d’opinione, voto di protesta, di contestazione. Hanno, inoltre, presentato alcune proposte decisive (il reddito di cittadinanza in primis). Dove finirà quel tipo di voto fra breve tempo?
E che fine farà il famoso governo presentato da di Maio al pubblico e al presidente della repubblica poco prima delle elezioni? Ricordate? Dove finiranno quei ministri? E’ stato un governo marzolino? Cosa si dirà loro quando ci sarà un accordo con qualche forza politica per fare un governo in parlamento?
Queste consultazioni sono una battaglia navale di carta giocata sulle sommità di una favela. Renzi sa che andare al governo – almeno andarci direttamente – significa perdere ancora. Quindi deve frenare la voglia di farlo di parte del pd. Questa volta bisogna dargli ragione. Anche Salvini ha paura di un governo Lega – 5 stelle. Da una parte teme che il suo elettorato potenziale non accetti questa scelta. Dall’altra sa che, ondeggianti come sono, amministrare con i 5s significherebbe perdere la testa su ogni questione per ottenere, alla fine, chissà quale risultato. In realtà, Salvini sta usando la possibilità di un governo con di Maio solo come spauracchio per Berlusconi.
La possibilità su cui il leader leghista ancora conta, quella che sembra offrire più certezze e stabilità, è un governo del Centrodestra. E infatti nel corso di queste consultazioni il Centrodestra si sta rinsaldando. All’inizio si erano presentati da Mattarella divisi e litigiosi. Adesso le acque si sono calmate.
Anche perché Mattarella – che non è Napolitano – ha fatto capire chiaramente che non vuole un governo del presidente. Non pensa di creare lui maggioranze in stile Frankenstein. È interessato a dare un incarico che rispetti le indicazioni uscite dalle urne. Non vuole forzature delle cose. Contate le palle sul pallottoliere, poi ne riparliamo.

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