Scontri a Gaza, 35 morti e 1200 feriti

Violentissimi scontri a Gaza nel giorno in cui è prevista la cerimonia di apertura dell’amabasciata Usa a Gerusalemme.

E’ salito a 37 il bilancio dei manifestanti palestinesi uccisi nei violenti scontri con l’esercito israeliano lungo la barriera difensiva tra Gaza e lo stato ebraico. Lo dice il ministero della sanità della Striscia citato dalla Wafa. I feriti sono oltre 1200.

Gli ospedali di Gaza stanno intanto lanciando appelli alla popolazione affinché giunga in massa per donare sangue.

L’esercito israeliano afferma – inoltre – di aver sventato un attentato presso Rafah, nel sud della Striscia. ”Un commando di tre terroristi armati – ha detto un portavoce – stava cercando di deporre un ordigno. Le nostre forze hanno reagito e i tre sono morti”. Secondo i media, i militari hanno fatto ricorso ad un carro armato. Il portavoce ha aggiunto che velivoli israeliani hanno colpito anche un obiettivo di Hamas a Jabalya, dopo che da esso erano partiti spari.

L’esercito – afferma il portavoce militare – si sta misurando lungo il confine con Gaza con “diecimila dimostranti violenti, e altre migliaia sono disposti nelle loro immediate vicinanze, in dieci punti di attrito”. Hamas, prosegue il portavoce israeliano, “sta guidando un’operazione terroristica, mascherata da mobilitazione popolare. Cercherà di compiere attentati e di realizzare infiltrazioni di massa in Israele”. Di conseguenza l’area limitrofa a Gaza è stata proclamata “zona militare chiusa”.

Israele si appresta – dunque – a festeggiare l’apertura dell’ambasciata Usa a Gerusalemme, prevista per le 16 di oggi (ora locale) nel quartiere di Arnona, nella zona ovest. Tra misure di sicurezza imponenti, oggi la decisione di Donald Trump dello scorso dicembre diventerà realtà, nonostante la forte opposizione del mondo arabo, dei palestinesi, dell’Onu e di gran parte della comunità internazionale, Ue compresa, tutti preoccupati che questo passaggio segni la fine della soluzione a 2 Stati.

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Sarà il segretario al tesoro Usa Steven Mnuchin a scoprire la targa che fa, per ora, del Consolato la sede dell’ambasciata in attesa che sia costruito il nuovo palazzo. Alla cerimonia tutta la delegazione Usa, capeggiata da Ivanka Trump e dal marito Jared Kushner e l’intera leadership israeliana, con in testa il presidente Reuven Rivlin e il premier Benyamin Netanyahu. 800 gli inviti diramati e 33 i diplomatici di paesi esteri presenti, tra cui 4 dell’Ue. L’inviato di Trump per il Medio Oriente Jason Greenblatt in un tweet ha detto che “il trasferimento dell’ambasciata Usa a Gerusalemme non è un distacco da nostro forte impegno per facilitare una pace di lunga durata. E’ una condizione necessaria per questo”.

Ieri sul fronte europeo si sono registrate le prime crepe: quattro nazioni delle 28 dell’Ue – Austria, Ungheria, Romania e Repubblica Ceca – hanno risposto all’invito del ministero degli Esteri israeliano e invieranno loro rappresentanti all’inaugurazione nel quartiere di Arnona, nella parte ovest della città. Una scelta che sarà seguita, almeno per due di loro (Repubblica Ceca e Romania), dalla decisione di spostare, anche se con tempi e modalità diverse, la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.

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