Bekaert, incontro al Mise. ‘Arroganza dell’azienda anche davanti al Ministro dello Sviluppo Economico’

L’azienda torna indietro rispetto alla piccola apertura di ieri in Confindustria e si dicono chiusi ad una sospensione delle procedure di licenziamento perché, allungare i tempi, potrebbe richiedere troppo tempo e troppe perdite economiche.

Roma 05.07.2018.- Parliamo di 318 lavoratori diretti e circa cento dell’indotto, che perdono il proprio posto di lavoro. Sono oltre 400 famiglie, non numeri. Le organizzazioni sindacali, le istituzioni locali e Regionali e il Ministro Luigi Di Maio, sono unite e determinate ad allungare i tempi delle procedure per avere il tempo necessario per una soluzione alternativa.
Dopo aver sfruttato per quattro anni le competenze dei metalmeccanici toscani, l’azienda decide che è meglio produrre dove il costo del lavoro è più basso, in Slovacchia e Romania. Ennesimo caso di un’azienda metalmeccanica che viene delocalizzata a Est a spese di produzioni e lavoratori italiani, che prima vengono sfruttati nelle loro conoscenze e poi scaricati. Due anni fa questa azienda aveva comprato alla Pirelli e la Pirelli aveva garantito al governo italiano che aveva venduto a una multinazionale intenta a mantenere la produzione in Italia. ‘In data 29 marzo in un verbale ministeriale l’azienda riporta che non c’erano segnali che facessero presagire la chiusura dello stabilimento. Dopo 86 giorni da quella data, l’azienda comunica ai lavoratori la chiusura con 318 procedure di licenziamento. Dovete consentirci un clima sociale più tranquillo per poter fare la trattativa e l’unico modo per guadagnare il tempo necessario è il ritiro della procedura di licenziamento. Fermate l’orologio, perché lo stabilimento è produttivo, i lavoratori stanno continuando a produrre il filo’, commenta Daniele Calosi.
Se un’azienda non ha responsabilità sociale e non tratta i propri lavoratori con pari dignità, che tipo di affidabilità e credibilità può avere?

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