UNHCR: evacuazione di 300 persone detenute a rischio in Libia

UNHCR: evacuazione di 300 persone detenute a rischio nell’instabile capitale libica

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), in uno sforzo congiunto con l’OIM, Medici Senza Frontiere (MSF), UNOCHA e il Dipartimento libico per la lotta alla migrazione illegale (DCIM), martedì scorso ha organizzato l’urgente evacuazione di circa 300 rifugiati e migranti trattenuti nel centro di detenzione di Ain Zara, a Tripoli. Negli ultimi giorni è aumentata la tensione nella capitale e gruppi armati stanno combattendo nelle immediate vicinanze del centro. Centinaia di rifugiati e migranti detenuti ad Ain Zara rischiavano concretamente di diventare vittime dei conflitti.

Le persone evacuate sono principalmente cittadini eritrei, etiopi e somali e sono state tutte trasferite nel centro di detenzione di Abu Salim, situato in una posizione relativamente più sicura dove le organizzazioni internazionali possono fornire loro assistenza.

L’UNHCR è impegnato a distribuire beni di prima necessità, tra cui coperte, mentre l’OIM fornisce materassi, cibo e acqua. MSF fornisce acqua, cibo e consulti medici preliminari.

In linea di principio, l’UNHCR si oppone alla detenzione di rifugiati e richiedenti asilo che necessitano di protezione internazionale, ma è presente ovunque siano i rifugiati, al fine di fornire loro assistenza salvavita e favorire il loro rilascio.

Gli operatori dell’UNHCR, insieme ai loro partner di LibAid, hanno anche visitato una scuola a Tripoli dove oltre 35 famiglie libiche sfollate si sono rifugiate per sfuggire alle ostilità nelle aree di Ain Zara, Salah al-Din e Khallat al-Farrjan Sala (a sud di Tripoli). Queste famiglie sono traumatizzate e hanno urgente bisogno di cibo, acqua potabile e aiuti di prima necessità. L’UNHCR sta lavorando in coordinamento con le autorità e i partner competenti per assistere queste famiglie.

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L’UNHCR continua inoltre a monitorare da vicino gli sviluppi della situazione ed è pronto a rispondere a nuovi e immediati bisogni umanitari.

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