Mattarella, incontro con i Magistrati di nuova nomina della Corte dei Conti

Intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’incontro con i Magistrati di nuova nomina della Corte dei Conti
Palazzo del Quirinale, 28/11/2018

Un cordiale saluto al Presidente della Corte dei conti, al Presidente Aggiunto, al Procuratore Generale, ai componenti del Consiglio di presidenza della Corte dei conti, ai membri della Commissione che ha condotto il concorso, al Presidente della associazione dei magistrati della Corte dei conti.

E soprattutto a voi, nuovi referendari, che vi accingete a intraprendere una carriera professionale avvincente e impegnativa a servizio delle istituzioni repubblicane e delle collettività che esse rappresentano.

Benvenuti al Quirinale.

Ringrazio il Presidente Buscema per aver promosso questa iniziativa. Ho accolto con piacere la sua proposta di incontrare – per la prima volta, come lui stesso ha sottolineato, instaurando in tal modo una prassi – i magistrati di nuova nomina della Corte dei conti.

Siete vincitori di un concorso di secondo grado particolarmente selettivo, al quale si può accedere soltanto se dotati di titoli e di esperienza in ambiti professionali di particolare livello e qualificazione.

Le diversificate esperienze professionali, che avete già maturato, risulteranno tutte utili allo svolgimento dei molteplici compiti tradizionalmente propri della magistratura contabile, ulteriormente accresciutisi a partire dall’inizio di questo secolo.

La vostra preparazione giuridica rappresenta un prerequisito indispensabile per lo svolgimento di queste funzioni, divenute nel tempo, appunto, più ampie e complesse e alle quali verrete preposti.

Alla maturità professionale dovranno accompagnarsi doti di equilibrio e la consapevolezza del ruolo magistratuale. Accantonate le opinioni personali, dovrete obbedire soltanto alla legge, avendo come guida sicura la Costituzione.

Sarà, al contempo, importante avere sempre piena consapevolezza dei riflessi delle vostre decisioni sull’andamento delle amministrazioni, sulla vita delle persone, sulle loro aspettative e sui loro diritti.

La Corte dei conti ha attraversato, negli oltre 150 anni di vita, tutta la storia del nostro Paese.

Il prestigio e il rilievo della Corte sono posti bene in evidenza dalle parole di Quintino Sella, Ministro delle finanze, pronunciate in occasione della seduta inaugurale della Corte dei conti a Torino, il 1° ottobre del 1862:

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“Altissime sono le attribuzioni che la legge a voi confida. La fortuna pubblica è rimessa alle vostre cure. Della ricchezza dello Stato, di questo nerbo capitale della forza e della potenza di un paese, voi siete creati tutori. Né ciò basta: ad altre nuovissime e nobilissime funzioni foste inoltre chiamati. A vostro compito vegliare a che il Potere esecutivo non mai violi la legge; ed ove un fatto avvenga, il quale al vostro alto discernimento paia ad essa contrario, è vostro debito il darne contezza al Parlamento”.

Queste indicazioni di Quintino Sella potrebbero essere ripetute oggi.

L’Assemblea Costituente ha confermato appieno, valorizzandole, le funzioni della Corte, inserendola nel circuito democratico-parlamentare quale organo giurisdizionale, competente nel particolare ambito della contabilità pubblica.

Alla vostra Istituzione, in quanto organo ausiliario, la Costituzione assicura espressamente l’indipendenza nei confronti del Governo, sottolineandone il rapporto con il Parlamento, come ebbe modo di riconoscere la Corte costituzionale già nella sentenza n. 142 del 1968.

La Corte si pone in posizione parimenti terza e neutrale nei confronti sia del Parlamento sia del Governo ma verso entrambi ugualmente, anche se in modi diversi, collaborativa.

L’evoluzione legislativa e giurisprudenziale ha fatto sì che la Corte assumesse un ruolo sempre più centrale al servizio dello Stato-comunità e non soltanto dello Stato-istituzione, quale garante imparziale dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico, statale e, specialmente a seguito della riforma del titolo V della Costituzione, di quello regionale e locale.

La Corte opera in un delicato crocevia tra politica e amministrazione.

La Corte costituzionale ha ricordato che “il bilancio è un “bene pubblico” nel senso che è funzionale a sintetizzare e rendere certe le scelte dell’ente pubblico, sia in ordine all’acquisizione delle entrate, sia alla individuazione degli interventi attuativi delle politiche pubbliche”.

Ogni amministratore, a conclusione del mandato, è sottoposto al giudizio del corpo elettorale che valuta le scelte politiche, tradotte in concrete azioni di governo attraverso le decisioni di bilancio. Spetta alla Corte, a garanzia della stessa rappresentanza democratica, assicurare il rispetto dei principi di legalità, annualità, pubblicità, integrità, universalità e unità dei bilanci pubblici.

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Come ha sottolineato il Presidente Buscema nel suo discorso di insediamento, oggi il ruolo della Corte, “modernamente inteso quale “ausiliario” verso lo “Stato comunità”, può essere elemento propulsivo della ripresa del Paese, laddove accompagni gli eventi verso prassi virtuose che liberano risorse per lo sviluppo e l’investimento, aiutando ad evitare comportamenti lesivi dell’equilibrio di bilancio”.

Dopo la revisione costituzionale del 2012 e la modifica dell’art. 81 della Costituzione, l’equilibrio di bilancio, osserva la Corte costituzionale, implica “in prospettiva dinamica la continua ricerca di un armonico e simmetrico bilanciamento tra risorse disponibili e spese necessarie per il perseguimento delle finalità pubbliche”.

L’esercizio di bilancio ha a che fare con il pieno dispiegarsi dei diritti delle persone, la sana gestione con la tutela della solidarietà intergenerazionale.

La nascita e lo sviluppo dello Stato democratico sono indissolubilmente legati all’affermazione e all’espansione dei diritti sociali quale strumento idoneo ad affermare i principi di libertà e di eguaglianza posti dal costituente a fondamento della Repubblica.

Una delle sfide più impegnative del tempo in cui viviamo sta proprio nella ricerca di un contemperamento tra esigenze di bilancio e tutela dei diritti sociali sanciti dalla Costituzione.

Si tratta di un tema delicato che richiede di agire sempre con grande saggezza. Vi sono, da un lato, diritti incomprimibili che devono essere salvaguardati, con priorità su altri interessi, anche a fronte di pressanti esigenze di bilancio.

È, d’altronde, evidente come, senza finanze pubbliche solide e stabili, non risulti possibile tutelare i diritti sociali in modo efficace e duraturo, assicurando l’indispensabile criterio dell’equità intergenerazionale.

In quest’ambito il bilanciamento dei valori e la verifica delle compatibilità spettano agli organi di indirizzo politico, nel rispetto del dettato costituzionale.

Compete, invece, alla magistratura contabile, come ci ricorda la Corte costituzionale, “il controllo complessivo della finanza pubblica ai fini della tutela dell’unità economica della Repubblica” e in funzione di “garanzia dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico e della corretta gestione delle risorse collettive”.

In quanto garante, terzo e indipendente, del bilancio come “bene pubblico”, la Corte dei conti si trova a svolgere attività sempre più complesse, esercitando funzioni diversificate di controllo, giurisdizionali, di referto, consultive e nomofilattiche.

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Come ha ricordato di recente il Procuratore generale, la Corte esercita il proprio ruolo inducendo l’amministrazione a una sana gestione, auto-responsabile e auto-correttiva, così da circoscrivere l’intervento esterno della giurisdizione contabile ai casi limite di “mala gestio”.

La legislazione più recente ha indotto la Corte ad esercitare una funzione di stimolo e di indirizzo finalizzata alla formazione di una “cultura della buona amministrazione” e a promuovere una “sana gestione amministrativa”, che sempre più di frequente prevede l’adozione di criteri imprenditoriali nella gestione dei servizi pubblici.

Garantire la legalità, assicurare la corretta gestione delle risorse pubbliche, contrastare le pratiche corruttive, senza ostacolare l’azione dell’amministrazione ma privilegiando un approccio collaborativo, sono queste le sfide con cui è chiamata a cimentarsi la Magistratura contabile.

La Corte è agevolata nello svolgere il proprio ruolo dalla prossimità agli enti e ai territori interessati.

Ritengo, al riguardo, significativo che la Corte abbia stabilito di destinarvi, nei primi anni della carriera, alle Sezioni regionali, laddove, negli ultimi tempi, sono stati forse profusi gli sforzi maggiori per assicurare il coordinamento della finanza pubblica.

I primi anni di servizio rivestono sempre una grande importanza nella esperienza di un magistrato.

Sono certo che la conoscenza della realtà istituzionale, sociale ed economica in cui sarete chiamati ad operare, l’approfondimento dei casi giuridici – dietro ai quali, sono certo che lo terrete sempre presente, vi sono persone vere e non soltanto astratte fattispecie – il confronto con i colleghi più anziani, reciprocamente prezioso, saranno fonte di soddisfazione e di crescita professionale e umana.

Ho fiducia che saprete assolvere al meglio il mandato che la Repubblica vi affida, avendo a cuore la vostra autonomia e indipendenza – bene fondamentale al pari di quella di altre istituzioni cui la Costituzione le assegna – e assicurando il puntuale adempimento dei doveri che discendono dalla Costituzione e dalla legge.

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