“Don Giovanni” in scena al teatro Carignano di Torino

TOURNÉE DELLO SPETTACOLO DON GIOVANNI
8 – 20 gennaio 2019 | Teatro Argentina | Roma
22 – 27 gennaio 2019 | Teatro della Corte | Genova
29 gennaio – 10 febbraio 2019 | Piccolo Teatro, Teatro Strehler | Milano
12 – 13 febbraio 2019 | Teatro LAC | Lugano
15 febbraio 2019| Teatro Il Maggiore | Verbania 
19 febbraio 2019 | Teatro Fabbri | Vignola (MO)
21 – 24 febbraio 2019 | Arena del Sole | Bologna
26 – 28 febbraio 2019 | Teatro Nuovo Giovanni da Udine | Udine
2 marzo 2019 | Teatro Due | Parma
7 – 10 marzo 2019 | Teatro Metastasio | Prato

DON GIOVANNI
di Molière
regia Valerio Binasco

con (in ordine alfabetico): Vittorio Camarota, Fabrizio Contri, Marta Cortellazzo Wiel, Lucio De FrancescoGiordana FaggianoElena GigliottiGianluca GobbiFulvio PepeSergio Romano, Ivan Zerbinati

scene Guido Fiorato
costumi Sandra Cardini 
luci Pasquale Mari
musiche Arturo Annecchino

assistente regia Nicola Pannelli
assistente scene Anna Varaldo
assistente costumi Silvia Brero

Produzione Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale al Teatro Carignano di Torino, martedì 3 aprile 2018
Durata dello spettacolo: Primo atto – 1 h. / Intervallo / Secondo atto – 1 h. e 5 min.

Valerio Binasco, nuovo Direttore artistico del Teatro Stabile di Torino dal 1 gennaio 2018, è un regista che ha saputo imporre una cifra stilistica di grande originalità, mantenendo al contempo il rispetto per i testi che mette in scena, senza che questo costituisca un ostacolo al coinvolgimento degli spettatori: «Quel che provo a fare, è mettere insieme quello che come regista e attore ho imparato da diverse fonti, dai maestri, dalle esperienze passate. Oggi avvertiamo un’urgenza sacrosanta: ossia di recuperare il rapporto con il pubblico. Per questo, dobbiamo fare l’impossibile per renderci comprensibili, per emozionare ogni spettatore, per non farlo sentire “estraneo” rispetto all’opera».

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Don Giovanni (interpretato da Gianluca Gobbi) è il leggendario seduttore, mito della letteratura europea, simbolo non soltanto dei trionfi e delle ceneri dell’eros, ma anche della rivolta della libido contro le remore della teologia. Comparso per la prima volta nel dramma di Tirso de Molina El burlador de Sevilla y Convidado de piedra, è con Molière che acquisisce spessore e si traduce in mito della letteratura europea. Il 1665 è l’anno di una nuova offensiva del drammaturgo francese contro la morale dei benpensanti, cui seguirà una nuova, violenta risposta da parte del “partito dei devoti”. L’occasione si presenta con la sua nuova opera teatrale, Don Giovanni, che riprende il tema della religione già affrontato nel Tartufo. La commedia, in cinque atti in prosa, è strutturata in modo tale da far convergere tutte le scene sulla figura del protagonista. Molière seziona il tema della religione e della sua funzione nella morale e nella società. Il suo libertinaggio non è che una declinazione estrema della ricerca di libertà: anche nel momento in cui tale ricerca sfocia nell’ateismo e blasfemia non contraddice mai la figura dell’eroe-criminale solitario, che orgogliosamente osa portare la sua sfida anche contro Dio.
La difesa dei principi della religione e delle verità della fede viene assunta da Sganarello (interpretato da Sergio Romano), servitore ridicolo, che svilisce gli argomenti che tocca, inducendo a una caricaturale confusione tra religione e superstizione. Neanche la figura del Convitato di pietra, né il finale morale imposto dalla tradizione, riescono a riequilibrare la propensione degli spettatori verso l’immagine del libertino, immorale ed empio.

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