Regionalizzazione, aumenti in cambio di più ore di lavoro come a Trento

Verso la cancellazione degli scatti di anzianità in Veneto, Lombardia. L’aumento di 150-200 euro netti assicurato oggi ai docenti di Trento prevede diverse ore annue aggiuntive impiegate anche per la copertura dei colleghi assenti e altri impegni ulteriori. Ma il passaggio alle regioni potrebbe comportare anche altri aspetti sinora inesplorati: come l’azzeramento dei “gradoni” delle buste paga che oggi assicurano l’unica certezza di aumento in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo. Marcello Pacifico (Anief): Il nuovo compenso maggiorato, derivante dalla contrattazione decentrata, potrebbe non offrire le stesse garanzie degli attuali stipendi, ad iniziare da quelle previdenziali. Se il progetto dovesse andare avanti, il giudice sarà di certo da noi chiamato ad esprimersi su un modello sul quale ha già espresso più riserve. Le stesse che i costituzionalisti stanno palesando, per l’arroganza di un Governo che vuole arrivare all’approvazione dell’autonomia differenziata senza che le Camere possano cambiare una virgola della proposta: per la prima volta dal 1946 si vuole approvare una legge prima d’essere votata dal Parlamento. 

Con il passare dei giorni si stanno delinenado i tratti caratterizzanti della regionalizzazione scolastica, fortemente caldeggiata dalla Lega e sulla quale negli ultimi giorni sembra esserci stato un ripensamento del M5S: se è vero che gli stipendi degli insegnanti potrebbero aumentare fino a 400 euro lordi in più, da un’analisi approfondita delle bozze prodotte da Veneto e Lombardia, dove potrebbero passare alla regioni 226 mila tra docenti, Ata e presidi, emerge che “potrebbero  guadagnare di più di quelli delle altre regioni solo ed esclusivamente se, oltre all’orario normale, accetteranno di lavorare delle ore in più”. 

STIPENDI E ORE MAGGIORATE

L’incremento, spiega Orizzonte Scuola, deriverebbe da “una contrattazione di secondo livello” su “base territoriale e riguarderebbe le ore di straordinario (e la mobilità). In buona sostanza, la base retributiva rimarrebbe uguale per tutti; farebbe cioè riferimento a quella stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, mentre le ore lavorate in più saranno stabilite (anche a livello di retribuzione) dagli accordi regionali”. 

Detto che nel nuovo ruolo regionale potrebbero confluire sia i titolari di cattedra sia i precari, un’altra novità poco piacevole è quella che “per vincolare maggiormente il docente al territorio, il punteggio conseguito a livello regionale non verrà riconosciuto a livello nazionale”. Ma da mettere in conto, con il passaggio alle regioni, ci potrebbe essere anche l’azzeramento degli scatti stipendiali automatici. Come viene precisato su Italia Oggi, “il passaggio non comporterà perdite economiche, immediate. Perché ai soggetti che eserciteranno l’opzione per i ruoli regionali sarà garantito l’attuale importo dello stipendio, probabilmente, con assegni ad personam“. 

“Tale previsione – è la considerazione elaborata dal quotidiano economico – lascerebbe intendere che la maturazione dei gradoni, per chi opterà per il passaggio, sarà riportata indietro nel tempo (alla classe 0) come se si trattasse di neo-immessi in ruolo. Dunque, il danno economico potrebbe consistere nella impossibilità di maturare i gradoni di fine carriera. Quelli cioè, che si maturano con 21, 28 e 35 anni di anzianità. E non è chiaro se si avrà diritto alla ricostruzione di carriera oppure no”. 

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PACIFICO (ANIEF): FOLLE PROGETTO

“Le anticipazioni di questo folle progetto, avallato prima dal governo Gentiloni e ora da quello giallo-verde, cominciano a mostrare il vero obiettivo di chi lo ha escogitato”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello di un passaggio ad un modello contrattuale diverso, sulla falsa riga di quello già adottato a Trento, dove il possibile maggiore trattamento stipendiale corrisponde ad un incremento dell’impegno orario annuo”. 

In effetti, dal 2016, il contratto della provincia a statuto speciale prevede che il docente potrà svolgere non solo le canoniche 40 ore più 40 per impegni collegiali e di vario genere obbligatorio, ma anche altre 30 ore, piuttosto che 15, da mettere a disposizione per le supplenze nella propria scuola. Inoltre, gli insegnanti delle scuole  superiori sono tenuti ad attuare altre diverse decine di ore annue per recuperare i 10 minuti sottratti all’ora curricolare. 

“Quella che la Lega vuole realizzare – commenta ancora Marcelo Pacifico – è una sorta di esportazione del modello scolastico trentino nel resto d’Italia. Con la differenza che le regioni più ricche, ad iniziare da Veneto e Lombardia, grazie al trattenimento del 90 per cento di fiscalità potranno incrementare il trattamento stipendiale. Mentre altre, quelle del Sud, ma non solo, andranno ben presto in sofferenza: non potranno permettersi alcun passaggio dei lavoratori alle regioni, mentre le infrastrutture scolastiche e i finanziamenti degli istituti si assottiglieranno sempre più. Quindi vorremmo capire quale sarà per loro il vantaggio ad aderire a questo modello”. 

I DUBBI DEI COSTITUZIONALISTI

“Se poi – continua il sindacalista Anief – le regioni non dovessero confermare gli incrementi automatici stipendiali garantiti dallo Stato dall’ottavo anno di carriera – ovvero l’unica certezza in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo -, allora viene da chiedersi se anche per i dipendenti delle altre regioni varrà davvero la pena passare all’ente locale: perché il compenso maggiore, derivante dalla contrattazione decentrata regionale, potrebbe non offrire le stesse garanzie, ad iniziare da quelle a carattere previdenziale, offerte dagli attuali stipendi statali. Si tratta di un punto importante, che se il progetto dovesse andare avanti metteremo bene in evidenza dinanzi al giudice, il quale proprio sul modello autonomista trentino ha già espresso molte riserve”. 

“Le stesse – conclude Pacifico – che in queste ore stanno esprimendo i costituzionalisti, per via della volontà leghista di arrivare all’approvazione dell’autonomia differenziata senza che le Camere possano, per la prima volta dal 1946 proferire verbo e cambiare una virgola sulla proposta di legge che la Lega vuole a tutti i costi approvare in via preliminare in Consiglio dei Ministri senza che sia emendabile. E farla così diventare legge prima ancora di essere votata dal Parlamento”.

Verso la cancellazione degli scatti di anzianità in Veneto, Lombardia. L’aumento di 150-200 euro netti assicurato oggi ai docenti di Trento prevede diverse ore annue aggiuntive impiegate anche per la copertura dei colleghi assenti e altri impegni ulteriori. Ma il passaggio alle regioni potrebbe comportare anche altri aspetti sinora inesplorati: come l’azzeramento dei “gradoni” delle buste paga che oggi assicurano l’unica certezza di aumento in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo. Marcello Pacifico (Anief): Il nuovo compenso maggiorato, derivante dalla contrattazione decentrata, potrebbe non offrire le stesse garanzie degli attuali stipendi, ad iniziare da quelle previdenziali. Se il progetto dovesse andare avanti, il giudice sarà di certo da noi chiamato ad esprimersi su un modello sul quale ha già espresso più riserve. Le stesse che i costituzionalisti stanno palesando, per l’arroganza di un Governo che vuole arrivare all’approvazione dell’autonomia differenziata senza che le Camere possano cambiare una virgola della proposta: per la prima volta dal 1946 si vuole approvare una legge prima d’essere votata dal Parlamento. 

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Con il passare dei giorni si stanno delinenado i tratti caratterizzanti della regionalizzazione scolastica, fortemente caldeggiata dalla Lega e sulla quale negli ultimi giorni sembra esserci stato un ripensamento del M5S: se è vero che gli stipendi degli insegnanti potrebbero aumentare fino a 400 euro lordi in più, da un’analisi approfondita delle bozze prodotte da Veneto e Lombardia, dove potrebbero passare alla regioni 226 mila tra docenti, Ata e presidi, emerge che “potrebbero  guadagnare di più di quelli delle altre regioni solo ed esclusivamente se, oltre all’orario normale, accetteranno di lavorare delle ore in più”. 

STIPENDI E ORE MAGGIORATE

L’incremento, spiega Orizzonte Scuola, deriverebbe da “una contrattazione di secondo livello” su “base territoriale e riguarderebbe le ore di straordinario (e la mobilità). In buona sostanza, la base retributiva rimarrebbe uguale per tutti; farebbe cioè riferimento a quella stabilita dalla contrattazione collettiva nazionale, mentre le ore lavorate in più saranno stabilite (anche a livello di retribuzione) dagli accordi regionali”. 

Detto che nel nuovo ruolo regionale potrebbero confluire sia i titolari di cattedra sia i precari, un’altra novità poco piacevole è quella che “per vincolare maggiormente il docente al territorio, il punteggio conseguito a livello regionale non verrà riconosciuto a livello nazionale”. Ma da mettere in conto, con il passaggio alle regioni, ci potrebbe essere anche l’azzeramento degli scatti stipendiali automatici. Come viene precisato su Italia Oggi, “il passaggio non comporterà perdite economiche, immediate. Perché ai soggetti che eserciteranno l’opzione per i ruoli regionali sarà garantito l’attuale importo dello stipendio, probabilmente, con assegni ad personam“. 

“Tale previsione – è la considerazione elaborata dal quotidiano economico – lascerebbe intendere che la maturazione dei gradoni, per chi opterà per il passaggio, sarà riportata indietro nel tempo (alla classe 0) come se si trattasse di neo-immessi in ruolo. Dunque, il danno economico potrebbe consistere nella impossibilità di maturare i gradoni di fine carriera. Quelli cioè, che si maturano con 21, 28 e 35 anni di anzianità. E non è chiaro se si avrà diritto alla ricostruzione di carriera oppure no”. 

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PACIFICO (ANIEF): FOLLE PROGETTO

“Le anticipazioni di questo folle progetto, avallato prima dal governo Gentiloni e ora da quello giallo-verde, cominciano a mostrare il vero obiettivo di chi lo ha escogitato”, commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief. “Quello di un passaggio ad un modello contrattuale diverso, sulla falsa riga di quello già adottato a Trento, dove il possibile maggiore trattamento stipendiale corrisponde ad un incremento dell’impegno orario annuo”. 

In effetti, dal 2016, il contratto della provincia a statuto speciale prevede che il docente potrà svolgere non solo le canoniche 40 ore più 40 per impegni collegiali e di vario genere obbligatorio, ma anche altre 30 ore, piuttosto che 15, da mettere a disposizione per le supplenze nella propria scuola. Inoltre, gli insegnanti delle scuole  superiori sono tenuti ad attuare altre diverse decine di ore annue per recuperare i 10 minuti sottratti all’ora curricolare. 

“Quella che la Lega vuole realizzare – commenta ancora Marcelo Pacifico – è una sorta di esportazione del modello scolastico trentino nel resto d’Italia. Con la differenza che le regioni più ricche, ad iniziare da Veneto e Lombardia, grazie al trattenimento del 90 per cento di fiscalità potranno incrementare il trattamento stipendiale. Mentre altre, quelle del Sud, ma non solo, andranno ben presto in sofferenza: non potranno permettersi alcun passaggio dei lavoratori alle regioni, mentre le infrastrutture scolastiche e i finanziamenti degli istituti si assottiglieranno sempre più. Quindi vorremmo capire quale sarà per loro il vantaggio ad aderire a questo modello”. 

I DUBBI DEI COSTITUZIONALISTI

“Se poi – continua il sindacalista Anief – le regioni non dovessero confermare gli incrementi automatici stipendiali garantiti dallo Stato dall’ottavo anno di carriera – ovvero l’unica certezza in presenza di un contratto ben al di sotto dell’inflazione e con l’indennità di vacanza contrattuale applicata pure in ritardo -, allora viene da chiedersi se anche per i dipendenti delle altre regioni varrà davvero la pena passare all’ente locale: perché il compenso maggiore, derivante dalla contrattazione decentrata regionale, potrebbe non offrire le stesse garanzie, ad iniziare da quelle a carattere previdenziale, offerte dagli attuali stipendi statali. Si tratta di un punto importante, che se il progetto dovesse andare avanti metteremo bene in evidenza dinanzi al giudice, il quale proprio sul modello autonomista trentino ha già espresso molte riserve”. 

“Le stesse – conclude Pacifico – che in queste ore stanno esprimendo i costituzionalisti, per via della volontà leghista di arrivare all’approvazione dell’autonomia differenziata senza che le Camere possano, per la prima volta dal 1946 proferire verbo e cambiare una virgola sulla proposta di legge che la Lega vuole a tutti i costi approvare in via preliminare in Consiglio dei Ministri senza che sia emendabile. E farla così diventare legge prima ancora di essere votata dal Parlamento”.

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