La fiera delle Renzita’

Di Stefano Adami

Forse l’intero paese, tranne i masochisti, sperava che, dopo i risultati del famoso Referendum istituzionale che stroncò le gambine della riforma costituzionale per scrivere la quale Renzi si era modestamente ispirato alla figura del Grande Timoniere, il gran baraccone della fiera delle renzità chiudesse una volta per sempre. Questo perché millanta volte Renzi (come anche la Boschi stessa ripeteva) aveva in ogni sede giurato e stragiurato, dalla tv al confessionale, che in caso di sconfitta a quel Referendum, avrebbe ‘considerato chiusa la propria esperienza politica’ e sarebbe tornato a fare il suo lavoro (quale?). Perché lui non era ‘come gli altri’. E invece no. Purtroppo.
Proprio dal giorno dopo quella storica sconfitta referendaria, infatti, la fiera della renzità ha ricominciato col megafono incollato a labbra e gargarozzo, a tutto spolmonamento. Si è avuta una Leopolda ogni giorno. Renzi stesso inaugurò il nuovo corso di grandi sparate rispondendo – a chi gli ricordava la promessa da marinaretto di abbandonare per sempre la politica dopo la sconfitta – di aver ricevuto infinite mail di cittadini ed amici che lo imploravano di restare. Di non abbandonare la sua missione politica e il Paese. Ora. Possiamo capire gli amici che glielo chiedono. Per mille motivi. Ma i cittadini? Quali cittadini possono aver implorato Renzi di restare, dopo aver visto i suoi mille giorni di governo? Da quali Enti, Istituti, Gruppi, Congreghe, Privati, possono essere partite le mail che lo hanno bloccato, mentre lui voleva, fortissimamente voleva lasciare tutto e tornare al suo lavoro di prima (quale)?
Certo. Una questione su cui non dormire la notte. Ma, in questo Marzo 2019, la grancassa renziana ha ripreso a stamburare in grande spolvero. Due giorni fa i quotidiani di tutta Italia riportavano infatti nelle prime pagine una dichiarazione in cui il Buon Matteo (Renzi) strillava: ‘Io ho portato all’implosione i 5 stelle, con il mio no a fare un governo insieme’. Io è per Renzi la parola più importante del vocabolario. Lui avrebbe portato i 5 stelle all’implosione? Mah. Alle cronache italiane, per ora, risulta solo che lui ha portato all’implosione il Pd. Percorso iniziato proprio con le elezioni di Renzi a segretario. I 5 stelle si stanno assottigliando, è vero. Stanno perdendo consensi. Sono in crisi interna. Certo. Ma stanno facendo tutto da soli. Almeno fino ad ora. Sono in grande affanno nell’azione di governo, perfino Beppe Grillo ha recentemente dichiarato: ‘Forse non siamo all’altezza’. Per quanto riguarda l’implosione del Pd, invece, Renzi può dire ‘missione compiuta’.
Basta guardare le recenti primarie. Con i tre candidati: due renziani ed il terzo un pochino pochino meno renziano. L’ha spuntata il meno renziano, che deve aver lasciato da qualche parte, chissà dove, anche i titoli di studio. E’ uno che ‘gli hanno imparato’. La cultura, d’altronde, è renziana. Per definizione. Anche il noto filosofo Umberto Galimberti ha recentemente dichiarato di essere ancora pro Renzi. Quando la filosofia non serve a niente… Intanto Renzi conferma ancora d’esser lui che da’ le carte nel partito. Zingaretti sta già correndo da una parte all’altra dello Stivale per tenere i renziani ancora con lui. Il Buon Matteo può riprendere il tour di presentazione del suo libro. Può tornare a gridare al complotto per l’arresto (ai domicilari) di babbo e mamma. E se fosse costretto, infine, ad abbandonare tutto e a tornare davvero al suo lavoro, adesso avrebbe finalmente una valida opzione davanti a lui. Sarebbe perfetto come Navigator per chi percepisce il Reddito di Cittadinanza. Tanto non è importante trovare un lavoro al cliente. Basta farglielo credere. Intortarlo con le chiacchiere.

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