Conte, Di Maio, Salvini: un nuovo ” Trio Medusa”

Di Stefano Adami

I trii in arte sono abbastanza rari, è difficile tenerli in piedi. Il duo funziona sempre bene, ma i trii, i triangoli, lo argomentava efficacemente anche Renato Zero a suo tempo (‘Il triangolo no!’), sono sempre complicati ed instabili. Ci sono evidenti problemi di coabitazione, in trio. Perfino la Trinità evangelica, Padre, Figlio, Spirito Santo, ha sempre creato confusione e poca chiarezza. Guardate le violente controversie dogmatiche e i Concili che hanno dovuto fare nei primi secoli del Cristianesimo per rendere la questione un appena appena comprensibile. E chiarire l’aspetto della natura del Cristo. Dio? Uomo? Uomo-Dio (o Dio-Uomo)?
Sotto questa luce, che dire quindi del Trio Conte-di Maio-Salvini? Qual è la sua natura? E’ un trio assai anomalo, che finora ha retto bene alle prove di spettacolo ed avanspettacolo davanti al pubblico. Ma in futuro? Quanto potrà durare? Quanto riuscirà a tenere il palco?
È un trio anomalo già nella parabola della sua nascita. Salvini e di Maio erano, da parte loro, i due vincitori chiari delle elezioni del marzo 2018. Gira e rigira, il governo toccava farlo a loro. Anche perché un flebile tentativo di fare un governo Pd-5 stelle era abortito subito. Al concepimento, praticamente. Renzi era contro. In qualche modo, quel duo Di Maio-Salvini poteva comunque richiamarsi ad un duo simile, per certi versi, già presente nello spettacolo politico italiano degli anni ’90. Il noto duo Fini-Bossi. A parti invertite, in certo modo, però. Come il suo antenato politico Bossi, Salvini rappresenta il nord. Di Maio, come Fini, è invece radicato al sud. Anche se Fini proveniva da un’area politica precisa, mentre di Maio è espressione di un blob politico. Una specie di buco nero. Fini inoltre possedeva un certa cultura politico-istituzionale, che di Maio non sa nemmeno dove stia di casa. Forti di questa tradizione passata, di questo duetto politico solo di pochi anni fa, Salvini e Di Maio si sono buttati. Hanno provato a scrivere un ‘contratto di governo’. Il metodo di scrittura era ‘un po’ a te, un po’ a me’. Io ti do un reddito di cittadinanza, tu mi dai un TAV. Tu mi dai una Legge sulla Legittima Difesa, io ti do una chiusura domenicale della grande distribuzione. E via così.
Ma il duo Bossi-Fini funzionava anche perché il legame tra loro era saldamente costruito e mantenuto da un Capocomico di lungo corso, esperto: il Cav. Berlusconi. E quindi anche dai sui potenti mezzi televisivi e monetari. È un vantaggio rilevante su cui il duo Salvini-Di Maio non può contare. Al contrario. Bossi e Fini potevano fare affidamento, infatti, su un saldo vertice del triangolo che agiva anche da potente catalizzatore. Di Maio e Salvini, invece, hanno messo al vertice del triangolo un’incognita. Il Professor Conte. Docente di legge e legale. Che fu indicato dai 5 Stelle (a cui toccava nominare il vertice visto che aveva preso più voti alle elezioni).
I 5 stelle dichiararono di nominare Conte perché l’avevano conosciuto da poco e aveva fatto loro buona impressione. Anche l’idraulico lo conosciamo da poco e ci fa spesso buona impressione. Conte ispirava subito simpatia all’italiano medio, con il suo accento pugliese, nasale, il capello nero (anche se forse aiutato chimicamente), e l’immaginetta di Padre Pio nel taschino della giacca. E i palleggi in giacca e cravatta col pallone del bimbetto nel suo paese d’origine? Certo, all’inizio Conte fece qualche passo falso. Come quel rigonfiamento del CV, per esempio. Ma si riprese subito. Grazie al colpo di genio dell’’avvocato del popolo’. Quella non era male, come uscita sulla scena. L’arte di saper improvvisare paga sempre.
Insomma, il Trio ha superato bene i primi 10 mesi. Ma balla sempre sul mare mosso. Innanzitutto perché Salvini sta crescendo molto nel gradimento del pubblico, e i 5 stelle, al contrario, precipitano. Adesso le percentuali sono invertite rispetto al marzo 2019. Salvini primo, Di Maio secondo. Perché quindi Salvini dovrebbe tenere in piedi Conte? Quando potrebbe, di fatto, sostituirlo lui? Lo farà solo, presumibilmente, finchè questo gli permetterà di crescere nel gradimento. A crescita finita, spezzerà il Trio. Volendo, Salvini potrebbe già ribaltare tutto, ed andare lui al governo con l’appoggio di Forza Italia e di altri partitelli d’area. Berlusconi gliel’ha già proposto. Ma Salvini non è convinto. Certo, ogni tanto ci pensa. Quando i pischelli del 5 stelle lo fanno spazientire. Come per il loro no al TAV. Ci pensa, ma poi si blocca. Andare al governo senza elezioni, con una manovra di Palazzo, porta sfortuna. Renzi insegna.
E Conte stesso, l’incognita? Che motivazioni ha, nel restare nel Trio? In fondo lui non era un politico. La politica l’aveva solo sfiorata. Potrebbe decidere di restare come Primo Ministro in un governo con altre forze. Costruire altre alleanze lui, altri rapporti lui.
In ogni caso, il Trio balla sul mare in tempesta. Eccome se balla. Lo spettacolo è garantito.

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