Il Mondo avvampa per Trump

di Stefano Adami

Una delle cose più strane che si sono verificate negli USA durante la campagna elettorale presidenziale di Donald Trump era il fatto che – anche dopo la sua vittoria alle primarie – i ‘capi’ del Partito Repubblicano non lo accettassero per nulla come candidato. Erano, al contrario, piuttosto sdegnati dal candidato capellone. All’epoca, hanno tentato fino all’ultimo di spodestarlo, tentando fino all’ultimo di mettere al suo posto un altro candidato repubblicano alla presidenza. Ma era, di fatto, impossibile. All’interno del campo repubblicano, quindi, hanno cominciato a sperare che Trump avesse vita difficile e che risultasse, alla fine, anche sconfitto. Per avere alla fine Hilary Clinton presidente. L’osservatore esterno non si aspettava una tale situazione. Prevedeva, anzi, il contrario. Perché ai piani alti del Partito Repubblicano tutti erano anti-Trump? Perché tifavano per la sua sconfitta?
Adesso, dopo 2 anni buoni di presidenza Trump, si vedono benissimo i motivi di questo totale non gradimento dell’elite repubblicana. Trump è un ‘cavallo pazzo’. Ogni mattina, appena alzato, cambia il suo punto di vista e le sue direttive. E questo si sapeva. Nel dirigere il paese, vuol dare ascolto solo a se stesso. Si è visto già subito dopo l’insediamento alla Casa Bianca. Dopo pochi mesi, infatti, Trump ha dato il benservito a quello che sembrava il suo consigliere indispensabile: Steve Bannon. Donald Trump infatti si fida solo di se stesso. E vuole dirigere gli Stati Uniti sovvertendo in toto alcune regole non scritte che, fino a lui, erano accettate da tutti. Democratici e Repubblicani. Proprio per questo, prima delle ultime presidenziali, ai piani alti del Partito Repubblicano tutti ripetevano lo stesso mantra. Che era: ‘Se vince lui, non sappiamo cosa può succedere’.
Il primo sovvertimento delle regole presidenziali Usa introdotto da Trump, infatti, era l’apertura dichiarata di un canale con la Russia e con Putin. Di fatto, nella storia degli Stati Uniti, anche negli anni più duri della guerra fredda, c’è sempre stato un livello di scambio, di dialogo con la Russia. Ma era un livello invisibile e non dichiarato. Chiaro. Gli Usa erano i buoni. La Russia restava il cattivone, il nemico di sempre. Per Trump, invece, la cosa si deve svolgere in modo opposto. Usa e Russia devono trovare un punto d’equilibrio. E, soprattutto, si deve sapere. Una cosa che, nel mondo politico Usa, non piace a nessuno. In quello imprenditoriale sì. Ma non in quello politico.
Altro sovvertimento trumpiano è quello del rapporto con la Cina. E con la Germania. Per Trump, infatti, Cina e Germania sono due arcinemici degli Usa. Come tali, quindi, devono essere messi in ginocchio. Lo strumento principale per mettere i due paesi all’angolo, secondo Trump, è la guerra commerciale. Come si è visto, la prima guerra commerciale in grande stile è stata inaugurata contro la Cina. Da una parte, sarà bloccata la vendita in Cina di prodotti americani. E viceversa. Saranno introdotti dazi molto onerosi. I grandi imprenditori americani che producono in Cina sono ovviamente scontenti. Mantengono comunque la speranza in dazi temporanei. In una guerra commerciale di breve durata. Visto che Trump stesso ha dichiarato che queste guerre gli servono per rivedere i rapporti globali fra il paese destinatario delle sanzioni americane e gli Usa. La Cina, insomma, deve divenire politicamente e militarmente più ‘docile’. Se vuole la fine dei dazi. Diverso è il caso tedesco. Trump è ostile al paese. Vuole colpirlo, in primis, per il suo ruolo dispotico all’interno della UE. Ed ha cominciato con i dazi sul settore trainante dell’esport tedesco: le auto.
L’ultimo, definitivo sovvertimento di Trump è quello che sta più destabilizzando lo stesso establishment americano. Il famoso ‘complesso militare-industriale’. Abituato da sempre a giocare a dama sullo scacchiere mondiale. Già durante la sua campagna elettorale, infatti, Trump ha dichiarato più volte che la presenza militare statunitense all’estero andava drasticamente tagliata. La presenza e gli interventi. Gli Usa – dichiarava Trump – non possono più essere i poliziotti del mondo. Costa troppo. Adesso quindi Trump chiede a tutti i paesi che hanno una presenza strutturale di contingenti americani di pagarla, questa presenza. E salata. O pagano, o questi contingenti vengono richiamati. Cari alleati, volete una mano? Aprite il portafoglio. Un colpo per il ‘complesso militare-industriale’ Usa, cresciuto con gli affari post-intervento. Come nel caso Irak. Il risultato di questa dottrina Trump lo si vede in Venezuela in queste settimane. Gli Usa stanno cercando in tutti i modi di rovesciare Maduro. Sostengono il ‘pronunciamiento’ di Guaidò. Però, al contrario dei vari interventi Usa negli ultimi decenni in Sudamerica, non c’è – e probabilmente non ci sarà – l’intervento militare. Noi lavoriamo sottotraccia, avrà detto Trump al gruppo di Guaidò. Per il resto, dovete fare da soli. Poi, dopo che avete vinto, chiamateci. Allora sì che arriviamo.

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