“BiancoSarti”

di Stefano Adami

Il problema fondamentale dei Cinque Stelle – l’attuale, dolorosa esperienza di questo governo lo sta mettendo sempre più in luce giorno dopo giorno – è una mostruosa, tragica impreparazione dei gruppi dirigenti del Movimento. E dei suoi drappelli parlamentari. Impreparazione a tutto. Mostruosa impreparazione che – per una serie di motivi – non può essere né risolta né superata. Se ne stanno rendendo conto anche gli elettori del Movimento. Che non lo votano più. Davvero un gran peccato. I Cinque Stelle potevano rappresentare una buona occasione di riforma in Italia. Sostenevano di essere i portatori di un Nuovo Modo di Fare Politica. Portatori di Luce. Almeno queste erano le speranze dieci anni fa. Invece niente. Adesso rappresentano solo un’ottima occasione di tramonto.
Si prenda il caso di Giulia Sarti. Caso che negli ultimi giorni occupa pagine di giornali e trasmissioni televisive. Naturalmente Giulia Sarti dev’essere difesa, poverina. Persino Travaglio – il Giovanni Battista dei 5 Stelle – ha scritto un articolo di fondo, molto in fondo, in difesa della BiancoSarti. Ma dove sono finiti i bei tempi in cui, quando uno faceva una castroneria, anche di proporzioni galattiche, poteva semplicemente dire: ‘Scusatemi, l’ho fatta grossa’? E subito dopo: ‘Me ne assumo tutte le responsabilità’? No, oggi quei bei tempi andati non esistono più. Oggi si fa una castroneria: ‘ma… però…’. C’è sempre la lista infinita di scuse pronta. Non si ha più responsabilità di niente, ai bei tempi d’oggi. Oggi la reazione è: ‘Hai fatto una fesseria? Bravo, complimenti’.
Cos’ha fatto Giulia Sarti? Giulia Sarti è una Pulzella d’Orleans. Anzi, una Pulzella Romagnola. Amazzone senza macchia e senza paura. Pura. Perfetta. Migliore di tutti. Castigatrice. Moralizzatrice. Spazzacorrotti. Presidente della Commissione Giustizia della Camera. Come sono tutti i Cinque Stelle. Puri. Perfetti. Migliori di tutti. Castigatori. Spazzacorrotti. E perché Giulia Sarti oggi è su tutte le bocche del paese? Per certe sue immagini hard, e filmini hard, che sono arrivati da gran tempo, a quanto pare, su un numero imprecisato di cellulari. Perfino sul cellulare di Paolo Mieli.
Ora: le immagini e le operazioni senza veli di Giulia Sarti, almeno a chi scrive, non interessano per nulla. La Sarti si diverte in quel modo. Liberissima. Affari suoi. Quello che interessa davvero è come si è arrivati alla produzione e diffusione delle stesse. Come si è arrivati al brutto pasticciaccio. E cosa ci indica. La storia nasce infatti dalla questione dei rimborsi che i Cinque Stelle, tempo fa, si fregiavano di fare. Inviando parte dei loro rimborsi spese parlamentari ad un certo Fondo per le piccole imprese italiane. Ma bravissimi Cinque Stelle. Commendabili Cinque Stelle. Non fanno politica per se. La fanno per il prossimo. Perché loro sono diversi dagli altri. Migliori degli altri. Loro non si tengono i soldi. Loro non si buttano in politica per la grana. Sono cavalieri del Pubblico Bene. Loro. Ora, circa un anno fa, si scoprì che molti parlamentari Cinque Stelle, tra cui anche alcuni attuali ministri, facevano tali versamenti al Pubblico Bene in modi particolari. Facevano i bonifici di questi rimborsi e li mostravano alla pubblica opinione per far vedere il loro eroismo. E subito dopo ordinavano alla loro banca di cancellarli.
Così la pubblica opinione ricordava solo la loro generosità. Ma era all’oscuro del loro richiamo del denaro. Bravi Cinque Stelle. Poi venne fuori che tra i vari richiamatori di bonifici fatti al Pubblico Bene c’era anche la Pura Amazzone di Rimini Giulia Sarti. La quale, essendo amazzone senza macchia e senza paura, non poteva accettare né la macchia né la paura dell’accusa. Doveva essere una BiancoSarti. Quindi, la giovane riminese accusò dell’infame trattenimento di denaro l’altro giovine che era all’epoca suo compagno. Compagno poi mollato. Un operatore informatico. Pare addirittura che, per avvisarlo, la Sarti gli avesse mandato anche un Sms in cui diceva che doveva denunciarlo su pressione di Casalino e dei capi 5 stelle, per restare pulita lei. Per salvare la faccia. E tornare BiancoSarti.
Il giovane informatico, però, non è stato al gioco. Non gli garbava prendersi la colpa. E, forte di tutte le pezze d’appoggio del caso, ha risposto dicendo che, in realtà, la Sarti aveva richiamato in prima persona i dollari per precisi motivi. Che sarebbero – a detta del giovane informatico – ingenti spese per impiantare in casa e in macchina raffinati sistemi di ripresa di immagini porno. Pare che siano il debole della Pulzella di Rimini. Da lì sono venuti i video, che giravano tra un pubblico ristretto di estimatori. E che poi sono scivolati verso l’immane folla, attraverso una sorta di SartiLeaks. E questi sono i Migliori? I Diversi? I Nuovi?
Presidente della Commissione Giustizia della Camera, dicevamo?

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